Divina commedia
Libri
I Sogni
Vedi anche
Italiano
Latino
Inglese
Greco
Vedi anche
Filosofia
Storia
Informatica
| Excel |
| Video guide Joomla |
| Download |
| Creare siti con Joomla |
Utenti online
NoI rapporti tra Stato e Chiesa: dall'editto di Costantino a Bonifacio VIII
- Sabato 22 Novembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Frammenti
L'editto di Costantino
Nel corso dei secoli i rapporti tra gli stati Europei e la Chiesa Cattolica, sono sempre stati tesi e contrastanti. La causa che è sempre stata alla base di tale contrasto, è la pretesa del potere temporale della Chiesa, la quale allontanandosi da quella che è la sua funzione fondamentale, ossia quella di salvare le anime, ha sempre preteso di esercitare anche un predominio sui governi e sui popoli. Il presunto potere che la chiesa dovrebbe esercitare in campo temporale, risale all’anno 324 d.C., quando l’imperatore romano Costantino, pubblicò un editto con il quale veniva concesso al papa Silvestro I e ai suoi successori il primato sui cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme) e attribuirebbe ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l’Italia e l’intero Impero Romano d’Occidente.
Federico II di Svevia nemico del potere temporale della Chiesa
{mosgoogle}Tale documento è stato ritenuto autentico, sino a che il filologo Lorenzo Valle nel 1440 ne dimostrò la sua falsificazione e lo fece risalire all’epoca medievale. Comunque sia, in virtù di tale documento la Chiesa cattolica ha sempre avanzato la sua supremazia, non solo nella vita spirituale dei popoli, dove legittimamente ha il diritto di esprimersi, ma anche su quello materiale, dove invece non dovrebbe accampare alcun diritto. La tensione tra stato e Chiesa fu particolarmente accentuata durante il periodo medievale, soprattutto tra il 1200 e il 1300. Fu questo il grande periodo delle crociate, dove sotto la bandiera di Cristo la Chiesa cercò di conquistare terre e convertire con la forza popolazioni che avevano un’altra fede. Fu il periodo del grande e discusso Federico II, nipote del Barbarossa, ed uomo che venuto a contatto con la cultura araba e con la scienza alquanto progredita di questo popolo, entrò in violento contrasto con le autorità papali, e finì per essere scomunicato più volte visto che non intendeva affatto sottomettersi alla Chiesa.
Bonifacio VIII: il grande nemico di Dante
L’avvento al papato di Benedetto Caetani, con il nome di Bonifacio VIII, (Nato ad Anagni nel 1230 e morto a Roma nel 1309), contrassegna un periodo di forte tensione fra stato e chiesa. Tra le varie cose negative fatte da Bonifacio VIII, una gli è costata molto cara: egli fu acerrimo nemico di Dante Alighieri, il quale per vendicarsi del fatto che il papa fu uno dei protagonisti principali della sua cacciata da Firenze, lo colloca spietatamente nell’inferno; infatti nel XIX canto dell’inferno, lo colloca nella bolgia dei simoniaci, i quali confitti a testa in giù in stretti fori con le piante dei piedi lambiti da pungenti fiamme, vengono puniti con sofferenze eterne. Dante nei suoi versi dice:
O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontade
deon essere spose, e voi rapaci
La simonia era un peccato molto grave, e veniva così definita poiché negli atti degli apostoli, si narra che un tale Simone, che esercitava l’arte magica in Samaria, volle comperare per danaro dagli apostoli Pietro e Giovanni la facoltà di comunicare, come essi facevano, con l’imposizione delle mani, ai battezzati, lo Spirito Santo, ma Pietro lo respinse. Dal nome di Simone, si dissero simoniaci coloro che peccano vendendo o comprando le cose sacre. Tra l’altro Dante condanna anche l’elezione a Papa di Bonifacio VIII. Tale elezione, avvenne grazie al fatto che il suo predecessore, Celestino V, dopo pochi mesi dalla sua elezione, rifiuta il trono papale a vantaggio di Bonifacio VIII. Per questo su atto di codardia, Dante condanna Celestino V all’inferno, nel girone degli ignavi. Tra l’altro vige sulla testa di Bonifacio VIII la condanna di essere stato il probabile mandante dell’omicidio di Celestino V, il quale venne assassinato per timore che i francesi potessero eleggerlo antipapa.
Bonifacio VIII: un grande “tessitore di trame”
Grande tessitore di trame per estendere il potere temporale della Chiesa, Bonifacio VIII, dovette scontrarsi con Federico d’Aragona che voleva scacciare dalla Sicilia a favore del suo alleato Carlo II d’Angiò. I Siciliani si ribellarono al dominio degli angioini ed incoronarono Federico II, che come detto divenne grande nemico del papa.
Papa Bonifacio non si rendeva conto che l’epoca dei”papa-re”, ossia del potere temporale e spirituale della chiesa, stava terminando. Egli nella sua ostinata grettezza, riteneva che l’autorità del papa fosse al di sopra del potere dei regnanti (Teocrazia). Con questa concezione dell’autorità papale, tutti i sovrani dovevano sottostare non solo al potere spirituale del pontefice, ma anche a quello temporale.
L’avidità del papa creò contrasti sia con il re di Francia, sia con l’aristocrazia romana. Questo schieramento era capeggiato dai cardinali Giacomo e Pietro Colonna (appartenenti alla famiglia romana dei colonna, acerrima nemica della famiglia dei Caetani alla quale apparteneva Bonifacio VIII). Questi dichiararono che l’elezione di Bonifacio VIII era illegittima in quanto non valida per l’abdicazione di Celestino V. Era una posizione che preludeva allo scisma. La lotta fra le due famiglie divenne sempre più accanita, sino a quanto i Colonna, visto lo strapotere del papa dovettero cedere. Le mire di potere di Bonifacio si estero sino a coinvolgere il re di Francia, il quale reagì all’arroganza del pontefice, non sopportando ulteriormente l’atteggiamento dispotico ed autoritario di Bonifacio VIII.
Filippo IV di Francia contro Bonifacio VIII
Filippo IV indirizzò una violenta lettera di protesta al papa e proibì ai vescovi francesi di recarsi a Roma per il concilio. Bonifacio VIII per tutta risposta emanò la bolla Unam Sanctam, nella quale veniva ribadito dogmaticamente il seguente concetto:
”…nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, quella per mano del sacerdote; questa per mano del re, ma dietro indicazione del sacerdote…”
e ciò stava a significare la supremazia del potere spirituale su quello temporale, pena la scomunica in caso di ribellione. La reazione di Filippo IV fu decisa e accusò il papa di simonia , di aver fatto assassinare il suo predecessore, fu accusato inoltre di aver negato l’immortalità dell’anima e di aver autorizzato alcuni sacerdoti alla violazione del segreto professionale. Sulla base di quest’accusa, il re propose di destituire il pontefice, e la sua proposta fu approvata dalla quasi totalità del clero.
Lo “schiaffo di Anagni”
Il re incaricò il suo segretario di Stato Guglielmo di Nogaret di catturare il papa e di condurlo a Parigi. Messo al corrente degli avvenimenti il papa emanò una nuova scomunica contro il re di Francia e nel frattempo si rifugiò ad Anagni. Guglielmo di Nogaret e tutta la famiglia Colonna capeggiata da Sciarra Colonna, riuscirono a catturare il papa nella sua residenza di Anagni. E’ il famoso episodio consegnato alla storia sotto il nome di Schiaffo di Anagni, noto anche come oltraggio di Anagni. Non si tratta in vero di uno schiaffo materialmente dato, quanto piuttosto di uno schiaffo morale, anche se la leggenda attribuisce a Sciarra Colonna l’atto di schiaffeggiare il papa. Le numerose ingiurie inferte al Papa, indussero la città di Anagni a rivoltarsi contro i congiurati e a prendere le difese del loro Papa. Vi fu pertanto un capovolgimento di fronte della borghesia di Anagni che mise in fuga i congiurati e liberò il Papa, guadagnandosi la sua benedizione e il suo perdono. Rientrato a Roma, il Papa aveva perso ormai molto del suo carisma e del suo potere, inoltre fiaccato com’era nel fisico, morì l’11 ottobre del 1303.
Un papa demone?
Molte furono le accuse che Filippo IV detto il bello aveva lanciato contro il Papa. Ve ne erano di davvero orribili. Il papa oltre ad essere accusato di aver ucciso Celestino V, venne accusato di stregoneria e di essere in combutta con i demoni. Si narra ad esempio che possedesse un anello, che era appartenuto a Manfredi, figlio di Federico II tale anello emanava “un’ombra talvolta luccicante, talvolta no”, inoltre assumeva forme nuove, umane ed animalesche. Questo anello aveva una natura tanto curiosa che quanto Carlo d’Angiò, re di Sicilia, durante un’udienza col papa lo osservò con tale insistenza da provocare la reazione del pontefice che gli avrebbe chiesto:”Perché guardi il mio anello così intensamente ?” Vuoi averlo?” il re avrebbe risposto in francese:”No, non lo voglio, tenetevelo per voi e il vostro diavolo”. Grande accusatore di Bonifacio VIII fu anche il grande poeta Jacopone da Todi che lo considerava un anticristo, poiché mandato dal demonio.
| ← Contesto storico-culturale di Ludovico Ariosto | Il fondamentalismo islamico → |
|---|



