Il cosiddetto fondamentalismo islamico si è sviluppato soprattutto negli anni 1960-1970, e la sua nascita si colloca significativamente tra l’indomani della prima guerra mondiale e la sconfitta araba nella cosiddetta “guerra dei sei giorni”. Tale guerra ebbe inizio il 6 giugno 1967 e fu combattuta tra Israele ed Egitto e Siria. L’Iraq, l’Arabia Saudita, il Kuwait e l’Algeria appoggiarono con truppe ed armi la fazione dei paesi arabi. Il conflitto si risolse in pochi giorni a favore di Israele che occupò i territori palestinesi; l’esito della guerra influenza ancora oggi la situazione geopolitica del medi oriente.
Quando parliamo di fondamentalismo comunque non bisogna sicuramente attribuire tale patente solo all’Islam, è noto che esiste un fondamentalismo occidentale, figlio dell’intolleranza e del razzismo, questo fondamentalismo è convinto che il mondo delle democrazie liberali e del liberismo economico sia il migliore dei mondi possibili e l’unico, finale e necessario traguardo possibile di qualunque umana cultura. Che gli Stati Uniti di America si ritengono l’unica democrazia capace di “trasportare tali valori” verso le altre culture è cosa nota. La recente guerra in Iraq, con la sconfitta del tirannico Saddam Hussein, non è stata presentata solo come guerra per combattere uno stato definito “canaglia” ossia uno stato che ospita ed alleva terroristi, ma anche come opera meritoria per trasportare la democrazia presso un popolo con una cultura totalmente differente dalla nostra.
I rapporti tra occidente e islam si sono deteriorati definitivamente dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre del 2001. Data epocale che segna una svolta nei rapporti tra mondo occidentale e il mondo Arabo. Il Presidente degli Stati Uniti George Bush, senza esitare ha compilato una lista di stati canaglia che dovevano essere definitivamente distrutti. Il primo paese della lista è stato l’Afghanistan, terra che da anni conosce l’invasione straniera. Gli Afghani avevano già combattuto vittoriosamente contro l’invasione sovietica. Gli Americani coadiuvati da molte nazioni europee, tra cui l’Italia, stanno trovando numerosi ostacoli per venire a capo del problema. All’indomani dell’attacco alle torri gemelli, George Bush lanciò un ultimatum ai talebani, i guerriglieri afghani che si ritiene proteggono Bin Laden considerandolo il loro capo. Il Mullah Omar venne invitato dagli americani a consegnare Bin Laden, la cosa non avvenne e scoppiò la guerra. Gli americani trovarono al solidarietà dell’Onu e furono numerosi i paesi che si impegnarono in questa guerra, in particolare il leader inglese Tony Blair si schierò apertamente a fianco dello storico alleato.
Le cose tuttavia non andarono come si sperava, e la guerra in Afghanistan è ancora in corso. Ogni tanto Bin Laden compare sugli schermi dell’emittente araba Al Jazeen ad annunciare che lui è vivo e vegeto e pronto a dare filo da torcere al “Satana” Americano.
Stessa solidarietà l’America non ha trovato quanto ha deciso di attaccare un altro stato definito canaglia, ossia l’Iraq di Saddam Hussein. Molte nazioni europee hanno rifiutato l’appoggio agli americani, poiché la teoria di Bush sugli stati canaglia si stava rivelando estremamente pericolosa.
Un capitolo a parte merita la politica dell’Iran. Il suo presidente Ahmadinejad, ha dichiarato espressamente, più volte che lo stato Isrealiano è da considerare un’anomalia nel medio oriente per cui deve essere distrutto. Ovviamente questo è un concetto inaccettabile per qualunque nazione civile ed infatti le parole del presidente Iraniano sono state condannate da tutti. C’è inoltre da dire che la tensione fra Stati Uniti ed Iran sta salendo vertiginosamente, poiché l’Iran sta ignorando le raccomandazioni ripetute che i paesi dell’Onu stanno rivolgendogli circa gli armamenti nucleari, poiché il presidente Ahmadinejad, ha dichiarato che non esiterebbe ad usare l’arma nucleare contro l’odiato nemico ebraico.
Comunque la si giri, il nodo cruciale del fondamentalismo islamico rimane l’irrisolta questione Palestinese. Senza voler ripercorrere le numerose e tormentate tappe di un processo di pace che a volte è sembrato vicino alla risoluzione e a volte ha avuto momenti di recrudescenza terribili, basta ricordare il già citato caso dell’uccisione di Rabin uomo che aveva saputo capire le ragioni del popolo palestinese. Il suo successore Peres, non ebbe il carisma e la forza di Rabin. Le ultime elezioni palestinesi hanno dato un colpo micidiale al processo di pace poiché ha vinto il gruppo estremistico fondamentali stico di Hamas, con il quale trovare accordi di pace è praticamente impossibile.
In conclusione sembra che questo millennio si debba caratterizzare da questo conflitto planetario, non limitato ad aree geografiche ma ad etnie religiose, tra mondo occidentale e mondo arabo estremistico. La vita quotidiana dei cittadini di tutto il mondo è mutata. L’incubo di attacchi terroristici, che quotidianamente coinvolgono numerosi civili rendono la situazione estremamente tesa. Gli Stati Uniti d’America, dovranno probabilmente instaurare una nuova politica per venire a capo dell’intricata vicenda, poiché mentre si spegne un focolaio bellico se ne apre un altro. Ad esempio non bisogna dimenticare che altro stato che l’America pone fra quelli canaglie è la Corea del Nord, dove vige un ferreo regime comunista che non lascia trapelare nulla. Speriamo che le prossime elezioni presidenziali americane tra Barak Obama e Mc Cain possano portare al comando della principale nazione del mondo occidentale un presidente ispirato che possa non ripetere gli errori fatti nel passato.