Dante entra nella prima cornice, dove si purgano le anime che hanno peccato sulla terra di superbia. Il castigo per questa anime rispecchia fedelmente la legge del contrappasso, infatti esse camminano con la faccia rivolta verso la terra, mentre durante la loro superba vita erano altezzosi, un masso pesante che devono portare sulle spalle li costringe a tenere bassa la testa. Tutte queste anime all'unisono, pregano il "Padre nostro."
I due poeti giungono nel girone dei superbi. Dante inizia questo canto in modo insolito (del resto il grande Poeta, non è mai banale o scontato, ogni canto è pieno di sorprese e nulla è lasciato al caso). Le anime tutte insieme recitano il Padre nostro.
 il Poeta poco aggiunge a questo inno sacro, e lo lascia quasi inalterato. Da qui la critica di qualche studioso di Dante che fa osservare come l'inizio del canto sia scarsamente poetico. Non mi permetto di fare nessuna constatazione su questo argomento, ma molto umilmente trovo questo inizio del XI canto sorprendente, perchè l'idea che tutte le anime si uniscono e all'unisono invocano il Padre nostro rende l'accesso alla cornice dei dannati e l'atmosfera del luogo veramente sacra ed immacolata. La sola idea che delle anime appartenute in vita ad individui che hanno fatto della superbia e dell'arroganza il loro stile di vita, e che ora umilmente recitano la preghiera del Padre nostro, è veramente una trovata degna del genio di Dante.
 C'è tuttavia un'osservazione da fare: "che senso ha per le anime invocare il Padre nostro, quando loro essendo già nel regno dei cieli non sono più in condizioni di peccare?". Dante ha pensato anche a questo ed ecco pronta la sua risposta. Egli spiega che la preghiera rivolta a Dio da parte di queste anime, riflette i bisogni e lo stato d'animo di coloro che sono in terra in pericolo di peccare e cedere alle tentazioni, tuttavia, consapevole di com'è diverso il rapporto fra le anime del purgatorio e quelle della terra, sottolinea che la prima parte della preghiera è per loro, la seconda è per noi, esseri viventi.
1"O Padre nostro, che nè cieli stai,
non circunscritto, ma per più amore
ch'ai primi effetti di là su tu hai,
4laudato sia 'l tuo nome e 'l tuo valore
da ogne creatura, com'è degno
di render grazie al tuo dolce vapore.
7Vegna ver' noi la pace del tuo regno,
chè noi ad essa non potem da noi,
s'ella non vien, con tutto nostro ingegno.
10Come del suo voler li angeli tuoi
Fan sacrificio a te, cantando osanna,
così facciano li uomini dè suoi.
13Dà oggi a noi la cotidiana manna,
sanza la qual per questo aspro diserto
a retro va chi più di gir s'affanna.
16E come noi lo mal ch'avem sofferto
Perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
Benigno, e non guardar lo nostro merto.
19Nostra virtù che di leggier s'adona,
non spermentar con l'antico avversaro,
ma libera da lui che sì la sprona.
22Quest'ultima preghiera, segnor caro,
già non si fa per noi, chè non bisogna,
ma per color che dietro a noi restaro".
Queste povere anime gravate dal peso dei macigni che li schiaccia a terra vanno vagando per la prima cornice dicendo al preghiera del Padre Nostro. La vista di queste anime fa riflettere Dante, sia sulla terribile punizione che attende i superbi, (anche quando se la cavano finendo nel Purgatorio, e non nell'inferno, dove la penitenza è eterna) ma anche sulla bontà del loro pentimento. Essi infatti non pregano solo per sè stessi, ma anche e soprattutto per le persone che sono sulla terra, ed invocano il Padre nostro, affinchè queste persone non commettano lo stesso errore commesso da loro. Ecco quindi, pensa Dante che le persone in grazia di Dio, che sono sulla terra, dovrebbero costantemente pregare per queste anime, visto che la preghiera abbrevia il periodo di permanenza delle anime al purgatorio e facilita la loro ascesa al cielo.
25Così a sè e noi buona ramogna
Quell'ombre orando, andavan sotto 'l pondo,
simile a quel che talvolta si sogna,
28disparmente angosciate tutte a tondo
e lasse su per la prima cornice ,
purgando la caligine del mondo.
31Se di là sempre ben per noi si dice,
di qua che dire e far per lor si puote
da quei c'hanno al voler buona radice ?
34Ben si dè loro atar lavar le note
Che portar quinci, sì che, mondi e lievi,
possano uscire a le stellate rote.
Dante conclude il suo pensiero augurando alle anime che la loro sofferenza possa finire presto e che possano essere accolte nel regno di Dio. Quindi Virgilio si rivolge a loro e chiede se possono indicargli la via meno dura per salire la montagna, poichè Dante che contrariamente a loro porta con sè il peso del suo corpo, comincia ad avere stanchezza
37"Deh, se giustizia e pietà vi disgrievi
tosto, sì che possiate muover l'ala,
che secondo il disio vostro vi lievi,
40mostrate da qual mano inver' la scala
si va più corto; e se c'è più d'un varco,
quel ne 'nsegnate che men erto cala;
43chè questi che vien meco, per lo 'ncarco
de la carne d'Adamo onde si veste,
al montar su, contra sua voglia, è parco."
A queste parole sembrano rispondere tutte le anime, in realtà è una sola che risponde e poichè a il volto curvo per terra non si riesce a vedere il suo viso.
46Le lor parole, che rendero a queste
Che dette avea colui cù io seguiva,
non fur da cui venisser manifeste;