L'incontro di Dante con re Manfredi rappresenta il momento chiave del III canto. Manfredi, ormai lontano dai turbamenti e dalle vicende umane, racconta a Dante la sua fine sottolineando che anche chi in vita ha commessi tanti errori e peccati, può aspirare alla salvezza se si pente sinceramente.
Personaggio chiave del terzo canto è Re Manfredi. Dante a volte è un gran furbacchione: La vicenda di Manfredi è il tipico caso in cui il poeta modifica le regole del gioco pur di salvare dall'Inferno una persona a lui simpatica. E' vero che vi sono norme ben precise per aspirare di giungere al Purgatorio o al Paradiso (per l'inferno è semplice, basta condurre una vita ricca di peccati e la cosa è fatta) ma quando un personaggio deve essere salvato perchè Dante non lo vuole spedire nelle sofferenze infernali, trova delle scappatoie, delle eccezioni, e alla fine il sommo poeta aggiusta le cose a modo suo. Diciamo la verità, doveva essere una soddisfazione enorme per Dante mandare all'inferno tutte le carogne da lui conosciute, mettere in Paradiso i santi e le persone perbene e poi giocarsi le carte del Purgatorio a suo piacimento.
Dalla schiera delle anime esce fuori questo giovane che si rivolge a Dante e gli dice :"Mi riconosci? Mi hai mai visto nel mondo dei vivi?". E' chiaro che Manfredi essendo un personaggio noto spera che Dante l'avesse visto da qualche parte. Dante non lo riconosce e se ne dispiace, lo guarda in viso attentamente e nota che oltre alla bellezza fisica ha uno dei cigli spaccato a metà. Manfredi gli mostra il petto e gli fa vedere una ferita da taglio nella parte superiore, all'altezza del cuore, poi racconta le sue vicissitudini. Il povero Dante rimane impressionato da quelle brutte ferite poichè la sua mentalità "di essere vivente" non può contemplare che una persona se ne vada tranquillamente a spasso con quelle ferite. Dante dimentica per un momento che quelle anime sono morte. Si portano dietro anche i segni fisici delle ferite contratte in battaglia sulla terra. Andarsene in giro come dei zombi con ferite e tagli vari, per loro è cosa normale. Il Poeta non si è ancora del tutto abituato a queste visioni ed ogni volta che vede simili orrori ne rimane turbato.
103E un di loro incominciò: "chiunque
Tu sè, così andando volgi 'l viso:
pon mente se di là mi vedesti unque".
106Io mi volsi ver' lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l'un dè cigli un colpo avea diviso.
109Quand'io mi fui umilmente disdetto
D'averlo visto mai, el disse: "Or vedi";
e mostrommi una piaga a sommo 'l petto.
Manfredi desidera che Dante quando ritorna sulla terra porti sue notizie ai parenti e gli chiede il favore di dire a sua figlia Costanza di pregare per lui .E'lunga ormai la lista delle persone che il poeta dovrà ricordare quanto ritornerà sulla terra. Nel suo viaggio tra Inferno e Purgatorio, molti gli hanno chiesto un favore in terra, come farà il buon poeta a ricordarseli tutti ? un mistero!. Non risulta che prenda appunti nè che Virgilio gli faccia da segretario, tutto è affidato alla sua memoria, a meno che non finga di portare a compimento gli impegni presi e dice a tutti di si, pur sapendo che alla fine non potrà mantenere la parola data. Manfredi conscio di aver turbato Dante con le sue brutte ferite, cerca di spiegargli chi è e lo fa sorridendo. Con il sorriso vuole fargli capire che nell'altro mondo, in quello dei morti, anche le ferite più atroci non hanno significato, non fanno più nessun male, quindi e come se gli avesse detto :"Non ti preoccupare caro Dante e soprattutto non ti impressionare, queste ferite non sono ormai niente, non fanno alcun male, qui in Purgatorio niente di quello che in vita ha valore ha senso". Io sono Manfredi, nipote dell'imperatrice Costanza, quando sarai sulla terra, ti prego di andare da mia figlia e di riferirle che non sono tra le anime dei dannati, ma in Purgatorio. Dille che sono riuscito in extremis a salvarmi l'anima. Raccontagli quello che adesso ti dirò.
Dopo che in battaglia sono stato colpito a morte. Mentre stavo per morire, mi sono pentito sinceramente dei miei peccati, e piangendo ho chiesto perdono a colui che volentieri lo concede, cioè a Dio.
112Poi sorridendo disse: "Io son Manfredi,
nipote di Costanza imperatrice;
ond'io ti priego che, quando tu riedi,
115vada a mia bella figlia, genitrice
de l'onor di Cecilia e d'Aragona,
e dichi 'l vero a lei, s'altro si dice.
118Poscia ch?'o ebbi rotta la persona
Di due punte mortali,io mi rendei,
piangendo, a quei che volentier perdona.
Manfredi era contro l'autorità del papa, e quindi era stato scomunicato. La scomunica era un peccato gravissimo per la chiesa e anche secondo la morale di Dante una persona scomunicata non aveva molte possibilità di salvezza. Però Dio riesce a perdonare chi sinceramente, anche alla fine della propria esistenza si pente dei peccati. Il papa Clemente IV (e qui è evidente la critica di Dante nei suoi confronti) non aveva minimamente contemplato questa ipotesi per cui quando Manfredi viene ucciso, Clemente IV dà ordine al vescovo di Cosenza, di riesumare il corpo di Manfredi che si trova sepolto presso Benevento e portarlo fuori dai confini della Chiesa, poichè essendo uno scomunicato, nemmeno il suo cadavere aveva diritto di giacere in una terra che appartenesse alla chiesa. Con una macabra cerimonia, che contempla la presenza di ceri capovolti e spenti, quelli che si usano per gli eretici e gli scomunicati, il corpo di Manfredi viene trasportato nei pressi del fiume Liri, fuori quindi dal territorio della Chiesa. Il papa e il suo degno vescovo, non hanno però tenuto conto di una cosa. Dio è il giudice supremo e solo lui può decidere che fine deve fare un uomo quando muore. E' vero che la scomunica è come un quattro in pagella, che determina una bocciatura, però è altrettanto vero che una brillante interrogazione all'ultimo giorno di scuola può salvare lo studente che durante l'anno non ha fatto il suo dovere, e così accade che Manfredi pentendosi sinceramente dei propri peccati, viene da Dio non spedito (bocciato) all'inferno, ma mandato (rimandato) in Purgatorio, dove dopo un bel pò di" lezioni private" necessarie, per purgarsi dei peccati, potrà accedere al paradiso.
121Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.
124Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia
Di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia,
127l'ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.
130Or le bagna la pioggia e move il vento
Di fuor dal regno, quasi lungo 'l Verde,
dov'è le trasmutò a lume spento.
133Per lor maladizion sì non si perde,
che non possa tornar l'etterno amore,
mentre che la speranza ha fior del verde.
Manfredi aggiunge: "Mi sono salvato grazie al pentimento, però devi sapere che chi muore scomunicato, deve stare nell'antipurgatorio un periodo trenta volte il tempo che ha avuto la scomunica, in pratica ad un anno di scomunica, corrispondono trent'anni di antipurgatorio. Anche se le anime hanno un tempo illimitato per purgarsi il desiderio di raggiungere il Paradiso è così intenso che noi tutti agogniamo di espiare la nostra pena nel più breve tempo possibile".
136Vero è che quale in contumacia more
Di Santa Chiesa, ancor ch'al fin si penta,
star li conviene da questa ripa in fore,
139per ognun tempo ch'elli è stato trenta,
in sua presunzion, se tal decreto
più corto per buoni prieghi non diventa.
La conclusione è dunque la seguente: è vero che chi si schiera contro la Chiesa può salvare l'anima, ma le condizioni per riuscirci sono dure e precisamente sono le seguenti: a) devono essere uomini nobili di animo e amanti della cultura b) devono avere il tempo di pentirsi, perchè se la morte avviene istantaneamente, allora il tempo non c'è c) il pentimento deve essere sincero,cioè non basta dire visto che sto per morire mi pento del male che ho fatto. Il pentimento deve essere vero e sincero, e questo è un giudizio che spetta solo al padreterno.
Esistono delle modalità per ottenere lo sconto della pena, ossia per ridurre il tempo di permanenza nell'antipurgatorio ed accelerare il passo verso la montagna del Purgatorio. La pena si riduce se i vivi, persone che devono però essere in grazia di Dio, pregano e offrono suffragi a favore dei defunti. Ogni suffragio, ogni preghiera riduce il tempo di permanenza nell'antipurgatorio. In sostanza rappresenta una forma di buona condotta simile a quella che si dà ai detenuti. Se il detenuto, durante la permanenza nel carcere si comporta bene, può aspirare a una riduzione della detenzione. Stessa cosa per le anime dell'antipurgatorio. Con questa pratica la chiesa trae dei gran vantaggi. Infatti ogni prete disonesto ne può approfittare, lucrando sulle indulgenze e sulle preghiere a favore dei defunti. Il problema riguarda chi muore da solo, senza parenti, neanche amici, o comunque persone che pregano per il defunto, in questo caso l'anima del defunto che va in Purgatorio deve rimanerci quanto tempo gli tocca senza nessun sconto di pena. Non mi sembra una legge molto giusta, e dubito che in un Parlamento serio verrebbe approvata. Questo spiega il grande interesse che Manfredi e tutte le anime che Dante incontra nutrono per lui. Siccome sanno che il poeta ritornerà sulla terra, potrà fare da intermediario, nel caso specifico potrà recarsi da Costanza, figlia di Manfredi e dirgli "Cara Costanza, sai, sono stato in Purgatorio, ho incontrato tuo padre. Guarda che non è andato a finire all'inferno, so che vi sarà difficile crederlo, poichè per via della scomunica, l'inferno era la sua destinazione, comunque è riuscito a salvare l'anima. L'ho incontrato e abbiamo parlato. Aveva una cicatrice su una ciglia, e un'altra sul torace. Mi ha raccontato la sua vita, e gli ho promesso che mi sarei recato da te per dirtelo. Ti raccomanda di aumentare le tue preghiere in suo favore perchè più preghi e meno la sua anima vagherà per l'antipurgatorio". Mi sono sempre chiesto che faccia farà Costanza quando Dante gli racconterà questa storia, non sarà facile convincere la figlia di Manfredi sulla autenticità della storia. E' vero che nel medio evo si era un pò creduloni, però credere ad una storia del genere non è facile. Dante avrà il suo bel da fare per convincere la figlia del re dell'autenticità della vicenda!
142Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
rivelando a la mia buona Costanza
come m'hai visto, e anco esto divieto;
145chè qui per quei di là molto s'avanza".