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NoLe anime perite per morte violenta (versi 1- 66 )
- Domenica 20 Luglio 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto V
I poeti incontrano una schiera di anime che perirono per morte violenta e in punto di morte si pentirono dei loro peccati.
Dopo l'incontro con Belacqua i due poeti riprendono il loro cammino, quando improvvisamente Dante sente un'anima esclamare "Vè che non par che luca lo raggio da sinistra a quel di sotto, e come vivo par che si conduca!" l?anima si è accorta che Dante è vivo perchè la luce del sole si interrompe sul suo corpo.
1Io era già da quell'ombre partito,
e seguitava l'orme del mio duca,
quando di retro a me, drizzando 'l dito,
4una gridò: "Vè che non par che luca
lo raggio da sinistra a quel di sotto,
e come vivo par che si conduca!".
7Li occhi rivolsi al suon di questo motto,
e vidile guardar per maraviglia
pur me, pur me, e 'l lume ch'era rotto.
{mosgoogle left}Virgilio rimprovera Dante perchè rallenta la sua andatura, prestando orecchio alle parole delle anime. Lo invita ad andargli dietro e a non ascoltare le parole di quelle anime negligenti, "sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti" , poi il rimprovero viene motivato e Virgilio ricorda a Dante che l'uomo in cui continuamente un pensiero nasce dall'altro, (che di continuo muta l'oggetto del suo pensiero), allontana da sè il conseguimento del fine che si era proposto, perchè l'impeto del nuovo pensiero che sopravviene deprime la forza dell'altro e gli impedisce insomma, di concentrarsi tutto, come dovrebbe, nell'attenzione del suo primo proposito. Il rimprovero solenne di Virgilio, che può sembrare sproporzionato nel tono all'occasione che lo determina, si giustifica nell'intenzione polemica che lo accompagna, ora espressa, ora sottointesa. Tutta la scena dei pigri tende ad una lezione morale: la coscienza della propria fragilità, non deve diventare scusa all'inerzia, e l'attesa paziente della Grazia non deve decadere a una sorte di quietismo. Ha dunque funzione analoga al brusco intervento di Catone che interrompe il canto di Casella. A chi si è messo sulla via della penitenza e della purificazione, nessuna pigrizia è consentita, ogni attimo gli è prezioso, ogni deviazione, anche minima, del fine proposto, diventa una colpa grave.
10"Perchè l'animo tuo tanto s'impiglia?,
disse 'l maestro, "che l'andar allenti ?
che ti fa ciò che quivi si pispiglia ?
13Vien dietro a me, lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;
16chè sempre l'omo in cui pensier rampolla
sovra pensier, da sè dilunga il segno,
perchè la foga l'un de l'altro insolla".
Indubbiamente Virgilio "vuol richiamare all'ordine Dante", vuole fargli capire che non si deve distrarre inutilmente, che non tutte le anime che incontrano sono degne di essere ascoltate, ma perchè il sermone è scattato adesso e non dopo l'incontro con Casella?Eppure con Casella Dante aveva parlato a lungo, gli aveva addirittura chiesto di cantare una canzone. In quell'occasione Virgilio ha taciuto. Ora invece si adira. A mio parere i motivi sono due: la lezione che Virgilio ha subito da Catone non è stata ancora "metabolizzata". Essere stato sgridato, seppure indirettamente dal vecchio guardiano del Purgatorio è una cosa che Virgilio non ha "digerito", ecco allora che per un'inconscia ripicca, scarica su Dante il suo malessere. Sono poi certo che Belacqua non deve essere piaciuto a Virgilio. Il poeta latino non si concede mai allo scherno, non ama molto la battuta. Il suo compito è così solenne che non contempla la canzonatura. Belacqua con il suo tono ironico, lo irrita. Virgilio non lo dice chiaramente, ma lo lascia intendere. Non rivolge mai la parola a Belacqua, e appena il dialogo tra i due amici termina, "scatta la ramanzina" , e come se avesse atteso l'occasione propizia per ricordare a Dante che nel loro pellegrinaggio certe divagazioni non sono consentite, come aveva fatto Catone con le anime sbarcate dalla navicella.
Dante tace. Il rimprovero del maestro lo fa arrossire. Il poeta adora Virgilio, non vuole assolutamente commettere nulla che possa dispiacergli. Quel rimprovero gli procura dolore e vergogna.Il rossore che gli compare sulle guance è l'indice inequivocabile dell'amarezza di Dante. Virgilio lo nota e con uno sguardo affettuoso fa capire che Dante è stato perdonato. Mentre i due proseguono il loro cammino odono delle voci che in coro cantano "Miserere" (salmo L, che è uno dei sette penitenziali nell'uso liturgico: espressione di pentimento e trepida invocazione alla misericordia di Dio).
19Che potea io ridir, se non "Io vegno? "
Dissilo, alquanto del color consperso
Che fa l'uom di perdon talvolta degno.
22E 'ntanto per la costa di traverso
Venivan genti innanzi a noi un poco,
cantando "Miserere", verso a verso.
Queste anime che vagano nell'Antipurgatorio sono persone che perirono di morte violenta e si pentirono solo in punto di morte. Sono anch'esse escluse dal Purgatorio vero e proprio per un tempo che Dante non determina con precisione (come aveva fatto per gli scomunicati e per i pigri), anch'esse solo in virtù delle preghiere dei vivi in grazia di Dio, possono sperare che sia abbreviata la loro sosta nell?Antipurgatorio. Da qui il tono ansioso e drammatico della loro meraviglia e il loro accalcarsi affannoso intorno a Dante, onde raccomandarsi per ottenere suffragi.
Quando questa schiera di anime si accorge che il sole non trapassa il corpo di Dante, smettono di cantare, e all'unisono esclamano un lungo e roco "oh!" a sottolineare la meraviglia del vedere un essere vivente in mezzo a tanti morti.
Due di loro si staccano dal gruppo e vanno incontro ai poeti per chiedere spiegazioni su questo incredibile fatto
22E 'ntanto per la costa di traverso
Venivan genti innanzi a noi un poco,
cantando "Miserere", verso a verso.
25Quando s'accorser ch'ì non dava loco
Per lo mio corpo, al trapassar d'ì raggi,
mutar lor canto in un "oh!", lungo e roco;
28e due di loro, in forma di messaggi,
corsero incontr' a noi e dimandarne:
"Di vostra condizion fatene saggi".
Senza perder tempo Virgilio chiarisce a quelle anime che Dante è di vera carne, e questo per loro rappresenta un'opportunità unica, poichè il poeta al suo ritorno in terra potrebbe portare notizie di loro ai congiunti.
31E 'l mio maestro:" Voi potete andarne
E ritrarre a color che vi mandaro
Che 'l corpo di costui è vera carne.
34Se per veder la sua ombra restaro,
com'io avviso, assai è lor risposto:
facciali onore, ed esser può lor caro".
Incontrare una persona che può portare ai propri cari notizie in diretta del defunto e nello stesso tempo raccomandargli di pregare per abbreviare il tempo di permanenza nell'antipurgatorio, è veramente un'occasione da cogliere al volo per quelle anime.
37Vapori accesi non vid'io si tosto
Di prima notte mai fender sereno,
nè sol calando, nuvole d'agosto,
40che color che non tornassero suso in meno;
e, giunti là, con li altri a noi dieder volta,
come schiera che scorre senza freno.
43"Questa gente che preme a noi è molta,
e vegnoti a pregar", disse 'l poeta:
"però pur va, e andando ascolta."
Ecco allora che quelle anime velocemente (il poeta per rendere idea della loro velocità dice di non aver mai visto stelle cadenti attraversare il cielo all'inizio della notte, nè al calar del sole o lampi guizzare tra le nuvole d'agosto così veloci come lo furono quelle due anime messaggero), vanno a portare l'incredibile notizia ai loro simili. Tutte le anime vogliono vedere Dante da vicino, si accalcano, tutti vogliono parlare con lui. Virgilio, un pò preoccupato consiglia a Dante di dar retta a loro e nello stesso tempo proseguire il cammino.
Le anime sono allibite nel vedere un uomo in carne ed ossa in quel posto.Gli chiedono se ne riconosce qualcuna, se ha mai visto uno di loro in terra.
46"O anima che vai per esser lieta
con quelle membra con le quali nascesti",
venian gridando, "un poco il passo queta.
49Guarda s'alcun di noi unqua vedesti,
sì che di lui di là novella porti:
deh, perchè vai ? deh, perchè non t'arresti ?
le anime spiegano a Dante la loro condizione di peccatori che in punto di morte si pentirono dei loro peccati ed ora agognano di scontare la loro pena per vedere Dio.
52Noi fummo tutti già per forza morti,
e peccatori infino a l'ultima ora;
quivi lume del ciel ne fece accorti,
55si che, pentendo e, perdonando, fora
di vita uscimmo a Dio pacificati,
che del disio di sè veder n'accora".
Dante si dispiace di non riconoscere nessuno, e promette, allungando così la lista delle persone che deve ricordare, che quando sarà di ritorno sulla terra cercherà di esaudire le loro richieste. Le anime però capiscono che non potrà accontentare tutti e molto umilmente aggiungono: "Ci fidiamo della tua promessa, e non c'è bisogno di giurarlo, noi ti crediamo, tuttavia ci rendiamo conto che per una ragione anche indipendente del tuo volere, tu non possa mantenere l'impegno".
58E io: "Perchè nè vostri visi guati,
non riconosco alcun; ma s'a voi piace
cosa ch'io possa, spiriti ben nati;
61voi dite, ed io farò per quella pace
che, dietro à piedi di si fatta guida
di mondo in mondo cercar mi si face".
64E uno cominciò:"Ciascun si fida
Del beneficio tuo sanza giurarlo,
pur che 'l voler non possa non ricida.
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