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NoGli angeli verdi della valletta (versi 1- 42)
- Martedì 05 Agosto 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto VIII
Indice
- Gli angeli verdi della valletta (versi 1- 42) (<--)
- Aguzza qui lettor...
Gli angeli inviati dalla Madonna giungono nella valletta dei principi a difenderli dall’insidia di Satana. L’allegoria della tentazione nel peccato è evidente.
Gli angeli inviati dalla Madonna giungono nella valletta dei principi a difenderli dall’insidia di Satana. L’allegoria della tentazione nel peccato è evidente.
1Era già l’ora che volge il disio
Ai navicanti e ‘ntenerisce il core
Lo dì c’han detto ai dolci amici addio;
4E che lo novo peregrin d’amore
Punge, se ode squilla di lontano
Che paia il giorno pianger che si more
7Quand’io incominciai a render vano
L’udire e a mirare una de l’alme
Surta, che l’ascoltar chiedea con mano.
L’inizio del VIII canto è degno del miglior Dante. ”Era già l’ora che induce un tenero senso di nostalgia nel cuore dei naviganti, al termine della prima giornata del loro viaggio, l’ora che fa sentire in maniera più intensa e struggente il desiderio della patria, delle cose e delle persone care. Il pellegrino che non è ancora abituato al distacco, nell’ora della sera, quando ode le campane dell’Ave Maria, avverte un senso acuto di profonda nostalgia verso le cose che a lasciato a casa”. Questo è il paragone tra il poeta, che come un pellegrino ha lasciato la sua terra, e quella di un viaggiatore che nelle ore serali, avverte una struggente nostalgia del luogo natio.
Dante prosegue:“Incominciai a non udire più il canto dell’Ave Maria. Le anime avevano smesso di cantare. Anche Sordello aveva smesso di parlare”. Ad un tratto un anima che si era alzata in piedi fa segno al poeta che vuole parlargli.
Quest’anima con le mani congiunte in segno di preghiera, leva gli occhi verso l’oriente come se dicesse rivolto a Dio, “Non mi preoccupo altro che di pregare” inizia ad intonare un canto, Te lucis ante, l’inno attribuito a Sant’Ambrogio, con cui si invoca l’aiuto celeste contro le tentazioni notturne. Questa dolce melodia rapisce in poeta che cade in una specie di estasi. Improvvisamente tutte le altre anime della valletta iniziarono a cantare.
10Ella giunse elevò ambo le palme,
ficcando li occhi verso l’oriente,
come dicesse a Dio: “D’altro non calme.”
13“Te lucis ante” sì devotamente
le uscio di bocca e con sì dolci note,
che ne fece me a me uscir di mente;
16e l’altre poi dolcemente e devote
seguitar le i per tutto l’inno intero,
avendo li occhi a le superne rote.
E’ una scena idilliaca quella che Dante ci presenta. L’anticamera del Paradiso. Anime pie, che pregano per purgarsi dei peccati, in una valletta che coperta di meravigliosi fiori e fragranti profumi li accoglie nell’estasi mistica della purezza e della Grazia. Ma, c’è nell’aria qualcosa di strano, c’è la sensazione che qualcosa di sacrilego stia per accadere. Stanno calando le tenebre della notte. E’ la prima notte che i due pellegrini stanno per trascorrere nel Purgatorio. Si sono dovuti fermare a riposare. Sordello ha consigliato loro di non procedere nella salita durante le ore notturne, non ne ha spiegato chiaramente il motivo. Non si è ben capito se non ha voluto spiegarne le ragioni oppure il motivo è ignoto anche a lui. Ma ha sconsigliato di camminare di notte. Perché di notte non si può procedere?, Cosa lo impedisce? Tutto sembra tranquillo nessuna minaccia si evidenzia, eppure aleggia una sensazione di mistero. La situazione ricorda molto i gialli di Agata Cristhie. La Cristhie, da gran maestra di gialli qual’era, sosteneva che il luogo ideale per un omicidio, non è un luogo malfamato, o un posto orrido, ma un bel prato fiorito, una bella biblioteca, cioè luoghi dove nessuno mai si aspetterebbe un episodio di sangue, tanto lindo e candido è l’ambiente, che sembrerebbe una cosa contro natura profanarlo. Il contrasto tra un posto immacolato e un’azione delittuosa, genera secondo la scrittrice inglese, un senso di smarrimento e di paura nel lettore, poiché lo spiazza, lo scuote ponendogli nella mente una situazione estremamente contrastante. La mente del lettore subisce un trauma nel passare da una situazione dove regna l’ innocenza ad una situazione di violenza efferata. Il luogo dove Dante pone i suoi protagonisti, ossia la valletta incantata, somiglia molto al “giardino in fiore” della Cristhie. Echeggiano nell’aria le parole di Sordello che minacciosamente ammonivano “…la notte è piena di tentazioni ed anche le anime che sono animate da grande volontà di purificarsi possono peccare…”
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