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NoBuonconte, il guerriero di Montefeltro (versi 76 - 129)
- Domenica 20 Luglio 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto V
L'altro drammatico racconto riguarda le vicende di Buonconte, il guerriero di Montefeltro. Anche in questo caso Dante ha immortalato in versi pregni di dolcezza, la fine tragica del montefeltrano e la cruda realtà per il ricordo della battaglia sulla piana di Campaldino dove perirono 1700 ghibellini.
L’anima che si fa innanzi e parla con Dante è Buonconte di Montefeltro, figlio di Guido da Montefeltro, uno dei massimi esponenti degli avversari della Chiesa, fedele al partito dell’imperatore.
{mosgoogle}Buonconte nasce in una famiglia molto numerosa intorno al 1259. Quando era ancora giovane, circa dodicenne, il padre fu catturato presso Rimini dai Malatesta. Non sappiamo né quando né in che modo il Conte uscì di prigione. Il movimento ghibellino stava risorgendo un po’ dovunque e i successi non mancavano. La Romagna era in mano al Conte di Montefeltro, che con ripetute azioni militari l’aveva ridotta sotto il suo dominio. Molte furono le azioni di Guido contro i possedimenti della Chiesa. Il comportamento dei Montefeltro, antipapale e avverso alla Chiesa, provocò una sorta di crociata contro Guido, i suoi figli e i sostenitori. Buonconte inizia ad avvicinarsi ai Ghibellini d’Arezzo, dove governava Guglielmo dè Pazzi. Dopo una serie di vicissitudini i Guelfi furono schiacciati da Arezzo. Firenze decise a questo punto di venire alla guerra con Arezzo. Proprio nella cacciata dei guelfi da Arezzo sta la causa scatenante del conflitto con Firenze. Buonconte e Guglielmo Pazzo fecero delle incursioni per prevenire l’attacco di Siena che nel frattempo era divenuta guelfa. I senesi decisero di attaccare Arezzo, ma le truppe aretine guidate da Buoconte riuscirono ad avere la meglio in un posto noto come Pieve del Toppo, una zona paludosa dove l’agguato ai danni dei senesi riuscì alla perfezione. Buonconte da Montefeltro morirà nella battaglia di Campaldino l’11 giugno del 1289. Venne descritto come un grande guerriero.
Buonconte si presenta a Dante e lo invita di riferire ai suoi parenti di pregare per lui. “Io sono Buonconte” – dice l’anima – e con tono dimesso, quasi sussurra “sono di Montefeltro ”Si percepisce l’umiltà dello spirito in questa frase. I Montefeltro erano noti ai tempi di Dante. Era una famiglia forte e potente. Buonconte sa che queste cose nel Purgatorio non contano nulla e quindi non vuole mettere in luce le glorie del suo casato. La vanità, la vanagloria dei viventi non esiste più. L’umiltà è la dote migliore che le anime del Purgatorio devono avere, e questo Buonconte lo sa. Buonconte con la fronte bassa, quasi con pudore prosegue “Mia moglie Giovanna ed anche mia figlia Manentessa, non pregano per me!” c’è una grande tristezza nelle parole di quest’uomo. Solo ora che è uno spirito Buonconte capisce di come ogni cosa che in terra ha valore non ha nessun senso nell’altro mondo. Il suo atteggiamento evidenzia sottomissione ma anche compassione verso gli uomini come lui, che si uccidono, combattono e soffrono per ideali privi di senso. Solo ora capisce la stupidità di quegli uomini che in nome di falsi miti trascurano quelli che sono i veri valori.
Dante conosce le vicende di Buoconte e ricorda bene che dopo la battaglia di Campaldino dove Buonconte morì, il suo corpo non fu mai trovato,perciò gli chiede: “Come mai dopo la battaglia di Campaldino il tuo corpo non fu mai trovato? Quale evento determinò questo?”
85Poi disse un altro: “Deh, se quel disio
Si compia che li tragge a l’alto monte,
con buona pietate aiuta il mio !
88Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;
Giovanna o altri non ha di me cura;
per ch’io vo tra costor con bassa fronte”.
91E io a lui: “Qual forza o qual ventura
Ti traviò si fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepultura ?”
Buonconte risponde:” Se vuoi sapere come andarono le cose, soddisferò la tua curiosità. Devi sapere che appena a sud del Casentino, c’è un fiume, l’Archiano, che nasce nell’Appennino sopra l’eremo di Camaldoli. Giunsi ai piedi di questo fiume insanguinato, con un taglio alla gola. Qui persi i sensi, ma prima che ciò accadesse chiesi umilmente perdono dei miei peccati alla Vergine Maria. Quindi il mio corpo morto cadde nel fiume.
94“Oh !”, rispuosi’elli, “a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino
97Là vè ‘l vocabol suo diventa vano,
arrivà io, forato ne la gola,
fuggendo a piede e ‘nsanguinando il piano.
100Quivi perdei la vista, e la parola;
nel nome di Maria finì; e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.
“Ora ti dirò quello che accadde dopo” prosegue l’anima di Buonconte, “la mia anima venne salvata all’ultimo istante da un angelo inviato da Dio, poiché un demonio voleva portarmi con sé. L’angelo lo schiacciò, lui per tutta risposta disse all’angelo “tu te ne porti di costui l’etterno per una lagrimetta che ‘l mi toglie”. Quando sarai in terra racconta la mia storia, tutti devono sapere che, anche se all’ultimo momento ho salvato la mia anima.
103Io dirò vero, e tu ‘l ridì trà vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava:”O tu del ciel, perché mi privi ?
106Tu te ne porti di costui l’etterno
Per una lagrimetta che ‘l mi toglie;
ma io farò de l’altro altro governo !”.
“Il diavolo vistosi sconfitto dalle forze del bene, attuò un maleficio terrificante. Con le sue diaboliche forze e i suoi sortilegi, si vendicò dell’angelo facendo produrre nell’aria un vapore che si innalzò al cielo, formando nubi minacciose e cariche di tempesta. Egli sovvertì l’ordine naturale delle cose. La sua natura malefica fece compiere il prodigio.
109Ben sai come ne l’aere si raccoglie
Quell’umido vapor che ‘n acqua riede,
tosto che sale dove ‘l freddo il coglie.
112Giunse quel mal voler che pur mal chiede
Con lo ‘ntelletto, e mosse ‘l fummo e ‘l vento
Per la virtù che sua natura diede.
“tutta la valle appena terminato il giorno si coprì quindi di una fitta nebbia, che oscurava tutto.Quando l’aria era pregna d’acqua questa cadde violentemente. L’acqua che la terra non riuscì ad assorbire, fluì nei fossati e nei torrenti, si riversò anche nell’Arno, quindi le acque del fiume corsero tanto velocemente verso il mare che nessuno potè fermarlo”.
115Indi la valle, come ‘l di fù spento,
da Protomagno al gran giogo coperse
di nebbia; e ‘l ciel di sopra fece intento,
118sì che ‘l pregno aere in acqua si converse;
la pioggia cadde e à fossati venne
di lei ciò che la terra non sofferse;
121e come ai rivi grandi si convenne,
ver lo fiume real tanto veloce
si ruinò, che nulla la ritenne.
Il mio corpo congelato dal freddo fu travolto nell’Archiano dalla piena impetuosa e violenta, e le mie mani che avevo messo sul petto a formare la croce vennero sciolte dalla forza delle acque. Venni spinto nel fiume Arno e quindi la corrente mi fece rotolare contro le sponde e il letto del fiume, poi mi sommerse con la massa dei suoi detriti.
124Lo corpo mio gelato in su la foce
Trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse
Ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce
127Ch’ì fè di me, quando ‘l dolor mi vinse;
voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
poi di sua preda mi coperse e cinse”.
Termina qui il racconto di Buonconte. Poi avanza un terzo spirito : è Pia dei Tolomei.
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