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NoLa presunzione degli uomini (versi 10-45)
- Domenica 13 Luglio 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto III
Indice
- La presunzione degli uomini (versi 10-45) (<--)
- Virgilio parla della sua sepoltura
Virgilio rimprovera gli uomini e se stesso per la presunzione che hanno nel voler comprendere tutti i misteri del creato. Questo atteggiamento di presunzione ha condannato lui ed altri nobili persone all'Inferno.
I due poeti accelerano il passo, e Dante argutamente osserva
10Quando li piedi suoi lasciar la fretta,
che l'onestade ad ogn'atto dismaga,
la mente mia, che prima era ristretta,
La fretta nel camminare, diminuisce il decoro di una persona. Immaginiamo un personaggio importante,un Presidente della Repubblica, un ministro, un vescovo o altri personaggi di questo livello e supponiamo che si mettano a correre per un motivo qualsiasi, la cosa ci sorprende. Osserviamo che l'azione del correre, anche il solo accelerare frettolosamente il passo, sembra diminuire il prestigio di una persona. Dante non spiega il motivo del perchè un passo frettoloso diminuisce la dignità della persona, eppure notiamo che è così.
I due pellegrini si incamminano verso la montagna. Dietro a quest'alta montagna che emerge dalle acque, si vede il sole i cui raggi si infrangono su Dante. Come più volte detto, Dante non è uno spirito, ma un corpo quindi mentre i raggi del sole attraversano le anime, senza subire alcuna riflessione, sul corpo di Dante vengono ad infrangersi, poichè trovano un naturale ostacolo al loro percorso. Il fenomeno, normale per gli esseri viventi, non è contemplato nel purgatorio, dove vi sono solo anime.
13Io 'ntento rallargò, sì come vaga,
e diedi 'l viso mio incontrar'al poggio
che nverso il ciel più alto si dilaga.
16Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,
rotto m'era dinanzi a la figura,
ch'avea in me dè suoi raggi l'appoggio.
Inizia ora una disquisizione filosofica tra i due poeti, infatti mentre si accingono a scalare la montagna del Purgatorio, Dante è abbastanza preoccupato, perchè inizia una prova che gli incute sgomento, perciò si rivolge verso Virgilio timoroso, per paura di essere abbandonato.
19Io mi volsi dallato con paura
D'esse abbandonato, quand'io vidi
Solo dinanzi a me la terra oscura;
Virgilio si irrita vedendo che Dante dubita del suo valore. La fiducia nei confronti del maestro è messa in discussione, e lo rimprovera dicendogli "pur diffidi ?", Come dire, porca miseria, ti ho portato a spasso per tutto l'inferno, abbiamo superato pericoli e trappole micidiali, ho dato la mia parola a Beatrice che ti avrei lasciato solo quando ci saremmo incontrati con lei ed ora tu diffidi di me?, che paura devi avere adesso che siamo nel Purgatorio. Abbiamo sfidato tutti i diavoli dell'inferno, eppure ce la siamo sempre cavata bene! Virgilio si abbandona a raccontare un pò della sua vita, e rammenta a Dante che non deve sorprendersi se il suo corpo fa ombra mentre il suo non riflette i raggi solari. "Io sono morto" ricorda Virgilio a Dante e il mio corpo è stato seppellito a Brindisi (Brandizio), poi è stato riesumato ed ora si trova sepolto a Napoli. Mentre qui in Purgatorio il sole sta sorgendo, là, dove è sepolto il mio corpo, invece è l'ora del vespro (che corrisponde al periodo che va dalle 3 alle 6 del pomeriggio).
22E 'l mio conforto: "Perchè pur diffidi ?"
A dir mi cominciò tutto rivolto;
"non credi tu me teco e ch'io ti guidi ?"
25Vespero è già colà dov'è sepolto
Lo corpo dentro al quale io facea ombra;
Napoli l'ha, e da Brandizio è tolto.
"Non ti devi meravigliare del fatto che il mio corpo non blocca i raggi del sole, io sono uno spirito, etereo, come il cielo che non riesce a bloccare i raggi solari e li fa filtrare, così anch'io sono diafano, cioè i raggi del sole mi attraversano. Non so spiegarti però perchè i corpi che sono in questo regno, pur essendo eterei, vengono comunque predisposti a soffrire pene come il caldo e il gelo. Del resto cosa possiamo sapere noi poveri uomini dei disegni di Dio. Matto è chi spera di capire di più, non c'è ragione umana che possa comprendere come Dio per esempio è uno e contemporaneamente trino".
28Ora, se innanzi me nulla s'aombra,
non ti maravigliar più che d'ì cieli
che l'uno a l'altro raggio non ingombra.
31A sofferir tormenti e caldi e geli
Simili corpi la Virtù dispone,
che, come fa, non vuol ch'a noi si sveli.
34Matto è chi spera che nostra ragione
Possa trascorrer la infinita via,
che tiene una sustanza in tre persone.
Virgilio parla della presunzione degli uomini comprendendo anche se stesso. Gli uomini, pretendono di conoscere tutti i segreti del creato, tutti i misteri di Dio! Questa presunzione ha colpito le persone più intelligenti che ora pagano per i loro errori. Secondo Virgilio gli uomini devono accontentarsi del "quia", cioè devono appagarsi di vedere le cose come sono, non si deve cercare di scoprire il perchè. Se il sole nasce e tramonta, se c'è la luna, se ci sono le stagioni, se si muore e poi si nasce, e tanti altri misteri della natura, non si può avere la presunzione di scoprirne i reconditi misteri. Le persone non devono ritenersi più intelligenti di quelli che sono. Quando Dio creò l'uomo e quindi Adamo ed Eva, disse loro di non toccare l'albero della scienza, del bene e del male, quello del frutto proibito,è quindi chiaro che non era intenzione di Dio mettere gli uomini al corrente di tutti i misteri del mondo. I primi esseri trasgredirono l'ordine ricevuto e la razza umana fu dannata. Solo l'avvento di Cristo ha ridato all'uomo la possibilità della salvezza. Invano gli individui hanno cercato di comprendere i misteri del mondo, persone di grande valore e cultura, come Aristotele e Platone ci hanno provato. Questi che possono essere considerati i più grandi cervelli dell'umanità, non sono riusciti a penetrare i misteri della teologia. Mentre Virgilio dice queste cose, e dopo aver nominato Aristotele e Platone, china la fronte. Questo suo gesto spiega che l'arroganza che lui ha attribuito ai grandi uomini di cultura, ha riguardato anche lui, che per la sua presunzione di scoprire i misteri che regolano le decisioni di Dio è stato assegnato nel Limbo.
37State contenti, umana gente, al quia;
chè, se possuto aveste veder tutto,
mestier non era parturir Maria;
40e disiar vedeste sanza frutto
tai che sarebbe lor disio quetato,
ch'etternalmente è dato lor per lutto:
43io dico d'Aristotele e di Plato
e di molt'altri" e qui chinò la fronte,
e più non disse, e rimase turbato.
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