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Le anime dei morti per violenza (versi 1-24) - Altri personaggi

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L’altro aretino citato da Dante è Guccio dei Tarlati da Pietramola, Ghibellino d’Arezzo, annegato nell’Arno combattendo contro i fuoriusciti della famiglia dei Bastoli.

16Quivi pregava con le mani sporte

Federigo Novello, e quel da Pisa

Che fè parer lo buon Marzucco forte.

Federigo Novello, figlio di Guido Novello dei conti del Casentino, ucciso nel 1289, presso Bibbiena, forse dall’aretino Fumaiolo di Alberto dei Bostoli. “Quel di Pisa”è un figlio di Marzocco degli Scornigiani, che i commentatori lo indicano con il nome di Farinata, ma probabilmente è da identificare con Gano, fatto uccidere nel 1287 dal conte Ugolino, durante l’aspra contesa fra questo e il Visconti per il dominio di Pisa. Marzocco fu uomo di grande importanza, più volte incaricato di importanti uffici fra il 1250 e il 1278; nel 1286 entra nell’ordine francescano e trascorre l’ultimo decennio del secolo nel convento di S.Croce a Firenze, dove Dante ebbe forse occasione di conoscerlo di persona, allorché frequentava la scuola dei religiosi. Il modo in cui mostrasse la sua forza d’animo nell’occasione della morte del figlio è variamente narrato dai commentatori. Una versione che risale al Boccaccio, dice che egli si presenta, travestito e senza dare alcun segno di dolore dinanzi a Ugolino per chiedergli che si concedesse gli onori funebri al cadavere, che quello aveva ordinato di restare insepolto, ma più credibile è l’altra versione che fa consistere la fortezza del Marzocco nel reprimere, cristianamente, ogni proposito di vendetta e perdono agli uccisori del figlio.

19Vidi conte Orso e l’anima divisa

Dal corpo suo per astio e per inveggia,

com’è dicea, non per colpa commissa;

22Pier de la Broccia dico: e qui proveggia,

mentr’è di qua la donna di Brabante,

si che però non si peggior greggia.

Orso degli Alberti figlio del conte Napoleone, fu ucciso dal cugino Alberto, figlio del conte Alessandro, nel 1286, e la sua morte si inserisce in quell’orrenda cronaca familiare che si apre con l’odio implacabile fra i genitori del morto e dell’ucciso e si continuerà con la morte violenta dello stesso Alberto nel 1325, per mano del nipote Spinello. “L’anima divisa” è l’anima di Pier della Broccia ucciso per invidia (inveggia) dalla regina e per intrighi di corte, ma immune da qualsiasi colpa. Pier de la Broccia, nato da una umile famiglia, si acquista la fama di chirurgo e ottiene il favore dei re di Francia, prima di Luigi IX e poi di Filippo III l’Ardito, che l’innalza alla carica di gran ciambellano. Nel 1276, morto misteriosamente Luigi, primogenito del re, Pietro accusa Maria di Brabante, seconda moglie di Filippo il Bello. Questa accusa gli procura l’odio implacabile della regina e dei suoi fautori. Nel 1278 egli fu a sua volta colpito di alto tradimento e di segrete intese con Alfonso X di Castiglia allora in guerra con la Francia e condannato falsamente di aver tentato di sedurla. E’ chiaro che Dante lo considera innocente e attribuisca la sua morte all’invidia e ai vizi di corte.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Febbraio 2012 20:27

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