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No"Sconto di pena" per la anime (versi 25-57)
- Sabato 26 Luglio 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto VI
Indice
- "Sconto di pena" per la anime (versi 25-57) (<--)
- Beatrice chiarirà i dubbi di Dante
Dante alla fine riesce a liberarsi dalla folla delle anime. Il Poeta è spossato dalle continue richieste ricevute. Nutre pietà per quelle anime. Sono spiriti pentiti all’ultima ora, deceduti di morte violenta. Dalle loro vicende emerge una visione tragica dei tempi di Dante. Il concetto fondamentale è che queste anime ingiustamente colpite nel loro destino umano, per mezzo della preghiera, possono affrettare la visione di Dio. Dante pone a Virgilio alcuni quesiti relativi alla sorte di queste anime. Bisogna premettere che Virgilio (è superfluo dirlo, ma è bene ricordarlo) è il maestro di vita supremo per Dante, è la luce, la guida di tutta la sua vita. Dante conosce a memoria le opere del poeta mantovano, le ha studiato e ristudiato, nemmeno una virgola delle sue opere gli è ignota. Ecco allora che alla luce delle conoscenze che Dante ha delle opere di Virgilio gli rammenta un passo dell’Eneide in cui la Sibila dice a Palinuro insepolto di non supplicare gli dei a modificare il loro decreto assoluto:”Cessa di sperare che i fati stabiliti dagli dei si pieghino con le preghiere”
25Come libero fui da tutte quante
Quell’ombre che pregar pur ch’altri prieghi,
si che s’avacci lor divenir sante,
28io cominciai: “El par che tu mi nieghi,
o luce mia, espresso in alcun testo,
che decreto del ciel orazion pieghi;
Dante chiede a Virgilio “Maestro, tu sostieni che il decreto divino è immutabile, perché allora queste anime sperano di modificare la loro sorte con le preghiere?”
31e questa gente prega pur di questo:
sarebbe dunque loro speme vana,
o non m’è ‘l detto tuo ben manifesto ?”.
Virgilio spiega:” Quello che ho scritto nell’Eneide, lo confermo. E devo tra l’altro aggiungere che la mia spiegazione non è ambigua come può sembrare a prima vista. Ascoltami e ti spiegherò come stanno le cose. Queste anime devono scontare la pena che Dio ha loro assegnata. Il decreto divino vuole che l’anima paghi per i suoi peccati, ma l’anima può espiare la pena sia dimorando in Purgatorio il tempo assegnatoli, sia riducendo questo tempo con la preghiera dei viventi. Non si muta il concetto della soddisfazione che le anime devono rendere a Dio, ma solo il modo di compensazione, che è condizionato dal principio delle indulgenze applicate ai trapassati, e questo per lo stesso volere di Dio. E’ evidente però che le preghiere devono essere fatte da persone in grazia di Dio. I peccatori non pregano, ma se anche lo facessero, le loro preghiere non avrebbero alcun significato. Nell’Eneide dove io sostengo la mia tesi, il difetto dell’espiazione non poteva essere corretto con la preghiera, perché la preghiera era pronunciata da pagani e non poteva come tale giungere a Dio.”
34Ed elli a me:”La mia scrittura è piana;
e la speranza di costor non falla,
se ben si guarda con la mente sana:
37chè cima di giudico non s’avvalla
perché foco d’amor compia in un punto
ciò che dè sodisfar chi qui si astalla,
40e là dov’io fermai cotesto punto,
non s’ammendava, per pregar, difetto,
perché ‘l priego da Dio era disgiunto.
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