Dante incontra un suo vecchio amico, Belacqua, in tono scherzoso i due scambiano alcune battute.

Sono sicuro che chi ha letto la Divina Commedia si sarà dilettato nell'immaginare che fine faranno alcune persone dopo la loro morte. Si sarà inventato il destino di molti uomini importanti: politici, attori, cantati, sportivi. Si sarà poi immaginato il destino di qualche conoscente o amico e per ognuno avrà pensato la sua collocazione. Provate a fare questo giochino e scoprirete che molte delle anime che Dante descrive lungo il suo pellegrinaggio ricordano qualche persona di nostra conoscenza.

L'episodio di Belacqua mi ha fatto ricordare un mio amico. Sono sicuro che la sua anima finirà assieme a Belacqua in questa parte dell'antipurgatorio a scontare il suo peccato principale: l'indolenza. Quando Dante descrive il personaggio di Belacqua mi sembra di rivedere il mio amico T.R., apatico, indolente, con una fiacchezza patologica frutto di una perenne e costante noia. Arguto e sottile nella battuta, imperturbabile di fronte a qualunque evento, sembra nato per aspettare solo il momento di morire. Niente lo entusiasma, niente lo deprime. Tutto uguale, tutto piatto. La sua parola chiave è "Dopo". Qualunque cosa, qualsiasi proposta gli viene fatta, la sua risposta è :"Dopo". Ha dei figlie ed una moglie, come abbia fatto a procreare è un mistero, poichè dal punto di vista sessuale sembra parafrasare una vecchia canzone di non ricordo quale autore che diceva "sono tanto pigro, sono tanto pigro, sono tanto pigro,anche con te!" seguiva un coro che all'unisono ripeteva queste parole.

Mentre Dante stava conversando con il suo maestro gli giunge una voce, che con la classica flemma del pigro, ma anche con la malizia e il gusto della canzonatura arguta e sottile gli dice : "che di sedere in pria avrai distretta!" vuol dire datti una calmata!, perchè avrai la necessità di riposare prima di salire sul monte.

97E com'elli ebbe sua parola detta,

una voce di presso sonò: "Forse

che di sedere in pria avrai distretta!".

Al suono di questa voce i due poeti si girano e vedono alla sinistra di un gran masso delle persone che stanno con atteggiamenti rilassati e pigramente seduti. L'uomo che ha parlato, non ha il minimo sospetto che Dante possa essere vivo e crede bonariamente di farsi gioco di un'anima non ancora persuasa o consapevole del proprio destino. Dante sta al gioco di Belacqua, e con affettuoso compatimento, lascia credere all'amico quello che pensa.

Se fosse stato il mio amico T.R. avrebbe sicuramente detto la stessa cosa di Belacqua. Se ci fossimo rivisti nell'antipurgatorio anche lui avrebbe detto "Siediti, non t'affrettare, dove credi di andare così velocemente? E' tanto il tempo che ci tocca stare quà che è inutile affrettarsi". Nel caso di Dante il giochino si fa malizioso, perchè Belacqua come detto non sa che Dante è vivo. E' raro che Dante si lasci andare alla spiritosaggine. Nella Divina Commedia, non vi sono canti come questi, dove il poeta ricorda un vecchio amico. Tralascia tutta la solennità della sua missione e scherza. Ma ve lo immaginate Dante che nel Purgatorio scherza come se fosse a Firenze con un suo vecchio amico!. Trovo l'episodio delizioso. Questo Belacqua pare sia realmente esistito e viene identificato come un certo Duccio di Bonaria, lituaio (fabbricava colli di liuti e di chitarre) ben noto per la sua proverbiale indolenza (dalla quale i concittadini trassero il suo soprannome). Sembra che Dante frequentasse la sua bottega e che amasse scherzare con lui sul suo difetto. Viene citato un episodio in cui, di fronte all'ennesima frecciatina, Belacqua avrebbe risposto di non fare altro che applicare l'insegnamento di Aristotele: "l'anima diventa più sapiente, se si sta seduti a riposo". Dante allora si disse certo che sulla faccia della terra mai visse uomo più saggio di lui. Il clima di bonaria ironia da bottega cittadina sembra ritrovarsi anche nel momento in cui Belacqua con arguzia "sgonfia" la tensione idealistica dei due poeti. Il suo personaggio resta all'interno della Commedia come uno dei più inconsueti e in fin dei conti (pur non rappresentando certo solamente una macchietta), anche dei più spiritosi.

100Al suon di lei ciascun di noi si torse,

e vedemmo a mancina un gran petrone,

del qual n? io n? ei prima s?accorse.

 

103Là ci traemmo: e ivi eran persone

Che si stavan a l'ombra dietro al sasso

Come l'uomo per negghienza a star si pone.

Dante vede quest'uomo che in atteggiamento stanco, sta seduto con le mani che abbracciano le ginocchia e tiene il viso in basso fra quest'ultimi. Dante fa notare a Virgilio quell'uomo che è l'emblema della pigrizia. Belacqua si gira verso i poeti e dice a Dante, "Sali, vai su per il monte che sei bravo!"

106E un di lor, che mi sembrava lasso,

sedeva ed abbracciava le ginocchia,

tenendo 'l viso giù tra esse basso.

 

109"O dolce segnor mio", diss'io, "adocchia

colui che mostra sè più negligente

che se pigrizia fosse sua serocchia."

 

112Allor si volse a noi, e puose mente,

movendo 'l viso pur su per la coscia,

e disse :"or va tu su, che sè valente !".

Da queste parole Dante capisce chi è quell'uomo e si avvicina lentamente a lui. Appena giunto vicino, questi alza la testa e dice "Hai ben veduto come 'l sole da l'omero sinistro il carro mena?"

115Conobbi allor chi era, e quella angoscia

Che m'avacciava un poco ancor la lena,

non m'impedì l'andar a lui; e poscia

 

118ch'a lui fù giunto alzò la testa a pena,

dicendo:"Hai ben veduto come 'l sole

da l'omero sinistro il carro mena ?".

Con questi versi, facendo parlare Belacqua, Dante dimostra grande senso dell'autoironia. Il tono che usa l'amico fiorentino è carico di scherno, poichè con la sua frase non vuole dimostrare alcun interesse al fatto che il sole lo ferisse da sinistra, ma ironizza per l'interesse che Dante nutre per un problema che secondo lui non merita tanta attenzione. Il tono canzonatorio della frase di Belacqua risulta anche da quel riprendere puntualmente l'immagine del carro del sole, che già s'era prima affacciata nella riflessione di Dante sul discorso di Virgilio. Belacqua sembra voler dire al suo amico "cosa ti può interessare se il carro del sole viene da sinistra o da destra e comunque che importanza può avere per uno che è morto conoscere i segreti dell'astrologia?". Evidentemente conosce bene Dante, chi sa quante volte il poeta è andato nel suo negozio a discutere su problematiche filosofiche ed astronomiche con il lituaio. Belacqua allora lo prende in giro e pensa "Il vizio di strologare il mio amico non l'ha perso. Forse ancora non ha capito che qui siamo tutti morti!".

Dante è felice di rivedere il suo amico e gli manifesta la sua gioia, poi gli chiede come mai se ne sta lì pigramente in attesa di chi sa cosa, perchè non si muove anche lui con tutte le anime a scalare il monte.

121Li atti suoi pigri e le corte parole

Mosser le labbra mie un poco a riso;

poi cominciai: "Belacqua a me non dole

 

                                                                     124di te omai; ma dimmi: perchè assiso

                                                     quiritto sè? attendi tu iscorta,

                                                     o pur lo modo usato t'ha ripriso?"

Belacqua spiega perch? ? inutile per lui ascendere la montagna I negligenti che si pentirono al termine della vita dovranno restare nell?antipurgatorio il tempo della loro impenitenza. E? perci? perfettamente inutile che si dia da fare. Se non trascorrere questo periodo, l?angelo che custodisce la porta dell?ingresso al Purgatorio non lo far? entrare.

127Ed elli :"O frate, andar in su che porta ?

Chè non mi lascerebbero ire à martiri

L'angel di Dio che siede in su la porta.

 

130Prima convien che tanto il cielo m'aggiri

Di fuor da essa, quanto fece in vita,

per ch'io indugiai al fine i buoni sospiri,

Belacqua aggiunge "Se in terra non ci sono persone che pregano per la mia anima, dovrò scontare tutta la mia pena. E' necessario altresì che le persone che pregano debbano essere in Grazia di Dio altrimenti le loro preghiere non servono a nulla". Virgilio che ha ascoltato il dialogo, richiama Dante per riprendere il cammino e ricorda che il sole è al meridiano, ossia è già mezzogiorno ed illumina tutto l'emisfero australe, mentre su tutto l'emisfero opposto si estende la notte, che è giunta ormai fino al Marocco e alla riva dell'oceano, all'estremità occidentale della terra abitata.

133se orazione in prima non m'aita,

che surga su di cuor che in grazia viva;

l'altra che val, che 'n ciel non è udita ?".

 

136E già il poeta innanzi mi saliva,

e dicea: "Vienne omai; vedi ch'è tocco

meridian dal sole a la riva

 

139cuopre la notte già col piè Morrocco".