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NoParafrasi
- Domenica 04 Gennaio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VII
Parafrasi canto settimo purgatorio
Dopo che le accoglienze cortesi e festose
Furono ripetute più volte,
Sordello si ritirò e disse: “Voi chi siete?”
“Prima che a questo monte fossero destinate
Le anime degne di salire a Dio (poiché
Prima dell’avvento di Cristo, che s’incarnò sotto
Augusto, non vi era Purgatorio),
le mie ossa furono sepolto sotto Ottaviano.
Io sono Virgilio, e per nessun’altra colpa
Persi il cielo se non per non avere
Avuto la fede in Cristo.
Così risposi allora alla mia guida.
Qual è colui che cosa innanzi a sé
Subito vede e se ne meraviglia,
che crede e non crede di vedere,
dicendo:”Ella è…non è…”,
tale parve Sordello; e poi chinò le ciglia,
e umilmente ritornò verso Virgilio,
e l’abbracciò, dal petto in giù, dov’è usanza
che abbracci il minore in dignità.
“O gloria degli italiani, antichi e moderni”,
disse “che mostrasti tutte le possibilità
espressive della nostra lingua,
o eterno vanto della mia città nativa, Mantova,
quale merito o quale grazia mi consente di vederti!.
Se io sono degno di udire le tue parole,
dimmi se vieni dall’inferno e da quale cerchio”.
“Per tutti i cerchi del dolente regno”
Rispose Virgilio “Io sono arrivato qui.
Virtù del cielo mi mosse e con il suo soccorso,
tramite lei, sono giunto qui.
Ma non per peccato commesso, ma per non
Avere avuto fede di vedere Dio,
che tu desideri vedere ed hai
la sicura speranza che questo tuo
desiderio di vederlo, mentre io
invece sono senza speranza.
Dove vivo io, non è un luogo
Di martiri, ma solo di tenebre,
dove i lamenti non sono dovute
a pene corporali, ma sono sospiri.
Qui sto con i bambini innocenti,
morti prematuramente,
qui sto con quelli che non si
adornarono delle virtù teologali, sebbene
praticassero
senza vizio, in maniera esemplare,
tutte le altre virtù, morali e intellettuali.
Se tu conosci la via e se non ti è
Vietato indicarlo, dicci qual è la
Strada più breve per giungere al Purgatorio.
Sordello rispose:”Alle anime del purgatorio
Non è imposta una dimora fissa,
mi è concesso andare per le falde del monte
e salirle, ma non oltrepassare la
soglia del purgatorio propriamente detto.
Fin dove mi è lecito andare,
verrò insieme con te e
ti farò da guida. Ma vedi che già
il giorno declina e andare su di notte
non si può, è opportuno trovare un luogo
gradevole per trascorrervi la notte.
Da questa parte vi sono anime
Appartate. Se mi consenti ti
Condurrò ad esse, e non senza
Diletto, ti saranno note”.
“Perché” rispose Virgilio
“chi volesse salire il monte di notte
È impedito? Per colpa di una forza
Esterna o perché non ne ha la forza?”.
E il buon Sordello strofinò per te rra il dito
Dicendo:”Vedi? Solo questa riga, non devi
Varcare, dopo che il sole è tramontato,
non perché il salire sia ostacolato da
nessun’altra cosa, se non dalla tenebra,
la quale togliendo il potere, impedisce
la volontà. Per mezzo della tenebra,
si potrebbe scendere e errare intorno al monte,
finchè l’orizzonte escluda il sole”.
Allora il mio signore, quasi meravigliandosi,
“Conducici” disse “andiamo là
Dove dici che si può dimorare con diletto”.
Ci eravamo allontanati un poco da
Quel luogo,
quando mi accorsi che il monte era incavato
alla stessa maniera come sulla terra, le
valli formano una nicchia.
“colà” disse Sordello “andremo dove
La costa si avvalla, e lì attenderemo
Il nuovo giorno”.
Tra la vetta e il piano, il sentiero
Era obliquo, e ci condusse alla parete
Laterale della cavità, dove l’altezza di quella
Parete, degradante è ridotta
A meno della metà rispetto a quella ch’essa
Si innesta al fondo della valle.
Oro e argento puro, cocco e biacca,
indico legno, lucido sereno,
fresco smeraldo,
tutti i colori più belli della terra
sarebbero vinti, apparirebbero sbiaditi,
a paragone dei colori dell’erba e dei fiori
posti in quella valletta, come il minimo
è vinto dal maggiore.
Non solamente la natura aveva qui
Colorato di vari colori il terreno,
ma si sentivano mille soavi odori,
e tutti insieme formavano un unico
odore, che non si poteva conoscere
distintamente di quali odori fosse composto.
“Salve regina” sul verde e nei fiori,
là dove c’eravamo fermati, vidi, seduti,
anime cantare, che a cagione
dell’avvallamento in cui erano poste,
apparivano fuori dalla valle.
“prima che il sole tramonti”
Cominciò il mantovano che ci
Aveva condotto lì, “non vi condurrò
Tra coloro che vedete.
Da questo balzo li potete vedere meglio,
e di qui li potete conoscere tutti meglio,
che non nella valle, mescolandovi fra loro.
Colui che siede più in alto e mostra
L’atteggiamento di essere stato negligente
Nel fare quello che doveva, e non canta
Come gli altri, tutto assorto com’è nel
Ricordo e rimorso dalla su negligenza,
è Rodolfo d’Asburgo, imperatore,
che poteva sanare le piaghe che hanno
ucciso l’Italia, sicchè sarà troppo tardi
ormai per chiunque tentare di risanarla da
quelle piaghe, perché essendo già morta, sarà
vano ogni tentativo di risanarla.
L’altro che nell’aspetto lui conforta,
resse la Boemia, dove nascono le acque
che confluiscono alla Moldava e
che questa riversa nell’Elba, che le
porterà al mare, è Ottachero II, re di Boemia.
Valeva molto più lui da bambino
Che non suo figlio Venceslao da uomo maturo.
Venceslao vive nell’ozio e nella lussuria.
Quel nasetto (Filippo II l’Ardito, re di Francia)
Che è vicino a Enrico il Grasso, è il re di Navarra.
Morì fuggendo e disonorando l’insegna della
Casa reale di Francia, guardate là come
Si batte il petto!
L’altro vedete, ha posato la guancia sul
Palmo della amano, sospirando, come
Se fosse un letto.
Essi sono il padre (Filippo III) e
il suocero (Enrico) del male
della Francia (Filippo il Bello).
Conoscono la sua vita viziata e sozza,
e da lì gli viene un dolore che li trafigge.
Quello (Pietro III d’Aragona) che è robusto
E che canta con colui dal maschio naso,
fu un uomo pieno di valore e di virtù,
e se fosse rimasto dopo di lui
il giovinetto (Pietro, ultimogenito) che siede
dietro di lui, si sarebbero trasmesse
bene da un re all’altro, il
retaggio della virtù, la qual cosa
non si può dire degli altri eredi
Giacomo II, re di Sicilia e del fratello Alfonso,
nessuno dei due possiede le virtù del padre.
Di rado la virtù dei padri trapassa
Nei figli, e questo è voluto da Dio,
che la dà, affinchè la si riconosca
non dalla nascita, ma da lui.
Anche al nasuto (a Carlo d’Angiò) sono
Da riferire le mie parole,
non meno ch’a l’altro, Pier, che con lui
canta, per la qual cosa (e cioè per
questa legge, testè annunciata, che i figli
sono spesso degeneri della virtù paterne9
Puglia e Provenza si dolgono, essendo
Passate dal governo di Carlo I a quello
Di suo figlio Carlo II, detto il Ciotto o lo Zoppo.
Tant’è che Carlo II (la pianta) è tanto
Inferiore al padre, quanto Costanza, la
Figlia di Manfredi e vedova di Pietro II d’Aragona,
ha motivo di vantarsi di suo marito, più che
non Beatrice di Provenza e Margherita di Borgogna,
le due moglie di Carlo II d’Angiò, avessero motivo
di vantarsi di loro.
Vedete il re dalla semplice vita,
sedere là solo, Arrigo d’Inghilterra:
Arrigo è più fortunato nei suoi discendenti.
Quello che sta seduto più in basso,
come sovrano di minor grado, è
Guglielmo VII, per cui Alessandria e la sua
Guerra fecero piangere le terre
Del Monferrato e del Canavese.
(Divina Commedia - Natalino Sapegno)
| I principi negligenti della valletta ( versi 97-136) → |
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