Dante giunge nel girone degli avari, che sono condannati per la legge del contrapasso a volgere la loro faccia verso la nuda terra. Come esse furono attaccati ai beni terreni ora devono stare con la faccia sulla terra. La figura dominante è Papa Adriano V, che racconta a Dante la sua vita e i suoi peccati. Alla fine, dopo avergli rammentato la stupidità umana nel legarsi ai beni materiali, il Papa lo invita ad allontanarsi, pochè vuole rimanere da solo nel piangere il suo pentimento.
70Com'io nel quinto giro gui dischiuso,
vidi gente per esso che piangea,
giacendo a terra tutta volta in giuso.
Dante entra nel quinto girone del Purgatorio. In questo girone troviamo gli avari (ma vedremo che vi sono anche i prodighi). I peccatori di questo girone piangono, giacendo a terra con il viso rivolto verso la terra.
73"Adhaesit pavimento anima mea"
sentia dir lor con sì alti sospiri,
che la parola a pena s'intendea.
Le anime, si accusano di aver peccato, ed invocano misericordia:"stesa nella polvere è l'anima mia, ravvivami secondo la tua parola".E' uno dei salmi sapienziali più volte commentate dai padri della chiesa, quali raccolta di utili ammaestramenti per la vita di perfezione morale.
76"O eletti di Dio, li cui soffriri
e giustizia e speranza fa men duri,
drizzate noi verso li alti saliri".
Virgilio chiede a queste anime qual'è la strada da seguire per salire al cerchio successivo. Notare come Virgilio si rivolge a queste anime con molta gentilezza e riguardo, a differenza di come faceva con le anime dell'inferno in cui spesso lasciava trasparire disprezzo. Queste anime sebbene sofferenti, sanno che un giorno saranno destinate a vedere Dio. La loro pena è transitoria, il loro soffrire è meno duro perchè mitigato dalla speranza di ascendere un giorno in Paradiso. Mi chiedo se il tempo che essi trascorrono tra queste sofferenze sia misurabile come noi misuriamo il nostro tempo. Intendo dire se la "purga dell'anima" deve avvenire che ne so per esempio in cent'anni, allora la sofferenza non deve essere di poco conto, è vero che è mitigata dal fatto che un giorno si andrà in Paradiso, ma cent'anni sono tanti. Se pensiamo che un semplice mal di denti che dura più di un giorno ci fa soffrire le pene dell'inferno, una sofferenza continua per un tempo notevole, non deve essere semplice da sopportare. Infine c'è da chiedersi se queste anime hanno la coscienza che tutto sommato a loro non è poi andata così male, se pensano ad esempio che gli avari dell'Inferno, oltre ad avere una pena più pesante, sono destinate per l'eternità a soffrire!
79"Se voi venite dal giacer sicuri,
e volete trovare la via più tosto,
le vostre destre sien sempre di fori".
82Così pregò 'l poeta, e sì risposto
poco dinanzi a noi ne fu; per ch'io
nel parlare avvisai l'altro nascosto,
85e volsi li occhi a li occhi al segnor mio:
ond'elli m'assentì con lieto cenno
ciò che chiedea la vista del disio.
L'anima che risponde alla domanda di Virgilio, indica ai poeti la strada da seguire, presupponendo che essi non debbano rimanere in quel girone a scontare la pena. L'anima che ha parlato è, come del resto tutte le altre anime, con la faccia per terra e di conseguenza Dante ha udito solo da dove veniva la voce, ma non ha potuto scorgerne il viso. Dante volge il suo sguardo verso Virgilio esprimendo nello sguardo il desiderio di poter parlare con quell'anima.
88Poi ch'io potei di me fare a mio senno,
trassimi sovra quella creatura
le cui parole pria notar mi fenno,
91dicendo:"Spirto in cui pianger matura
quel sanza 'l quale a Dio tornar non pòssi,
sosta un poco per me tua maggior cura.
94Chi fosti e perchè vòlti avete i dossi
al sù, mì dì, e se vuò ch'io t'impetri
cosa di là ond'io vivendo mossi."
Dante è libero di agire, è libero di chiedere a quell'anima il perchè della sua posizione a terra, col dorso in sù. Dante chiede allo spirito chi è, quale peccato sconta e perchè è in quella posizione.
97Ed elli a me:"Perchè i nostri diretri
rivolga il cielo a sè, saprai; ma prima
scias quod ego fui successor Petri.
"...Sappi che fui il successore di S. Pietro". E' un papa, e parla nella lingua ufficiale della Chiesa. Colui che parla è Ottobono Fieschi, pontefice dall'11 luglio al 18 agosto 1276, col nome di Adriano V. Appartenne alla famiglia genovese dei conti di Lavagna. Era stato nominato cardinale dallo zio Innocenzo IV, avversario di Federico II. Eletto papa, morì dopo soli 39 giorni di pontificato. Ricchissimo di famiglia, lasciò in morte i suoi beni a favore di chiese e ordini religiosi. Fu sepolto a Viterbo nella chiesa di San Francesco.
Dante in Adriano V vuole colpire la famiglia Fieschi, legata a Bonifacio VIII.
100Intra Siestri e Chiaveri s'adima
una fiumana bella, e del suo nome
lo titol del mio sangue fa sua cima.
Inizia Adriano V a raccontare la sua vita, il suo peccato e il perchè si trovi in questo girone a purgarsi.
"Tra Sestri levante e Chiavari, sulla riviera ligure, scende verso il basso il torrente Lavagna, dal cui nome trae origine la mia famiglia: i Fieschi, conti di Lavagna" dice Adriano V.
103Un mese e poco più prova' io come
pesa il gran manto a chi dal fango il guarda,
che piuma sembran l'altre some.
Poi prosegue e narra del suo ponteficato, e riferisce che questo durò breve tempo, poco più di un mese, ma durante quel breve periodo, egli si rese conto dell'enorme responsabilità che comportava essere papa, il peso del mantello papale era superiore a qualsiasi altro peso.
106La mia conversione, ome!, fu tarda;
ma, come fatto fui roman pastore,
così scopersi la vita bugiarda.
109Vidi che lì non s'acquetava il core,
nè di salir potiesi in quella vita;
per che di questa in me s'accese amore.
La conversione verso una vita migliore avvenne tardivamente, rifersce papa Adriano V, vi fu indugio sino all'estremo della vita. La vita che sino ad allora aveva condotta era falsa e bugiarda, poichè illusoria di creare felicità. Adriano V era ambizioso, con smania di potenza e di ricchezza, non tanto di avarizia, sebbene per gli antichi teologia, questa smodata ricerca di ricchezza veniva inclusa nel peccato dell'avarizia. Nonostante fosse diventato papa, la bramosia di potere per Adriano V non si placava, e solo allora si rese conto che la potenza terrena è effimera, e in quel momento nacque in lui il desiderio della vita eterna.
112Fino a quel punto misera e partita
da Dio anima fui, del tutto avara;
or, come vedi, qui ne son punita.
115Quel ch'avarizia fa, qui si dichiara
in purgazion de le anime converse;
e nulla pena il monte ha più amara.
118Si come l'occhio nostro non s'aderse
in alto, fisso a le cose terrene,
così giustizia qui a terra il merse.
l'anima di papa Adriano dichiara che il suo peccato si protrasse sino a quanto non venne eletto papa, dopodichè egli cominciò il suo pentimento.
Il peccato dell'avarizia, prevede una delle pene più umilianti. Infatti sebbene la pena non sia particolarmente dolorosa, le anime degli avari, sono costrette a soggiacere con il corpo sulla terra, a simboleggiare l'attaccamento ai beni terreni che essi ebbero in vita.
121Come avarizia spense a ciascun bene
lo nostro amore, onde operar perdersi,
così giustizia qui strette ne tene.
124nè piedi e ne le man legati e presi;
e quanto fia piacer del giusto Sire,
tanto staremo immobili e distesi".
La legge del contrapasso è evidente in questi dannati. In vita essi guardarono sempre alle cose terrene, non tenendo in nessuna considerazione i beni spirituale, ora essi si purgano guardando la terra, cosicchè possano espiare la loro colpa, sino a quanto Dio riterrà opportuno.
127Io m'era inginocchiato e volea dire;
ma com'io cominciai ed el s'accorse,
solo ascoltando del mio reverire,
130"Qual cagion", disse, "in giù così ti torse?"
e io a lui:"Per vostra dignitate
mia coscienza dritto mi rimorse".
Dante è rispettoso e riverente nei confronti di Adriano V, il quale pur se in vita fu peccatore, egli è stato un papa e quindi come tale meritevole di rispetto. Appena Dante accenna ad inginocchiarsi per meglio ascoltare le parole di Adriano V, questi lo rimprende e chiede per quale ragione si sia inginocchiato al suo cospetto. "Per vostra dignitate" risponde Dante. La coscienza lo rimorde nello star diritto, intende porsi in ginocchio avanti alla più alta dignità religiosa.
133"Drizza le gambe, lèvati sù, frate!",
rispuose; "non errar; conservo sono
teco e con li altri podestate.
"Raddrizza le tue ginocchia, alzati in piedi!" dice papa Adriano a Dante. Papa Adriano, ricorda a Dante che nel Purgatorio, non esistono nè papi, nè altre autorità, ma solo peccatori che cercano di purgarsi dei loro peccati, quindi Dante non deve commettere l'errore di trattare le anime in maniera differente in base al rango o all'autorevolezza che hanno avuto sulla terra. Tutto è cancellato nell'altro mondo, e quindi l'umiltà e la prostrazione devono essere solo rivolte a Dio.
136Se mai quel santo evangelico suono
che dice"Neque nubent" intendesti,
ben puoi vedere perch'io così ragiono.
Per avvalorare le sue parole papa Adriano riferisce a Dante l'episodio del vangelo in cui alle parole pronunciate da Gesù in risposta ai Sadducei, i quali per mostrare l'assurdità a loro parere, della dogma della resurrezione della carne, gli avevano chiesto di chi dovesse considerarsi moglie nell'altra vita una donna che avesse sposato successivamente sette fratelli "In resurrection neque nubent neque nuberantur, sed erunt sicut angeli Dei in coelo" (nella resurrezione non sposeranno nè saranno sposati, ma saranno come angeli di Dio in cielo). Nella vita eterna si annullano tutti i rapporti e le distinzioni.
139Vattene omai: non vò che tu t'arresti,
chè la tua stanza mio pianger disagia,
col qual maturo ciò che tu dicesti.
Papa Adriano vuole che Dante vada via, egli deve espiare col pianto la sua pena, e la presenza del poeta lo disturba, quindi lo invita ad andarsene.
142Nepote ho io di là c'ha nome Alagia,
buona da sè, pur che la nostra casa
non faccia lei per essempio malvagia;
145e questa sola di là m'è rimasta".
Come tutte le anime incontrate da Dante nel suo cammino lungo il purgatorio, anche quella di Papa Adriano non fa eccezione, nel chiede a Dante un favore, vuole che rammenti il suo nome ad una sua nipote, Alagia. Figlia di Niccolò Fieschi e moglie di Moroello Malaspina, questa nipote di papa Adriano era considerata una persona molto buona, contrariamente agli altri familiari di Papa Adriano, che erano molto malvagi, tanto che lo stesso Adriano dice:"a meno che la nostra famiglia non la renda malvagia con il suo esempio". Alagia è l'unica persona a cui Papa Adriano può chiedere una preghiera.
La figura di Papa Adriano domina la parte finale di questo canto, che per il resto è dominata dalla femmina corruttrice che appare in sogno a Dante.
Papa Adriano sembra essere messo in Purgatorio da Dante non solo per sottolineare l'avidità degli uomini, che pur avendo tutto sulla terra sono avidi e desiderano sempre accumulare riccchezza, ma anche per fare riferimento ad alcuni fatti politici. Intanto c'è il riferimento alla famiglia dei Malaspina di cui Dante fu ospite, e poi il riferimento a papa Bonifacio VIII a cui la figura di papa Adriano è collegata.