Quando si parla dell'imperatore Tiberio, lo si descrive spesso come uomo vizioso, corrotto, che odiava Roma e i romani. Quest'immagine dell'imperatore Tiberio è stata nei secoli  consolidata dai vari studiosi, che si sono ispirati soprattutto alle opere di Tacito e Svetonio. I due scrittori latini non avevano che parole di condanna nei confronti del più bistrattato e calunniato imperatore di Roma. In buona sostanza il destino di Tiberio sembrava ormai deciso: egli era il "cattivo" per antonomasia, il massimo tra i lussuriosi e perversi che Roma abbia conosciuto. Sentenze che apparivano inappellabili, sino alla prima metà del nostro secolo, quando un brillante scrittore, Giovanni Papini, decise che era giunto il momento di rivalutare quest'imperatore e che tutte le maldicenze che si erano dette sul suo conto, erano in gran parte attribuibili all'abile penna di Tacito e Svetonio, che per motivi che ignoriamo, detestavano Tiberio e quando c'era da metterlo in cattiva luce non esitavano a farlo, viceversa le buone cose fatte durante il suo regno, non venivano sottolineate oppure i meriti dell'imperatore venivano attribuiti ad altre persone. In conclusione per Svetonio e soprattutto per Tacito, Tiberio era il massimo della negatività, il peggiro imperatore che Roma avesse mai avuto.

Giovanni Papini ebbe l'ardire e la capacità di contraddire questi grandi scrittori, e nel suo saggio Il Cesare della Croce, rivaluta decisamente la figura di Tiberio, definendolo tra l'altro "uno dei più grandi imperatori che Roma abbia mai avuto, ed uno dei più calunniati". Papini non si limita a confutare gli scritti di Tacito, ma approfondisce i suoi studi sull'imperatore, e alla fine giune alla conclusione che "anche se fu un gran peccatore, lo fu infinitamente meno di quel che i suoi storici vogliono farci credere e fu, assai più che colpevole, profondamente infelice". Ne viene fuori quindi un'immagine di Tiberio profondamente diversa da quella descritta da Tacito, a proposito del quale Papini, che è stato un profondo studioso di Tacito, afferma che pur essendo Tacito un grande storico, è uomo di tenaci rancori e dominato da fissazioni tali che, lo portano a sostenere tesi non veritiere, e nel caso specifico di Tiberio, a distruggere l'imperatore per rancori e odio non ben definito.

In conclusione sulla figura di Tiberio c'è ancora molto da dire, e il giudizio definito sulla sua persona rimane ancora in sospeso. Nulla di definitivo può essere detto. Come dire che la Cassazione ancora non si è pronunciato su questo complesso e sicuramente affascinante protagonista della storia di Roma.