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Una schiera di anime (versi 46-102)

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Indice

  1. Una schiera di anime (versi 46-102) (<--)
  2. Dante è trasparente ai raggi del sole

I due poeti incontrano sulla loro strada una schiera di anime le quali alla vista del corpo umano di Dante che riflette i raggi solari, si spaventano. Virgilio spiega loro la condizione di Dante, quindi chiede se possono indicargli il percorso più agevole per salire la montagna.

Dante arriva con Virgilio ai piedi della montagna e si rende conto che la salita non sarà per niente agevole. Paragona il monte che si trova dinanzi, a quelli della riviera ligure posti tra Lerice e Turbia sostenendo che questi pur essendo ripidi, la loro ascesa è da considerare agevole nei confronti della salita che devono affrontare. Virgilio si guarda in giro sperando di scorgere qualche anima che possa indicargli il percorso meno accidentato.

46Noi divenimmo intanto a piè del monte;

quivi trovammo la roccia si erta,

che 'ndarno vi sarien le gambe pronte.

 

49Tra Lerice e Turbia la più diserta,

la più rotta ruina è una scala,

verso di quella, agevole e aperta.

 

52"Or chi sa da qual man la costa cala",

disse 'l maestro mio fermando 'l passo.

"si che possa salir chi va sanz'ala ?"

Come detto i due poeti non si trovano ancora nel Purgatorio vero e proprio, ma nell'Antipurgatorio, cioè in una zona dove le anime devono passare un certo numero di anni prima di poter salire al Purgatorio. E' facile incontrare in questo luogo schiere di anime che vagano. Mentre i due poeti pensierosi cercano di capire come salire l'impervia montagna, ecco avvicinarsi una schiera di anime che lentamente avanzano. Sono morti scomunicati, perdonati in extremis dalla giustizia divina, ma fuori dalla grazia della chiesa, debbono errare ai piedi del monte trenta volte il periodo che è durata la loro scomunica. Per Dante deve essere abbastanza inquietante vedere questi spiriti, che simili a Zombie, lentamente, ma decisamente avanzano. Dante è impaurito, si volge verso Virgilio per trovare conforto, dimenticando che il grande poeta latino è anche lui un ex, un trapassato. Virgilio si gira verso Dante e guardandolo sembra parafrasare Totò quando nella poesia à livella fa dire ad un defunto "nuje simmo serie appartenimmo à morte!" ossia noi anime che vaghiamo nei regni dell'oltretomba non abbiamo più paura delle sciocchezze che spaventano i vivi, siamo morti e come tali siamo impegnati in faccende ben più serie di voi viventi.

55E mentre ch'è tenendo 'l viso basso

essaminava del cammin la mente,

e io mirava suso intorno al sasso,

 

58da man sinistra m'apparì una gente

d'anime, che movieno i piè ver' noi,

e non parea, si venian lente.

 

60"Leva", diss'io, "maestro, li occhi tuoi:

ecco di qua che ne darà consiglio,

se tu da te medesmo aver noi puoi."

Virgilio alla vista di quella schiera di anime si rincuora. Mentre i due poeti sono ancora distanti dalle anime quanto un tiro di pietra effettuato da una mano esperta, gli spiriti titubanti si stringono tutti ai duri massi del monte, guardando perplessi e spaventati i due poeti che avanzavano in direzione opposta verso di loro.

64Guardò allora e con libero piglio

Rispuose :"Andiamo in là, ch'ei vegnon piano;

e tu ferma la spene, dolce figlio".

 

67Ancora era quel popolo di lontano,

i dico dopo i nostri mille passi,

quanto un buon gittator trarria con mano,

 

70quando si strinser tutti ai duri massi

de l'alta ripa e stetter fermi e stretti,

com' a guardar, chi va debbiando, stassi.

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 07 Febbraio 2012 20:47

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