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NoIl serpente tentatore. Currado Malaspina (versi 85 -139)
- Martedì 05 Agosto 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto VIII
Indice
- Il serpente tentatore. Currado Malaspina (versi 85 -139) (<--)
- Gli angeli sparvieri
- Currado Malaspina
Viene descritto l’arrivo del serpente. Il diavolo tentatore ogni sera, prova a indurre i principi della valletta al peccato. Gli angeli lo scacciano via. Dante parla con l’anima di Currado Malaspina.
Nonostante Dante ascolti le parole di Nino, non ha dimenticato che dovrà giungere qualche pericolo e perciò è molto teso. Il suo sguardo è rivolto verso il polo antartico, intorno al quale le stelle si muovono di un moto lento, allo stesso modo che in una ruota si muovono più lente le parti di essa che sono più vicine all’asse.
85Li occhi miei ghiotti andavan pure al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo.
88E ‘l duca mio: “Figliuol, che là su guarde?”.
E io a lui: “A quelle tre facelle
Di che ‘l polo di qua tutto quanto arde”.
Virgilio chiede a Dante cosa stia osservando. Dante risponde:”Quelle tre stelle illuminano tutto il polo antartico”, Virgilio:”Le quattro stelle che hai visto stamattina sono scese verso l’orizzonte, dall’altra parte del mondo, e queste sono ora salite al loro posto”. In queste tre stelle tutti i commentatori antichi sono d’accordo nel vedere un simbolo delle virtù teologali.
91Ond’elli a me: “le quattro chiare stelle
Che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov’eran quelle”.
La “suspense” per qualcosa che deve per accadere, finalmente si scioglie, ed appare il nemico tanto temuto. E’ un serpente. Evidente allegoria del demonio che come ai primordi dell’umanità tentò Eva, adesso ci riprova sui principi della valletta, le cui tentazioni più frequenti durante la vita furono l’orgoglio e la cupidigia, allorché con le guerre e con l’avidità di dominio, per negligenza o per colpa, dimenticarono lo scopo e le finalità del potere sovrano, di cui erano stati investiti dall’alto.
Mentre Virgilio sta parlando, Sordello interviene con decisione e con un dito indica di guardare nell’erba:”Vedete là, il nostro avversario!”
94Com’ei parlava, e Sordello a sé trasse
Dicendo:”Vedi là ‘l nostro avversario”;
e drizzò ‘l dito perché ‘n là guardasse.
Guardano dove ha indicato Sordello e vedono strisciare nell’erba una biscia.
97Da quella parte onde non ha riparo
La picciola vallea, era una biscia,
forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
Il perfido rettile avanza strisciando tra quei magnifici fiori e l’erba candida, voltando il capo a destra e a sinistra, e leccandosi il dorso come fanno gli animali quando si lisciano il pelo.
100Tra l’erba e ‘ fior venìa la mala striscia,
volgendo ad ora ad ora la testa e ‘l dosso
leccando, come bestia che si liscia.
Dante non vede, e quindi non è in grado di descrivere, quando i due angeli, simili a sparvieri, si scagliano contro il serpente, muovendosi in contemporanea dalle sponde del monte dove si erano collocati, in modo sincrono e regolato. Il serpente fugge e ritorna da dove è venuto.
103Io non vidi, e però dicer non posso,
come mosser li astor celestiali;
ma vidi bene e l’uno e l’altro mosso.
106Sentendo fender l’aere a le verdi ali,
fuggì ‘l serpente, e li angeli dier volta,
suso a le poste rivolando iguali.
Mentre avviene l’assalto degli angeli contro il serpente, l’ombra (è Corrado Malaspina), che si è avvicinato a Nino Visconti, quando è stata chiamata, continua a fissare Dante.
109L’ombra che s’era al giudice raccolta
Quando chiamò, per tutto quello assalto
Punto non fu da me guardar sciolta.
L’anima si rivolge a Dante e con tono dimesso dice:”Possa la Grazia divina trovare nella tua volontà tanta cooperazione e dovizia quanto ne occorra per giungere alla sommità della vetta, al Paradiso Terrestre.”
112“Se la lucerna che ti mena in alto
truovi nel tuo arbitrio tanta cera,
quant’è mestiere infino al sommo smalto.”,
L’anima chiede a Dante se conosce notizie della Val di Magra (della Lunigiana e dei paesi vicini), e di riferirgliele poiché lui in quella terra era una persona importante.
115cominciò ella, “se novella vera
di Val di Magra o di parte vicina
sai, dillo a me, che già grande là era.
Poi si presenta: Io fui chiamato Currado Malaspina e sono discendente del vecchio Currado. Qui espio i miei peccati. Il mio amore in terra fu egoista, rivolta solo alla mia casata, qui l’amore è disinteressato, è rivolto unicamente verso Dio”.
Currado Malaspina fu figlio di Federico I, marchese di Villafranca in Val di Magra e nipote di Currado, il vecchio capostipite dei Malaspina di Mulazzo (o dello spina secco), signore della Lunigiana. Morì verso il 1294.
118Fui chiamato Currado Malaspina;
non son l’antico, ma di lui discesi;
a’ miei portai l’amor che qui raffina”.
Dante risponde cortesemente:”Non visitai mai i vostri paesi, ma in tutta Europa è nota la fama di liberalità dei signori che governano quei posti. La fama che onora la famiglia dei Malaspina ne esalta i signori e ne esalta il territorio, in modo che anche chi non l’ha ancora visitata ne ha sentito parlare, vi giuro perciò, possa io salire fino alla cima, che la vostra stirpe non smette di fregiarsi del massimo grado di ricchezza e di valore militare.
121“Oh!”, diss’io lui, “per li vostri paesi
già mai non fui; ma dove si dimora
per tutta Europa ch’ei non sien palesi ?
124La fama che la vostra casa onora,
grida i segnori e grida la contrada,
sì che ne sa chi non fu ancora;
127e io vi giuro, s’io di sopra vada,
che vostra gente onrata non si sfregia
del pregio de la borsa e de la spada.
I trovatori provenzali avevano celebrato con le loro canzoni la liberalità dei Malaspina, per cui la voce di Dante si unisce a quella degli altri poeti, per celebrare le virtù di coloro che onoravano la poesia. Dante dice di non conoscere ancora quei paesi, afferma però che i signori del luogo sono conosciuti in tutta Europa, esaltando così la famiglia dei Malaspina, presso cui troverà esilio liberale, accoglienza, come presso quella degli Scaligeri.
Prosegue l’elogio di Dante alla casata dei Malaspina:”l’esercizio del bene e la disposizione naturale hanno stabilito una consuetudine ed una tradizione, che si propaga e continua nella discendenza, per cui i Malaspina sono i privilegiati signori, che camminano sulla retta via, per quanto Roma, cioè il papa e l’imperatore faccia torcere il mondo dal retto sentiero”
130Uso e natura sì la privilegia,
che, perché il capo reo il mondo torca,
sola va dritta e ‘l mal cammin dispregia.”
Currado Malaspina risponde al poeta con una profezia che si ricollega alle vicissitudini dell’esilio di Dante:”Il sole non ritornerà sette volte sotto il segno dell’Ariete (l’immagine riproduce esattamente la posizione dell’animale nelle carte dell’astronomia, in cui è descritto l’anno solare), cioè non trascorreranno sette anni che questa vostra cortese opinione sulla mia casata sarà ancor più fissata nella mente, con argomenti più convincenti che non le parole altrui. Questo sarà il destino, sempre se, non si interrompe il giudizio divino (n.b. il giudizio divino che ha decretato l’esilio del poeta).
133Ed elli:”Or va; che ‘l sol non si ricorca
Sette volte nel letto che ‘l Montone
Con tutti e quattro i piè cuopre ed inforca,
136Che cotesta cortese oppinione
Ti fia chiavata in mezzo de la testa
Con maggior chiovi che d’altrui sermone,
139Se corso di giudicio non s’arresta.”
Il canto si chiude con questa previsione che condanna Dante all’esilio, ma che lascia al poeta la speranza di trovare accoglienza da parte di quelle famiglia che erano ben disposte a dare asilo a poeti e trovatori che erano condannati all’esilio. Fra queste famiglie, Dante serba riconoscenza e gratitudine a quella dei Malaspina
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