Sordello è entusiasta per aver conosciuto Virgilio. Nutre grande stima per il maestro latino. Gli chiede perché si trova in Purgatorio e da dove proviene. La risposta di Virgilio è intrisa di tristezza , poiché la sua anima è stata destinata nel Limbo.

 

Dopo aver concluso il suo veemente sfogo, Sordello manifesta tutta la sua gioia per avere incontrato i due poeti. Chiede loro “Chi siete?, da dove venite?”Domanda insidiosa per Virgilio. Non sarà facile spiegare a Sordello la loro complicata situazione. Non è immaginabile per Sordello ipotizzare che dei due poeti, uno (Virgilio) vive nell’Inferno, e l’atro (Dante ) è uomo vivo.

Virgilio spiega:” Io sono morto prima che Gesù Cristo scendesse sulla terra per la salvezza dei peccatori. Prima che questo avvenisse non esisteva il Purgatorio, e le anime delle persone giuste, ma necessariamente pagane, che non avevano la possibilità di purgare i loro peccati, finivano nel Limbo. Sono morto all’epoca di Ottaviano Augusto. Sono Virgilio, e mi trovo all’Inferno per non aver avuto la possibilità di conoscere la fede in Dio”

  

1Poscia che l’accoglienze oneste e liete

Furo iterate tre e quattro volte,

Sordel si trasse, e disse:”Voi, chi siete ?”.

  

4“Anzi che a questo monte fosser volte

l’anime degne di salire a Dio,

fur l’ossa mie per Ottavian sepolte.

  

7Io son Virgilio; e per null’altro rio

Lo ciel perderei che per non aver fè”.

Così rispuose allora il duca mio.

 

Virgilio è veramente un personaggio importante. Dante non lo ha eletto a caso suo maestro. La fama del grande poeta latino è rimasta inalterata nel corso dei secoli e tutti gli uomini di cultura, soprattutto chi si cimenta nel campo della poesia e delle lettere, stima e ammira il grande scrittore latino. Sordello, come si è detto, è un trovatore, non ha scritto opere mirabili, non ha lasciato tracce di sé da consegnare ai posteri. Trovarsi dinanzi a Virgilio, modello massimo in campo letterario, lo lascia senza fiato. Sordello nell’apprendere che l’uomo che ha di fronte a sé è Virgilio, confusamente dice “Ella è…non è” balbetta . Poi abbassa la testa e umilmente abbraccia il maestro nel tipico atteggiamento di riverenza che usa una persona minore che confronti di chi ritiene più grande.

   

10Qual è colui che cosa innanzi sé

Subita vede ond’è si maraviglia,

che crede e non, dicendo “Ella è..non è…”,

  

13tal parve quelli; e poi chinò le ciglia,

e umilmente ritornò ver’ lui,

e abbracciol là ‘ve ‘l minor s’appiglia.

 

“O gloria latina, degli italiani antichi e moderni” dice Sordello “tu, che con la eccellenza espressiva hai mostrato tutto ciò che poteva la nostra lingua. Vanto e onore di Mantova, nostro luogo natio, per quale grazia, per quale fortuna ho avuto il merito d’incontrarti? Ma dimmi, se come dice, vieni dall’inferno, da quale cerchio di quel luogo vieni?”

   

16“O gloria di Latin”, disse, “per cui

mostrò ciò che potea la lingua nostra,

o pregio etterno del loco ond’io fui,

  

19quale merito o qual grazia mi ti mostra ?

S’io son d’udir le tue parole degno,

dimmi se vien d’inferno, e di qual chiostra”.

 

Virgilio: “Vengo dall’inferno, dove ho attraversato tutti i gironi. Questo compito mi è stato assegnato da una persona che sta nell’alto dei cieli, e grazie al suo aiuto che sono potuto giungere sino a qua. Purtroppo come ti ho detto sono stato condannato nel Limbo, non per aver commesso peccato, ma per non aver avuto fede. Dio a cui tu sei destinato, dopo aver scontato la tua pena nel purgatorio, è venuto a salvare gli uomini sulla terra. Egli è venuto sulla terra dopo la mia morte, e quindi non ho potuto  avere la fortuna di avere fede in lui. Questo ha determinato la mia condanna!. Il Limbo, dove io vivo, non è un luogo di martiri, non vi sono pene fisiche, non vi sono urla di dolore dei dannati, vi sono solo sospiri, di gente condannata a non vedere mai la luce di Dio. In questo triste luogo stò con i pargoli innocenti, morti prima che fossero stati battezzati, e quindi con il peccato originale addosso. Stò con tutte quelle persone che pur non commettendo peccati, non conobbero Dio, e quindi non possono avere quelle virtù teologiche, quali la fede, la speranza e la carità, che devono essere possedute solo da chi è stato investito della Grazia di Dio.”

   

22“Per tutt’i cerchi del dolente regno”,

rispuose lui, “son io di qua venuto;

virtù del ciel mi mosse, e con lei vegno.

  

25Non per far, per non fare ho perduto

A veder l’alto Sol che tu disiri

E che fu tardi per me conosciuto.

  

28Luogo è là giù non tristo di martiri,

ma di tenebre solo, ove i lamenti

non sonan come guai, ma son sospiri.

   

31Quivi sto io coi pargoli innocenti

Dai denti morsi de la morte avante

Che fosser da l’umana colpa essenti;

   

34Quivi sto io con quei che le tre sante

Virtù non si vestiro, e sanza vizio

Conobber l’altre e seguir tutte quante.

  

37Ma se tu sai e puoi, alcuno indizio

Dà noi per che venir possiamo più tosto

Là dove purgatorio ha dritto inizio.”

  

Dopo aver spiegato la sua triste condizione, di anima perduta nell’inferno, pur non avendo avuto grandi colpe, Virgilio tace. (è indispensabile che qui io apra un’ampia parentesi, e pur di apparire poco riguardoso nei confronti del sommo Poeta Dante, devo precisare alcune cose. Virgilio è stato collocato nel Limbo, D’accordo!, non è un girone infernale terribile, non si soffrono pene corporali, non vi sono diavoli e tipacci tipici degli altri gironi infernali, però, non è sicuramente un bel posto. C’è una tristezza da far paura, nessuno ride, tutti sono cupi. Non parliamo poi delle anime dei pargoli, non deve essere certo una bella scena vedere intorno a sé tanti neonati, che se ne stanno lì a fare chi sa cosa. Certo, ci sono pure illustri uomini, come Platone, Aristotele, Orazio. Ma, sono tutti tristi!, infelici!, mesti e pensierosi se ne vanno a spasso, sanno che non vedranno mai la luce di Dio, la sola cosa che può dare la felicità. Lungi da me l’idea di contestare la logica di Dante per cui chi muore senza la fede non può che finire all’inferno, però,  qualche eccezione Dante l’ha fatta. Tipico esempio è Catone, il guardiano del Purgatorio, morto suicida e pure pagano. Tutte le anime dei grandi personaggi biblici ripescate da Cristo dopo la sua morte, il quale scese nel Limbo e portò con sé tutti loro. Anime degne, anzi degnissime, ma suvvia, si poteva fare anche un’eccezione per questo pover’uomo di Virgilio. Come, caro Dante, te lo scegli per maestro, chiunque lo riconosca si prostra ai suoi piedi e gli riconosce grandi virtù e sapienza e tu, sommo poeta, per ringraziarlo di tutto ciò, lo sbatti all’inferno e non gli dai la minima "chance" di cambiare condizione. Francamente mi sembra una ingiustizia! Che colpa ha quest’uomo se è nato prima che Cristo scendesse sulla terra?, come poteva avere fede se non aveva mai sentito parlare di Cristo?. Insomma Dante che quanto vuole se ne inventa di tutti i colori per salvare le anime che gli sono simpatiche, non fa un’eccezione per Virgilio. Quel che è peggio è che lo stesso Dante soffre nel vedere la triste condizione del suo maestro, ogni volta che il poeta mantovano racconta le sue vicende, Dante tace ed ascolta. Si capisce che ci sta male, che un po’ si vergogna. La condizione di Virgilio lo rende infelice. E allora, il poeta poteva fare un’eccezione, poteva trovare una scappatoia per quest’uomo, per esempio poteva dire , ti devi fare 1000 anni o 2000 anni nel Limbo, poi altri 1000 nel Purgatorio ma alla fine giungerai in Paradiso. No!, per Virgilio nessuna speranza. Vedremo verso la fine della cantica sul Purgatorio che Virgilio scomparirà dalla scena silenziosamente. Svolto il suo difficile compito , se ne ritornerà nel Limbo e chi se visto si è visto. Lasciatemelo dire: quello che Dante fa con Virgilio NON E’ GIUSTO!