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NoCanto XXI
Dante è turbato dal terremoto che ha appena avvertito, ed è ansioso di conoscere per quale ragione la montagna del Purgatorio ha tremato ed il tremore è stato accompagnato dal canto felice dei beati. L'improvvisa apparizione di un'anima, sazia la sua sete di sapere. L'anima riferisce che i fenomeni fisici che avvengono nel Purgatorio, non seguono le regole di quelli terreni, infatti il terremoto, non è da intendere come fenomeno distruttivo e deleterio, bensì con il tremare felice della montagna che assieme al canto dei beati accompagna l'ascesa di un'anima in Paradiso. L'anima apparsa improvvisamente ai due poeti è quella di Stazio, poeta di origine napoletane, che Dante confonde con un omonimo poeta nato in Gallia. Stazio, autore di due importanti opere, la Tebaide e l'Achilledie, era un profondo estimatore di Virgilio, al quale attribuiva gran parte del merito della sua conversione alla religione cattolica. Si rammarica di non aver potuto conoscere in vita Virgilio e sostiene che sarebbe disposto a prolungare la sua attesa in Purgatorio pur di incontrarlo. La situazione che si è venuta a creare è singolare, poichè Dante vorrebbe rivelare a Stazio l'identità di Virgilio, ma il poeta mantovano non vuole farsi riconoscere, poichè schivo com'è di natura, non vuole che gli si vengano attribuiti meriti. L'impaccio di Dante viene risolto dallo stesso Virgilio, che lo autorizza a rivelare la sua identità a Stazio. Appena venuto a conoscenza dell'identità di Virgilio, Stazio si butta ai suoi piedi, in segno di estrema riverenza. Virgilio, che tra le sue doti ha anche quella dell'umiltà, lo riprende e gli ricorda che nell'oltretomba non esistono meriti e demeriti, sono tutte ombre, e gli attestati di riconoscenza o stima non hanno alcun senso.
