Giovanni Papini ebbe l'ardire e la capacità di contraddire questi grandi scrittori, e nel suo saggio Il Cesare della Croce, rivaluta decisamente la figura di Tiberio, definendolo tra l'altro "uno dei più grandi imperatori che Roma abbia mai avuto, ed uno dei più calunniati". Papini non si limita a confutare gli scritti di Tacito, ma approfondisce i suoi studi sull'imperatore, e alla fine giune alla conclusione che "anche se fu un gran peccatore, lo fu infinitamente meno di quel che i suoi storici vogliono farci credere e fu, assai più che colpevole, profondamente infelice". Ne viene fuori quindi un'immagine di Tiberio profondamente diversa da quella descritta da Tacito, a proposito del quale Papini, che è stato un profondo studioso di Tacito, afferma che pur essendo Tacito un grande storico, è uomo di tenaci rancori e dominato da fissazioni tali che, lo portano a sostenere tesi non veritiere, e nel caso specifico di Tiberio, a distruggere l'imperatore per rancori e odio non ben definito.
In conclusione sulla figura di Tiberio c'è ancora molto da dire, e il giudizio definito sulla sua persona rimane ancora in sospeso. Nulla di definitivo può essere detto. Come dire che la Cassazione ancora non si è pronunciato su questo complesso e sicuramente affascinante protagonista della storia di Roma.