Dopo un breve girovagare per l'Italia meridionale, Tiberio decide di fermarsi sulla splendida isola di Capri. Egli si sente tranquillo sull'isola, poichè il senso di isolamento che questa terra gli comunica lo soddisfa.

Roma ormai vive in un clima cupo. Tutti diffidano di tutti. Seiano è ormai il padrone incontrastato di Roma. Comanda senza ostacoli e tutti lo temono, tutti tranne una, Agrippina, la moglie del defunto Germanico. Agrippina conosce bene Seiano, ha capito che lei ed i suoi figli rappresentano l'ultimo e decisivo ostacolo sulla strada del potere. Se Seiano vince, la sua famiglia perirà, quindi decide di schierarsi apertamente contro il potente prefetto del pretorio.

Tutto filerebbe liscio se anche in questa occasione Tacito non cercasse di "sputtanare" Tiberio. Secondo Tacito, tutta le versione ufficiale, che vede Tiberio vittima delle trame del suo prefetto, non sarebbe vera. Tiberio utilizzerebbe il suo fido prefetto, per far fuori Agrippina ed il resto della sua famiglia. Sinceramente non si capisce bene perchè Tiberio dovrebbe fare tutto ciò, quale sarebbe il suo vantaggio. L'ottica di Tacito è però diversa dalla nostra, per Tacito, Tiberio è una belva sanguinaria, senza etica nè amore. Uccidere per il gusto di uccidere è più che sufficiente per un uomo spietato come Tiberio. In particolare Tacito rimprovera a Tiberio di aver rifiutato l'appellativo di "padre della patria", appellativo che spettava ai grandi imperatori, e che era appartenuto a gente come Cesare ed Augusto. Evidentemente Tiberio non si riteneva all'altezza di simili personaggi, e con molta modestia ne rifiutava il titolo. Per Tacito non è così. Per lo scrittore latino, il rifiuto del titolo, significava il disprezzo che Tiberio nutriva verso la sua patria. Francamente mi sembra troppo!poichè Tiberio in tal caso non sarebbe solo un uomo cattivo, ma anche sciocco, in quanto non gli sarebbe costato nulla accettare il titolo e poi farsi comodamente gli affari suoi. Tacito in questo caso non è credibile e lascia molti sospetti sulla veridicità delle altre sue considerazioni su Tiberio.

Per Seiano era giunto il momento per passare decisamente all'azione: convincere Tiberio delle trame cospirative di Agrippina e costringere l'imperatore ad arrestarla. Non fu difficile per Seiano attuare il suo piano. Tiberio fece condannare la nuora. Agrippina venne trasportata sull'isola di Pandataria, dove morì alcuni anni dopo. Sorte ancora peggiore toccò al figlio di Agrippina, Nerone, il quale venne lasciato morire di fame sull'isola di Ponza. Nerone era accusato di sovversione. Tiberio inoltre lo accusava di omosessualità.

Il piano di Seiano non era ancora completo. Rimanevano gli altri due figli di Agrippina, Druso e Caligola. Quest'ultimo, molto giovane, non era ritenuto da Seiano un ostacolo, mentre Druso andava eliminato. Bastava convincere Tiberio che il figlio di Agrippina tramava contro l'imperatore. Stessa triste sorte toccò a Druso, che venne incarcerato e lasciato morire di fame nei sotterranei del palazzo imperiale.

Nussuno ostacolo ormai minacciava i piani di Seiano. Oltretutto Tiberio aveva acconsentito alle sue nozze, con la vedova di Nerone, Giulia, che si era separata dal marito sin da qunado il giovane era stato relegato sull'isola di Ponza.

All'apice del successo Seiano riteneva di essere un uomo intoccabile ed invincibile. Ma come tutte le cose costruite sulle menzogne, sull'inganno, sul sangue degli innocenti, anche per il perfido Seiano stava per avvicinarsi la resa dei conti.

Una donna, di nome Antonia Minore, stava per smascherare tutto l'inganno di Seiano.

Antonia Minore era la vedova del fratello di Tiberio, Druso, e figlia di una sorella di Augusto, Ottavia. Ormai anziana, si era resa conto delle trame di Seiano e siccome godeva di fiducia assoluta da parte di Tiberio, era disposta a mettere a corrente il sovrano e degli inganni del prefetto.

Antonia non era ovviamente da sola a sostenere l'enorme peso di questa iniziativa. Molti senatori erano ormai stanchi delle prepotenze di Seiano ed erano uniti per eliminarlo. Antonia spedì una lettera a Tiberio in cui l'informava che Seiano stava progettando di eliminare Caligola, l'unico figlio, ormai diciottenne del defunto valoroso Germanico. Caligola era rimasto ormai l'unico erede al trono, l'ultimo ostacolo verso la conquista del potere. Eliminato anche lui, sarebbe rimasto solo l'imperatore.

La delusione di Tiberio fu enorme quando verificate le accuse di Antonia nei confronti di Seiano, e constatate che erano veritiere, il suo sconforto, la sua rabbia nei confronti di un uomo a cui aveva dato tutto furono immense. Questo era l'ultimo colpo su di un uomo che ormai anziano doveva subire l'ennesima delusione.  

Era giunto il momento per Tiberio di regolare i conti con Seiano, ma bisognava essere prudenti. Troppo astuto e troppo potente era il prefetto per essere attaccato apertamente. Tiberio richiamò a Capri il nipote Caligola, per proteggerlo da eventuali attacchi e con mossa astuta fece arrivare a Capri un suo uomo fidato, Sutorio Macrone al quale conferì la carica di prefetto del pretorio, quella occupata da Seiano e al quale consegnò una lettera che avrebbe dovuto far leggere in senato davanti a Seiano. La lettera era una violenta accusa contro Seiano che veniva smascherato per i suoi compltti, veniva accusato di voler uccidere l'imperatore e pertanto se ne chiedeva l'arresto immediato. Enorme fu la sorpresa di Seiano quando nel corso della tremenda seduta del senato veniva messo di fronte alle sue responsabilità. Avrebbe voluto reagire, ribellarsi, ma non fece in tempo. Venne arrestato e condotto in prigione. 

Il senato, riunitosi successivamente, ridiscusse la lettera di Tiberio e concluse per la condanna a morte di Seiano. Terribile fu la vendetta del popolo nei confronti dell'ex prefetto. Seiano venne condotto in ceppi per le strade di Roma e potè vedere con terrore che il popolo furioso, distruggeva tutte le statue che lo rappresentavano. La sentenza di morte fu eseguita immediatamente e Seiano venne strangolato.Miglior sorte non toccò nemmeno a coloro che avevano collaborato con Seiano. Scene raccapriccianti si videro per le strade di Roma. Nessuno scampò alla furia omicidia di un popolo che prima aveva esaltato e poi distrutto Seiano. Dei suoi familiari nessuno si salvò, e sulla loro fine Tacito ci racconta particolari raccapriccianti, tra cui l'uccisione di una figlioletta vergine che non poteva essere condannata a morte per impiccagione, poichè vergine. Sembra che il carnefice l'abbia violentata accanto al capestro.