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Canto XIX

E' il canto dedicato agli avari, a tutti coloro che nella vita furono morbosamente attaccati ai beni materiali, al loro avido accumulo, anche a scapito della felicità degli altri.

Il canto si apre con un sogno. Dante sogna una donna guercia, deforme e balbettante, che gli si avvicina. Con una rapida metamorfosi la "femmina balba", si trasforma in un'affascinante e turbante donna. La femmina deforme rappresenta la gola, la lussuria, la cupidigia, e tutto il male che allontana gli uomini da Dio.

In questo girone Dante incontra papa Adriano V, condannato non tanto per la sua avarizia, ma per la sua bramosia di potere, che lo aveva portato al peccato. Il suo pentimento inizia quando viene eletto papa. Solo allora capisce che il potere che danno i beni materiali sono effimeri e solo l'amore per Dio può salvare l'uomo dalla dannazione eterna. Nella figura di papa Adriano, Dante fa riferimento sia alla famiglia dei Malaspina di cui il poeta fu ospite, che a papa Bonifacio VIII, condannato da Dante nell'inferno, senza possibilità d'appello.

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