Vedi anche

Vedi anche

Informatica

Utenti online

No

La valletta incantata (versi 37-81)

  • PDF
Skip Table of Contents

Indice

  1. La valletta incantata (versi 37-81) (<--)
  2. Un posto meraviglioso

Virgilio rivolgendosi a Sordello:”Se tu conosci la via, e non ti è vietato dirlo, indicaci la strada migliore per accedere al Purgatorio”

37Ma se tu sai e puoi, alcuno indizio

Dà noi per che venir possiamo più tosto

Là dove purgatorio ha dritto inizio.”

 

Sordello spiega a Virgilio la particolare condizione delle anime che si trovano nell’Antipurgatorio:” A noi anime dell’Antipurgatorio, non ci è imposta una dimora fissa, possiamo aggirarci per il monte, e salirlo sin dove vogliamo. Non possiamo però passare la soglia dell’Antipurgatorio, quella che porta al Purgatorio vero e proprio. Se volete posso accompagnarvi e indicarvi così la strada migliore per salire il monte. Come vedete il giorno stà per declinare, e andare su di notte non si può. E’ opportuno quindi trovare un luogo gradevole per trascorre la notte”.

40Rispuose : “Loco certo non c’è posto;

licito m’è andar suso e intorno;

per quanto ir posso, a guida mi t’accosto.

 

43Ma vedi già come di china il giorno,

e andar su di notte non si puote;

però è buon pensar di bel soggiorno.

 

“In questa zona dell’Antipurgatorio vi sono anime di personaggi autorevoli: sovrani e dignitari, che tardarono fino all’ultimo la penitenza, distratta dalla cura e dagli interessi del loro ufficio. Vi condurrò da loro e vedrete che vi saranno note”.

Virgilio è curioso, vuole sapere perché di notte è impedita la salita del monte. Chiede:”Perché non si può salire di notte, c’è qualcuno che lo impedisce oppure non conviene per qualche altro motivo?”. Sordello tace, quindi col dito segna una linea per terra (il gesto è simbolico, e ricorda il gesto di Cristo che plasma fango di saliva e di terra per aprire i sensi degli infermi, o che scrive nella polvere durante il giudizio dell’adultera), poi aggiunge” Vedì? Non dobbiamo varcare questa riga che ho segnato per terra, dopo che il sole sia tramontato. Non c’è un motivo preciso per cui non si debba proseguire la salita dopo il giorno. Non è prudente, poiché le tenebre, rendono ardua la salita anche a chi ha grande volontà di proseguire”  

46Anime sono a destra qua remote;

se mi consenti, io ti merrò ad esse,

e non sanza diletto di fier note.”

 

49“Com’è ciò ?”, fu risposto: “chi volesse

salir di notte, fora elli impedito

d’altrui, o non sartia chè non potesse ?”.

 

52E ‘l buon Sordello in terra fregò ‘l dito,

dicendo:”Vedi ? solo questa riga

non varcheresti dopo ‘l sol partito:

 

55*non però ch’altra cosa desse briga,

che la notturna tenebra, ad ir suso:

quella col non poder la voglia intriga.

 

“proseguiamo intorno al monte, mentre il sole sta tramontando” conclude Virgilio.

 

58Ben si poria con lei tornar in giuso

E passeggiar la costa intorno errando,

mentre che l’orizzonte il di tien chiuso”.

  

Virgilio:” Conducici dunque verso questo posto dove si può stare tranquilli durante le ore notturne”.


 

I tre poeti proseguono quindi il loro cammino in un punto dove la montagna forma una sorta di nicchia scavata a mezza costa. I fianchi, le pareti laterali della valletta degradano da un massimo di altezza corrispondente alla parete di fondo della nicchia, fino ad un minimo, là dove il piano della valla s’affaccia sull’abisso.

61Allor il mio segnor, quasi ammirando,

“Mename”, disse, “dunque là ‘ve dici

ch’aver si può diletto dimorando.”

 

64Pocoallungati c’eravam di lici,

quand’io m’accorsi che ‘l monte era scemo,

a guisa che i valloni li sceman quinci.

  

Sordello: “Ci recheremo là”, e indica un posto dove la costa si avvalla, “e attenderemo il nuovo giorno”. Attraverso un sentiero obliquo, i tre poeti si avviano verso la valletta.

 

67“Colà”, disse quell’ombra, “n’anderemo

dove la costa face di sé grembo;

e là il novo giorno attenderemo”.

 

I tre poeti arrivano in un luogo meraviglioso. Un anticipo della bellezza che troveranno poi nel Paradiso Terrestre. Un luogo speciale. Tutta la valletta è un gioco di colori. Vi sono i colori più belli della terra, ma di una tonalità più accesa . Oro e argento puri, cocco (la cocciniglia, da cui si estrae un prodotto che serve a tingere i panni), bianco, indaco, il colore del legno lucido, sereno, fresco smeraldo, di fronte ai colori dell’erba di quella valletta non sono niente, appaiono come colori sbiaditi.

70Tra erto e piano era un sentiero sghembo,

che ne condusse in fianco de la lacca,

là dove più ch’a mezzo muore il lembo.

 

73Oro e argento fine, cocco e biacca,

indaco, legno lucido, sereno,

fresco smeraldo in l’ora che si fiacca,

 

Quell’erba e quei fiori, oltre ad avere un colorito intenso che in terra non c’è uguale, producono un odore unico, non conosciuto e indefinibile: gli innumerevoli odori della valletta formano un unico, identico aroma.

76da l’erba e da li fior dentr’a quel seno

posti, ciascun saria di color vinto,

come dal suo maggiore è vinto il meno.

 

79Non avea pur natura ivi dipinto,

ma di soavità di mille odori

vi facea uno incognito e indistinto.

 
Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Febbraio 2012 21:00

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna