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Due pagine dottrinali (versi 1-12)

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La parte iniziale del IV canto è dottrinale. Dante illustra le differenti anime che vi sono nell'uomo e come esse in realtà siano un'anima sola. La lettura dei versi 1-12 è facoltativa. Chi decide di non leggerli può passare direttamente al verso 13.

 

1Quando per dilettanze o ver per doglie,

che alcuna virtù nostra comprenda,

l'anima bene ad essa si raccoglie,

i versi su esposti possono letteralmente essere così tradotti: Quando per ragione di piacere o di dolore l'anima si concentra in una delle sue facoltà (alcuna virtù), pare allora che abbandoni le altre. Questo contraddice l'errore di coloro (i platonici e i manichei) che sostengono che l'uomo sia dotato di più anime.

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Vi è nell'uomo un'anima sola che ha tre facoltà o potenze: vegetativa, sensitiva, razionale. L'anima vegetativa consente all'uomo di vivere, poichè svolge tutte le funzioni fondamentali dell'organismo umano, l'anima sensitiva, sente, ossia mette l'uomo in contatto con il mondo, l'anima razionale permette di ragionare: E' l'intelligenza. Questa è partecipe della natura divina e quella cioè che avvicina maggiormente l'uomo a Dio. Quando per ragioni di dolore o di gioia profonda, l'anima è tutta impegnata nell'atto di una sua facoltà (come il vedere, il sentire, il toccare, che appartengono alla virtù sensitiva), le altre virtù o potenze non sono in grado di intervenire.

4par ch'a nulla potenza più intenda;

e questo è contra quello error che crede

ch'un anima sovr'altra in noi s'accenda.

Dante condanna la dottrina platonica secondo cui in noi si formerebbero successivamente nel tempo e vivrebbero poi una accanto all'altra più anime fra loro distinte. Alcuni filosofi antichi ritenevano che nell'uomo vi fossero tre anime distinte, vegetativa, sensitiva e razionale. Se ciò fosse vero, ne seguirebbe che in qualsiasi momento ciascuna di queste tre anime potrebbero operare per sè. E' vero invece che una sola anima razionale contiene in sè le tre suddette potenze.

7E però, quando s'oda cosa o vede

Che tegna forte a sè l'anima volta,

vassene il tempo e l'uom non se n'avvede;

letteralmente: "e perciò quando si ode o vede cosa che attiri fortemente l'attenzione dell'anima, il tempo passa e l'uomo non se ne accorge.

10ch'altra potenza è quella che l'ascolta,

e altra è quella c'ha l'anima intera:

questa è quasi legata e quella è sciolta.

Versi difficili da decifrare. L'interpretazione più verosimile sembrerebbe la seguente. Quanto una delle potenze dell'anima è assorta intensamente in una sua facoltà, le altre è come se non ci fossero. Se ci si concentra intensamente su un'immagine che ci colpisce, non ci rendiamo conto del passare del tempo e nemmeno avvertiamo se fa caldo o freddo, siamo presi completamente da quell'immagine che le altre virtù o potenze sono annullate. Letteralmente:"Altra è la potenza che ascolta quella cosa senza concentrarvi sopra tutta l'attenzione (udendo ma non ammirando), e altra è la potenza di ascoltare che tiene assorta l'anima intera (udendo e ammirando): quest'ultima è quasi legata alla cosa udita, e con essa è legata tutta l'anima, in maniera che l'anima intesa ad ascoltare, e le altre facoltà, compresa quella di avvertire il tempo, sono impedite nell'esercizio del loro atto; mentre quando l'anima intera non è legata alla potenza dell'udire o in generale ad una qualsiasi delle sue potenze, anche ciascuna di queste è sciolta, cioè a dire non è impedita, e si può vedere e udire e toccare simultaneamente cose diverse, e accorgerci anche del tempo che passa.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Febbraio 2012 20:44

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