Sordello dice: “Scendiamo nella valle, tra le ombre di quei grandi uomini, a parlare con loro, gli farà molti piacere, vedrete. Scendono solo pochi passi e si trovano nella valle, e subito uno di quegli spiriti guarda fissamente Dante.

43E Sordello anco: “Or avvalliamo omai

Tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;

grazioso fia lor vedervi assai”.

46Solo tre passi credo ch’ì scendesse,

e fui di sotto, e vidi che mirava

pur me, come conoscere mi volesse.

Sino ad ora Dante e Virgilio avevano osservato da lontano i principi della valletta. Ora che sono scesi nella valle possono conoscerli da vicino. L’anima che guarda fisso negli occhi Dante, nonostante l’oscurità è una persona nota al poeta, infatti appena lo vede si felicita che la sua anima non sia tra quella dei dannati. Si tratta di Nino Visconti.

49Temp’era già che l’aere s’annerava,

ma non sì che tra li occhi suoi e ‘miei

non dichiarasse ciò che pria serrava.

52Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:

giudice Nin gentil, quanto mi piacque

quando ti vidi non esser tra ‘ rei !

Nino o Ugolino di Giovanni Visconti, discende da illustre famiglia pisana di parte guelfa. Fu giudice, cioè signore del giudicato di Gallura in Sardegna. Nel 1275 tenne insieme al conte Ugolino la signoria di Pisa. Dopo il trionfo dell’arcivescovo Ruggeri e dei ghibellini, andò in esilio, dove fu uno dei principali promotori della lega dei comuni contro Pisa, e nel 1293 capitano della Taglia guelfa. Fra il 1288 e il 1293 fu più volte a Firenze e allora Dante dovette avere occasione di conoscerlo. Morì in Sardegna nel 1296, non riconciliato con la patria e ordinò che il suo cuore fosse portato nella chiesa di San Francesco di Lucca, in terra guelfa.

Dante e Nino si salutano affettuosamente, poi Nino chiede:”Quanto tempo è trascorso dalla tua morte, dai giorni in cui dai lontani lidi del Tevere, ove si raccolgono le anime salve, sei giunto sino a qui?”. “Oh!” rispose Dante “Da stamani sono giunto all’inferno, e sono ancora vivo, sebbene attraverso questo itinerario mi vada disponendo alla vita eterna”

55Nullo bel salutar tra noi si tacque;

poi dimandò:”Quant’è che tu venisti

a piè del monte per le lontane acque?”.

58“Oh!” diss’io lui, “per entro i luoghi tristi

venni stamane, e sono in prima vita,

ancor che l’altra, sì andando acquisti”.

Le parole di Dante scuotono sia Sordello che Nino, che restano allibiti. Dante è un essere vivente !(Che Nino si meravigli del fatto, è comprensibile, ma Sordello, porca la miseria, è con Dante da un bel pezzo ed ancora non si è accorto che Dante è un essere vivente!. Evidentemente era rimasto così colpito dalla presenza di Virgilio, suo idolo, che non si era neanche accorto della presenza di Dante. Ora però, che scopre che il “pezzo raro” tra i due è Dante, rimane stupefatto ed allibito).

61E come fu la mia risposta udita,

Sordello ed elli in dietro si raccolse,

come gente di subito smarrita.

Subito dopo aver udito la risposta di Dante, Sordello e Nino si ritraggono come confusi da un improvviso stupore. Sordello si rivolge con lo sguardo a Virgilio, come dire, “siamo stati insieme da un bel po’, abbiamo parlato e discusso e non mi potevi dire che quel tuo amico è un essere vivente! “ Nino si rivolge ad un altro spirito che siede lì accanto, gridandogli:”Alzati, Currado, viene a vedere che cosa può fare Dio con la sua potenza”.

64L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse

Che sedea lì, gridando:”Su, Currado!

Vieni a veder che Dio per grazia volse”.


 

Immediatamente Nino capisce la grande occasione che gli si presenta. Siccome Dante dovrà ritornare sulla terra ecco che potrà fare da messaggero per far avere sue notizie alla figlia, Giovanna. “Per la gratitudine che tu devi a Dio, che opera e distribuisce i suoi inestimabili doni senza che a noi ci è concesso di capirne le modalità, ti prego, quando ritornerai a terra di portare mie notizie a mia figlia Giovanna. Digli di pregare per me, Dio tiene enormemente in conto le preghiere delle persone che gli sono devote”.

n.b. noi questo già lo sappiamo, ma ogni anima pensa che Dante ignori questa modalità di abbreviare il tempo di permanenza nell’Antipurgatorio. Povero Dante, la lista delle raccomandazioni si allunga a dismisura. L’interrogativo già posto in precedenza si ripropone: come farà a ricordarli tutti?

67Poi, vòlto a me:”per quel singular grado

Che tu dèi a colui che sì nasconde

Lo suo primo perché, che non lì è guado,

70Quando sarai di là da le larghe onde,

dì a Giovanna mia che per me chiami

là dove a li ‘nnocenti si risponde.

Giovanna, figlio di Nino, di circa nove anni nel 1300. Il 26 settembre del 1296, alla morte di Nino, Bonifacio VIII scriveva da Anagni al comune di Volterra, raccomandando la figlioletta del Giudice, ma i Ghibellini di Toscana le tolsero tutti i suoi beni. Fu sposa di Rizzardo da Camino, signore di Treviso e vicario imperiale; nel 1312 le fu ucciso il marito. Passò gli ultimi anni della sua vita in Firenze e fu soccorsa con sovvenzione del comune.

Prosegue Nino:”Non credo che mia moglie mi ami ancora, poiché il suo lutto durò ben poco (trasmutò le bianche bende cioè passò a seconde nozze, lasciando le bianche bende con cui le vedove si coprivano il capo, vestite di color nero) e di questo suo secondo matrimonio ben presto si dovette pentire, poichè l’esito fu molto amaro”.

In pratica Nino era sposato con Beatrice d’Este, madre di Giovanna. Rimasta vedova, Beatrice si trasferisce a Ferrara, dove sposa quattro anni dopo Galeazzo Visconte, signore di Milano. Le nozze avvennero a Modena, e il tre luglio ci fu l’ingresso solenne a Milano. Nel 1302 Galeazzo fu cacciato dalla città, e la moglie ne seguì le vicende in esilio, finchè Azzo, il figlio non riottenne la signoria milanese. Beatrice, rimasta vedova una seconda volta nel 1328, ritornò a Milano e morì nel 1334. Nino è risentito con la moglie. Parlando con Dante la rimprovera quando afferma che si sarà pentita di essersi risposata, considerando le sventure politiche di Galeazzo. Non è improbabile che nel risentimento, ci sia anche un fondo di passione politica: Beatrice che sposa Nino, un guelfo morto in esilio, passò in seconde nozze con un Visconte di Milano, capo dei Ghibellini in Lombardia. Tradotto in parole povere e come se Nino dic esse alla moglie:”Ben di stà! E’ giusta la malasorte che ti è toccata! Non solo ti sei risposata immediatamente dopo la mia morte, ma lo hai fatto con uno che era dalla parte politica avversa alla mia, ma non hai fatto un buon affare, poiché sei finita dalla padella alla brace, rimanendo vedova per la seconda volta!”.

73Non credo che la sua madre più m’ami,

poscia che trasmutò le bianche bende,

le quai convien che, misera!, ancor brami.

Segue una terzina dal tono molto maschilista:

76Per lei assai di lieve si comprende

Quanto in femmina foco d’amor dura,

se l’occhio o ‘l tatto spesso non l’accende.

Chiari i versi? Semplice: “Dal comportamento di una sola donna, si può facilmente giudicare tutte le altre, perché quanto all’infedeltà sono quasi tutte uguali, infatti l’amore delle donne non dura se non si riaccende di continuo con l’occhio o con il tatto”. Versi da condividere? Ognuno giudichi da sé. Se Dante fosse vissuto all’epoca del femminismo sfrenato credo che non se la sarebbe passata liscia!

Riprende il rimprovero di Nino nei confronti della moglie” Se Beatrice, non si fosse rimaritata, avrebbe avuto nel suo sepolcro l’insegna del gallo di Gallura dei Visconti di Pisa, stemma in più onore della vipera con un fanciullo in bocca, ch’è quello dei Visconti di Milano”.

Il tono di Nino è misuratamente accusatorio nei confronti della moglie, come si addice ad un’anima avviata alla beatitudine. Insomma Nino rimprovera la moglie, ma lo fa molto blandamente, perché lui che è destinato alla beatitudine deve saper perdonare. Anche in questa occasione però Dante non è molto chiaro. Infatti anche se la moglie di Nino si è risposata, questo non dovrebbe essere considerato un peccato. Nino non è stato tradito in vita, per dirla chiaramente la moglie non lo cornificava!. Non conosciamo le vicende che indussero la donna a risposarsi. Sappiamo solo che Nino la rimprovera per questo. La vicenda tuttavia non è chiara. Da dove si capisce che Nino è un uomo giusto? Da dove si capisce che invece la moglie è come tutte le donne (accusa un po’ pesante) che tende al tradimento appena il marito si assenta. Beatrice si risposa dopo la morte del marito, in tutta sincerità, non ci vedo nulla di male! Può darsi che ci siano nella vicenda fatti che Dante non cita e che quindi noi non conosciamo, ma se Dante “mette in bocca di Nino” quelle parole accusatorie nei confronti della moglie, evidentemente avrà le sue buone ragioni.

79Non le farà sì bella sepoltura

La vipera che Melanese accampa,

com’avria fatto il gallo di Gallura”.

82Così dicea, segnato de la stampa,

nel suo aspetto, di quel dritto zelo

che misuratamente in core avvampa.