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NoSe Castore e Poluce (versi 13-96)
- Giovedì 17 Luglio 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto IV
Prosegue la lenta e difficoltosa salita che i due poeti devono seguire. Dopo alcune terzine molto semplici , Dante ritorna a discorrere di fenomeni astronomici.
Il poeta è così concentrato nell'ascoltare il racconto di Manfredi che non si accorge che il sole è salito di altri cinquanta gradi, cioè sono passati dal suo levarsi tre ore e venti minuti. In questo spazio di tempo, i due poeti hanno assistito all'arrivo della nave guidata dall'angelo, si sono fermati a parlare con Casella e ad ascoltarne il canto, si sono quindi avviati verso il monte, hanno incontrato la schiera delle anime negligenti e udito il racconto di Manfredi. Giunti ad un punto del monte, le anime indicano ai due poeti dove la parete della montagna si fa meno erta ed è possibile salire.
13Di ciò ebb'io esperienza vera,
udendo quello spirito e ammirando;
chè ben cinquanta gradi salito era
16lo sole, e io non m'era accorto, quando
venimmo ove quell'anime ad una
gridaro a noi:"Qui è vostro dimando".
Analizziamo con attenzione le due terzine che seguono:
19Maggiore aperta molte volte impruna
Con una forcatella di sue spine
L'uom de la villa quando l'uva imbruna,
22Che non era la calla onde saline
Lo duca mio, e io appresso soli,
come da noi la schiera si partine.
Chiaro? Per me non è stato così, Per cui ho cercato sul vocabolario il verbo Imprunare che significa "ostruire con pruni il buco di una siepe". I Pruni, sono "cespugli spinosi usati per far siepe".Adesso il senso della frase appare chiaro. Dante sostiene che è maggiore l'apertura ristretta di una siepe, che il contadino ("l' uom de la villa") si affretta a chiudere con una piccola forca di pruni, nel tempo prossimo alla vendemmia, per difendere l'uva, che l'angusto sentiero ("calla") attraverso il quale i poeti sono costretti a salire.
L'impervia salita viene paragonata alle montagne ripide e tortuose che il Poeta ha conosciuto nel corso della sua esistenza. Le montagne più ripide da lui viste sono niente in confronto alla scalata che li attende.
25Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
montasi su in Bismantova e in Cacume
con esso i piè; ma qui convien ch'om voli;
San Leo, Noli, Bismantova, sono località montagnose conosciute da Dante. Cacume è la sommità, il ponte più elevato, che si erge dalla parte sud-ovest della sommità di Bismantova.
La ripida salita costringe i Poeti ad un'enorme fatica. Dante è incoraggiato dal suo maestro che lo guida e lo illumina. "Ci vorrebbero le ali per salire", pensa Dante. Il sentiero, profondamente scavato nella roccia si restringe man mano che i due avanzano. Arrivati alla sommità della scalata, il Poeta chiede a Virgilio cosa li attende nel proseguimento del cammino.
28dico con l'ale snelle e con le piume
del gran disio, di retro a quel condotto
che speranza mi dava e mi facea lume.
31Noi salavam per entro 'l sasso rotto,
e d'ogne lato ne stringea lo stremo,
e piedi e man volea il suol di sotto.
34Poi che noi fummo in su l'orlo supremo
De la ripa a la scoperta piaggia,
"Maestro mio" diss'io, "che via faremo ?".
Virgilio incoraggia Dante a resistere, perchè pur se ancora non si intravede la vista della cima del monte, probabilmente troveranno un posto dove poter riposare. Dante è stremato, prega Virgilio di aspettarlo perchè non può tenere il suo passo. Virgilio lo incoraggia a tener duro: "Fra poco troveremo un luogo dove poter riposare". Le sue parole spronano Dante a proseguire l'arduo cammino e carponi il Poeta segue il suo maestro lungo lo stretto pendio.
37Ed elli a me: "Nessun tuo passo caggia:
pur su al monte dietro a me acquista,
fin che n'appaia alcuna scorta saggia."
40Lo sommo er'alto che vincea la vista,
e la costa superba più assai
che da mezzo quadrante a centro lista,
43Io ero lasso, quando cominciai:
"O dolce padre, volgiti, e rimira
com'io rimango sol, se non restai".
46"Figliuol mio", disse, "infin quivi ti tira",
additandomi un balzo poco in sue
che da quel lato il poggio tutto gira.
49Si mi spronaron le parole sue,
ch'i mi sforzai carpando appresso a lui,
tanto che 'l cinghio sotto i piè mi fue.
Seguono ora dei versi in cui Dante e Virgilio discettano su noiosi argomenti astrologici. Lettura facoltativa sino al verso 97.
I due poeti si siedono e guardano il percorso fatto e ne traggono giovamento poichè quel lungo e difficile percorso era ormai alle loro spalle.
52A seder ci ponemmo ivi ambedui
Volti a levante ond'eravam saliti,
che suole a riguardar giovare altrui.
55Li occhi prima drizzai a bassi liti;
poscia li alzai al sole, ed ammirava
che da sinistra n'eravam feriti.
Dante volge lo sguardo verso la riva, nella parte più bassa dell'isola, dove era stato lavato con la rugiada e recinto con il giunco , quasi dicesse dentro di sè, se non mi fossi tanto umiliato, non mi sarebbe stato possibile arrivare sino a qui. Il poeta si meraviglia nel vedere che il sole si alza alla sua sinistra, fra lui e settentrione (Aquilone). Nell'emisfero Boreale, a nord del tropico del Cancro, chi guarda verso levante vede il sole alzarsi e salire nel cielo alla sua destra, fra lui e mezzogiorno, nel Purgatorio invece, a sud del tropico del Capricorno, accade il contrario.
58Ben s'avvide il poeta ch'io stava
Stupido tutto al carro de la luce,
ove tra noi e Aquilone entrava.
61Ond'elli a me :"Se Castore e Poluce
Fossero in compagnia di quello specchio
Che su e giù del suo lume conduce,
64Tu vedresti il Zodiaco rubecchio
Ancora a l'Orse più stretto rotare,
se non uscisse fuor dal cammin vecchio.
Virgilio nota che Dante guarda sbalordito il sole che piega verso settentrione, avvicinandosi il mezzodì. Il maestro spiega a Dante che se il sole che rischiara alternativamente l'emisfero superiore e quello inferiore fosse nella costellazione dei gemelli (Castore e poluce) vedrebbe rosseggiare una parte dello zodiaco e ruotare il sole più a nord, cioè verso sinistra, più vicino al polo e all'Orsa maggiore e all'Orsa minore, a meno che non uscisse fuori dalla sua antica via ((l'eclittica).
67Come ciò sia, se 'l vuoi poter pensare,
dentro raccolto, imagina Sion
con questo monte in su la terra stare
70sì, ch'amedue hanno un solo orizzòn
e diversi emisperi; ond e la strada
che mal non seppe carreggiar Fetòn ,
73vedrai come a costui convien che vada
da l'un, quando a colui da l'altro fianco,
se lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada".
"se vuoi comprendere come ciò accade, raccogliti in te stesso e immagina Gerusalemme (Sion) e il Purgatorio collocati sulla terra in modo tale da avere un medesimo orizzonte astronomico ed emisferi diversi (in quanto essi sono antipodi e stanno nel mezzo di due emisferi opposti), ciò posto la strada che il sole percorre nel suo moto diurno, vedrai che rispetto a costui (al Purgatorio) deve procedere da destra a sinistra, e rispettivamente a colui (a Gerusalemme) da sinistra a destra. Perciò chi trovandosi a Gerusalemme, guarda verso levante, ha il sole alla destra, mentre chi sta nel Purgatorio, con gli occhi rivolti ad oriente, ne è ferito alla sinistra ".
{mosgoogle left}Letteralmente: Immagina che Gerusalemme (Sion) e il Purgatorio siano sulla terra, antipodi l'uno all'altro, in modo da avere un orizzonte unico e diversi emisferi, e vedrai, se il tuo intelletto vede con chiarezza, che il cammino del sole (quel cammino a cui Fetonte non seppe attenersi) va da un lato di questo monte verso nord, quando dall'altro va verso sud. Il sole va da destra a sinistra sulla terra e da sinistra a destra nel Purgatorio. Il sole, infatti, secondo il sistema Tolemaico, descrive attorno alla terra una linea obliqua e dall'obliquità di questo percorso hanno origini le stagioni. Trovandosi nel Purgatorio verso il 10 aprile, quando il sole si era spostato un pò dall'Ariete ed il circolo d'illuminazione rimane a sinistra del polo nord e a destra del polo sud, Dante si mostra meravigliato perchè i primi raggi del sole verso cui si era rivolto lo feriscono a sinistra, e Virgilio gli spiega che tale fenomeno si accentua quando il carro del sole, trovandosi nei Gemelli (Castore e Poluce) sull'eclittica (cammin vecchio) inclinata di 23° e mezzo con lo Zodiaco, gira più vicino a settentrione all'Orsa.
76"Certo, maestro mio", diss'io, "unaquanco
non vid'io chiaro si com'io discerno
là dove mio ingegno parea manco,
Dante afferma: "non intesi mai (unaquanco) così chiaramente alcuna cosa, nella quale il mio intelletto pareva insufficiente (cioè che mi fosse rimasto inesplicabile), così come ora intendo. Per mostrare che ha capito bene, Dante aggiunge una sua deduzione: che l'equatore equinoziale, cerchio mediano della rotazione celeste, il quale resta sempre fra la latitudine ove si trova il sole e quella dov'è l'inverno, per la ragione che Virgilio ha detto (cioè per essere il Purgatorio antipodo di Gerusalemme) dista tanto dal Purgatorio verso nord di quanto gli Ebrei lo avevano verso sud.
79che 'l mezzo cerchio del moto superno,
che si chiama Equatore in alcun' arte,
e che sempre riman tra 'l sole e 'l verno,
82per la ragion che dì, quinci si parte
verso settentrion, quanto li Ebrei
vedevan lui verso la calda parte.
Virgilio ricorda a Dante che il monte che devono scalare è ancora molto alto, tanto che non se ne vede la sommità, e che quando saranno giunti in cima troveranno risposte a molte sue domande. "Questa montagna", prosegue Virgilio, "è molto ardua da scalare all'inizio, poi man mano che ci si avvicina alla vetta si fa meno faticosa, è come una navicella che all'inizio va controcorrente, ma poi scivola dolcemente seconda la corrente. Quando saremo alla fine di questa scalata, ti lascerò, ci sarà Beatrice ad accompagnarti. Lei potrà rispondere a domande che la mia scienza non conosce."
85Ma se a te piace, volentier saprei
quanto avremo ad andar; chè 'l poggio sale
più che salir non posson li occhi miei".
88 Ed elli a me: "Questa montagna è tale,
che sempre al cominciar di sotto è grave;
e quant'uom più va su, e men si fa male.
91Però, quand'ella ti parrà soave
tanto, che sù andar ti fia leggero
com'a seconda giù andar per nave,
94allor sarai al fin d'esto sentiero;
quivi di riposar l'affanno aspetta.
Più non rispondo, e questo so per vero".
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