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Una coscienza dignitosa e netta (versi 1-9)

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Il rimorso assale Virgilio che sente di essere venuto meno al suo ruolo di guida e di maestro, poichè si è attardato con le altre anime sulla spiaggia dell'Antipurgatorio. Dante fa notare come un animo nobile sia preso dal rimorso anche quanto la sua mancanza è minima.

Le anime dopo essere state sgridate da Catone per la loro negligenza, riprendono il cammino verso la montagna. Dante si avvicina alla sua fedele guida ed insieme riprendono il percorso.

1Avvegna che la subitana fuga

Disperdesse color per la campagna,

rivolti al monte ove ragion ne fruga,

 

4ì mi ristrinsi a la fida compagna:

e come sare'io sanza lui corso ?

chi m'avria tratto su per la montagna ?

7El mi parea da sè stesso rimorso;

o dignitosa coscienza e netta,

come t'è picciol fallo amaro morso!

Il rimprovero di Catone non riguardava nè Dante nè Virgilio, ma solo le anime che erano appena scese dalla navicella, eppure Virgilio sente di avere sbagliato, avverte il rimorso per essere venuto meno, anche per un solo momento al suo compito di maestro e di guida. Dante dice: "o dignitosa coscienza e netta come t'è picciol fallo amaro morso" . La coscienza netta, cioè limpida, pulita di Virgilio, non ammette nemmeno un piccolo errore e quindi anche "un picciol fallo" ossia una piccola mancanza, gli provoca "un amaro morso". Quante persone commettono grossi errori e non avvertono alcun rimorso e viceversa ci sono persone che pur non compiendo niente di grave si macerano la coscienza per il senso di colpa. Il rimorso per le cattive azioni, dipende dalla coscienza di ciascuno. Evidentemente Virgilio è uomo di grandi valori e profonda coscienza, e quindi soffre anche per una presunta piccola manchevolezza.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Febbraio 2012 20:39

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