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NoParafrasi
- Lunedì 21 Settembre 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VIII
Ormai era il tramonto, il momento della giornata
che spinge alla nostalgia i viaggiatori per mare, e li
commuove nel giorno in cui hanno iniziato il viaggio,
salutando gli amici più cari, il momento che spinge
al ricordo dell'amore il pellegrino che ha da poco
iniziato il viaggio, se da lontano gli giunge il suono
di una campana, che sembra un pianto per il
giorno che muore; era già il tramonto quando smisi
di preoccuparmi di ciò che udivo e invece guardai
una delle anime della valle, che si era alzata in piedi
e con un gesto della mano chiedeva attenzione.
Quell'anima sollevò le mani giunte fissando
il cielo a Est, come per dichiarare a Dio;"Non
mi preoccupo di nient'altro che di pregare".
Poi dalla sua bocca uscì l'inno Te lucis ante,
con intonazione così dolce e devota, che mi
mandò in estasi; subito dopo le altre anime,
con la stessa dolcezza e devozione, la seguirono
cantando tutto l'inno, sempre con lo sguardo
rivolto alle sfere celesti.
O lettore, a questo punto fai bene attenzione
alla verità, perchè il velo che la copre
è così sottile che è facile superarla e comprenderla.
Io vidi allora quel nobile gruppo di anime
fissare il cielo in silenzio, come in attesa,
in atteggiamento timoroso e sottomesso,
quindi vidi spuntare dal cielo e scendere
due angeli con le spade fiammeggianti, troncate in punta.
Le vesti dei due angeli erano di un verde tenero
e brillante, del colore delle foglioline appena
spuntate, vesti che svolazzavano dietro i
loro corpi agitati e mosse dalle loro ali
a loro volta verdi.
Uno dei due Angeli su mise al limite della valle,
un pò più in alto di noi, e l'altro si posò
al confine opposto, cosi che entrambi
circondavano la schiera posta al centro
del prato.
Potevo distinguere bene la chioma bionda
dei due angeli ma non i lor volti.
Sordello spiegò:"Entrambi gli Angeli
sono inviati dalla Madonna a difendere
la valle del serpente che verrà minacciarli
da un momento all'altro".
Allora io, che non sapevo di quale direzione
sarebbe venuto, mi guardai intorno,
e mi strinsi, raggelato dal timore, alle
spalee della mia guida, Sordello aggiunse
:"Scendiamo nella valle, tra le ombre di quei
grandi uomini, a parlare con loro,
farà loro molto piacere vedervi".
Scesi solo pochi passi, io credo e mi
trovai nella valle, e subito vidi uno
degli spiriti che mi guardava
fissamente, come se si sforzasse.
Era già il momento in cui il cielo
diventa nero, ma non al punto che tra i suoi
e i miei occhi non apparisse chiaro ciò
che prima era avvolto nell'incertezza.
Ci avvicinammp l'uno all'altro:O nobile
giudice Nino, come mi rese felice
vedere che non eri tra i dannati!
Ci salutammo in tutti i modi più
cortesi, poi Nino mi chiese:"Da quanto
tempo sei venuto sulla spiaggia
dell'antipurgatorio attraverso l'immensità
dell'oceano!". Gli risposi:"Oh!, ti inganni!
Io giunsi qui stamattina, ma passando
dall'inferno, e vivo ancora la mia vita mortale,
perchè col viaggio desidero guadagnare quella.
Subito dopo aver udito la mia risposta,
Sordello e Nino si ritrassero, come confusi
da un improvviso stupore. Sordello si
rivolse a Virgilio, e Nino a un'altro spirito,
che sedeva lì accanto, gridandogli:"Alzati,
Corrado, vieni a vedere che cosa
volle Dio con la potenza della sua Grazia.
Poi Nino mi disse:" in nome della straordinaria
gratitudine che devi a Dio, colui che così
bene nasconde agli uomini le ragioni del suo
agire che non c'è via per scoprirle,
quando sarai tornato sulla terra, chiedi a mia
figlia Giovanna di pregarlo, nel luogo in cui dà
risposta alle richieste degli innocenti.
Non credo che sua madre mi ami più, dopo che
ebbe abbandonato le bende bianche
del lutto, per passare a un nuovo matrimonio,
di cui, infelice, dovrà pentirsi.
Dal suo comportamento si vede facilmente
quanto duri in una donna il sentimento
d'amore, se non viene spesso alimentato
dalla presenza dell'uomo che l'accende.
Lo stemma del secondo marito,
la vipera sotto la quale si schierano in battaglia
i milanesi, non ornerà così bene la sua tomba
come l'avrebbe ornata il mio gallo,
simbolo del giudicato di Gallura".
Così si esprimeva, con il viso segnato da quella
giusta indignazione, che in equilibrata
misura gli ardeva nel cuore.
Intanto i miei occhi curiosi si rivolgevano
continuamente al Polo, dove le stelle si muovono
lentamente come la ruota dove è più
vicina al proprio asse.
Allora la mia guida, che si era accorta
dell'insistenza del mio sguardo, mi domandò
che cosa stessi fissando.
Risposi:"Quelle tre stelle che illuminano
tutto il Polo antartico. Disse quindi Virgilio:"Le
quattro luminose stelle che hai visto
stammatina, adesso sono quasi scese al di sotto
dell'orizzonte, e queste che vedi sono
salite al loro posto".
Mentre Virgilio mi dava questa spiegazione,
Sordello lo attirò a sè avvertendolo
:"Ecco arrivare il nostro nemico", e glielo
additò, perchè guardasse nella direzione indicata.
Infatti, dalla parte in cui la valle non era
riparata dal monte e si apriva sul pendio,
veniva un serpente, forse lo stesso che
diede a Eva la mela, il cibo di cui dovette
amaramente pentirsi. Il perfido rettile avanzava
strisciando tra l'erba e i fiori, voltando
il capo a destra e a sinistra, e leccandosi
il dorso come fanno gli animali quando
si lisciano il pelo. Io non vidi, e perciò non
sono in grado di raccontarlo, in che modo gli
astori celesti si mossero; ma li distinsi bene
quando ormai erano in movimento.
Subito il serpente sentendo il rumore
delle loro ali verde, fuggì via, e gli Angeli
si voltarono e ritornarono volando appaiati
verso l'alto, ai loro due posti di guardia.
Intanto, lo spirito che si era avvicinato al
giudice Nino, quando quest'ultimo, l'aveva
invitato a guardarmi, durante tutto il
tempo che durò l'attacco del serpente
respinto dagli Angeli, non smise di fissarmi.
Poi mi disse:"Ti auguro che la luce della
Grazia che ti conduce al cielo, trovi nella
tua volontà tanto alimento quanto è
necessario per raggiungere il prato alla
sommità del monte, e ti prego, se conosci
qualche notizia autentica sulla Val di Magra o
sulle sue vicinanze, di riferle a me, che un tempo
ero importante in quel luogo.
Il mio nome fu Corrado Malaspina, ma non
sono il capostipite della dinastia, ma un
suo discendente; alla mia famiglia rivolsi troppo
amore, e qui espio il mio peccato.
Gli risposi:"Non visitai mai le vostre terre,
ma non c'è luogo in Europa in cui non
siano note". La fama che onora la
famiglia dei Malaspina ne esalta i signori
e ne esalta il territorio, in modo che
anche chi non l'ha ancora visitata ne ha
sentito parlare; vi giuro perciò, possa io
salire fino alla cima, che la vostra stirpe
non smette di fregiarsi del massimo grado di ricchezza
e di valore mlitare. La lunga consuetudine familiare
e la predisposizione naturale, rendono
così straordinaria la vostra casata che, nonostante
Roma corrotta distolga il mondo dalla retta via,
essa continua a procedere solo nella
giusta direzione, e disprezza il male".
Corrado mi rispose:"Adesso è tempo che tu vada,
infatti non passeranno sette anni, che
questa alta opinione sulla mia famiglia
ti sarà inchiodata nella testa con
chiodi più convincenti delle dicerie
altrui, a patto che le decisioni divine
non smettano di aver corso".
(Natalino Sapegno - Divina Commedia)
| Il serpente tentatore. Currado Malaspina (versi 85 -139) → |
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