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NoUna canzone di moda (versi 91-133)
- Domenica 06 Luglio 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto II
Casella spiega tutte le peripezie che le anime del Purgatorio devono attraversare prima di giungere sulla spiaggia. Poi intona una sua canzone, quindi tutte le anime rimangono in silenzio ad ascoltare, finchè arriva Catone che infuriato sgrida le anime che devono muoversi e salire il monte se vogliono aspirare al paradiso e che comunque la loro venuta nel Purgatorio non è una vacanza!
Casella spiega che in realtà non ha subito alcun torto se è giunto in ritardo al Purgatorio dopo la sua morte. L'anima che deve giungere al Purgatorio aspetta la sua navicella alle foci del Tevere (così come le anime dannate aspettano Caronte sulle rive del fiume Acheronte). Immaginiamo quanti spiriti devono esserci sulle foci del Tevere, una confusione enorme. E' vero che sono anime e quindi non occupano spazio, comunque debbono essere un bel numero. Qui funziona come una specie di stazione d'attesa. Le anime vengono imbarcate secondo criteri che non ho ben capito, che comunque dipendono dalle indulgenze della chiesa: se qualcuno prega in terra per lui la sosta sul Tevere si accorcia. Casella spiega che è stato fortunato perchè è morto nel periodo del Giubileo che papa Bonifacio VIII aveva indetto nel 1299, in questo periodo per tutte le anime che si trovano in attesa, scatta una specie di indulto, ossia il periodo di attesa sulle rive del Tevere si accorcia e l'Angelo imbarca tutti. Quindi Casella non solo non ha subito alcun torto, anzi è stato fortunato.
Ricapitoliamo la vicende che toccano alle anime: si muore, dopodichè se si va in Inferno, si passa dal gran Giudice infernale Minosse, se invece si va in Purgatorio si va a Roma, e precisamente sulle rive del Tevere. Qui si aspetta un tempo indeterminato, se uno ha la fortuna di morire nel periodo del giubileo accorcia il tempo di permanenza sul Tevere, altrimenti se ne sta lì, non ho capito a fare cosa, in attesa che arrivi l'angelo nocchiero che lo trasporta sulla riva dell'antipurgatorio.
Di fronte al vecchio amico cantate, Dante non esita a chiedergli un pezzo del suo repertorio. Gli dice: "se la morte non ti ha tolto la capacità di cantare, fammi ascoltare una canzone delle tue". Casella non rifiuta l'invito dell'amico e intona un pezzo che deve essere un classico del suo repertorio: titolo: "Amor che ne la mente mi ragiona". Il dolce canto dell'amico commuove Dante che lo ascolta intensamente. Tutte le anime sono assorte ad ascoltare quella canzone, anche Virgilio che normalmente non si rilassa mai si lascia andare e partecipa con gli altri alla gioia procuratagli da quella dolce melodia. Mentre tutti ascoltano la canzone, indovinate un po? chi arriva a sgridarli? Arriva Catone. Qui scatta una "lavata di testa" di prima categoria. "Ma che cosa fate, grida Catone, perdete il vostro tempo ad ascoltare simili scemenze, ma lo capite o no che siete morti, che le futili cose della terra, canzoni comprese non vi devono più interessare? qui dovete pensare solo a scontare la pena prima di ascendere al paradiso. Basta con queste sciocchezze muovetevi anime!"
91"Casella mio, per tornar altra volta
là dov'io son, fo io questo viaggio",
diss'io; "ma a te com'è tanta ora tolta ?".
94ed elli a me:"Nessuno m'à fatto oltraggio,
se quei, che leva quando e cui li piace,
più volte m'ha negato esto passaggio;
97chè di giusto voler lo suo sì face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.
100Ond?'o, ch'era ora a la marina vòlto
Dove l'acqua di Tevere s'insala,
benignamente fu da lui ricolto.
103A quella foce ha elli or dritta l'ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala."
là dov'io son, fo io questo viaggio",
diss'io; "ma a te com'è tanta ora tolta ?".
94ed elli a me:"Nessuno m'à fatto oltraggio,
se quei, che leva quando e cui li piace,
più volte m'ha negato esto passaggio;
97chè di giusto voler lo suo sì face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.
100Ond?'o, ch'era ora a la marina vòlto
Dove l'acqua di Tevere s'insala,
benignamente fu da lui ricolto.
103A quella foce ha elli or dritta l'ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala."
Ricapitoliamo la vicende che toccano alle anime: si muore, dopodichè se si va in Inferno, si passa dal gran Giudice infernale Minosse, se invece si va in Purgatorio si va a Roma, e precisamente sulle rive del Tevere. Qui si aspetta un tempo indeterminato, se uno ha la fortuna di morire nel periodo del giubileo accorcia il tempo di permanenza sul Tevere, altrimenti se ne sta lì, non ho capito a fare cosa, in attesa che arrivi l'angelo nocchiero che lo trasporta sulla riva dell'antipurgatorio.
Di fronte al vecchio amico cantate, Dante non esita a chiedergli un pezzo del suo repertorio. Gli dice: "se la morte non ti ha tolto la capacità di cantare, fammi ascoltare una canzone delle tue". Casella non rifiuta l'invito dell'amico e intona un pezzo che deve essere un classico del suo repertorio: titolo: "Amor che ne la mente mi ragiona". Il dolce canto dell'amico commuove Dante che lo ascolta intensamente. Tutte le anime sono assorte ad ascoltare quella canzone, anche Virgilio che normalmente non si rilassa mai si lascia andare e partecipa con gli altri alla gioia procuratagli da quella dolce melodia. Mentre tutti ascoltano la canzone, indovinate un po? chi arriva a sgridarli? Arriva Catone. Qui scatta una "lavata di testa" di prima categoria. "Ma che cosa fate, grida Catone, perdete il vostro tempo ad ascoltare simili scemenze, ma lo capite o no che siete morti, che le futili cose della terra, canzoni comprese non vi devono più interessare? qui dovete pensare solo a scontare la pena prima di ascendere al paradiso. Basta con queste sciocchezze muovetevi anime!"
106E io:"Se nuova legge non ti toglie
Memoria o uso a l?amoroso canto
Che mi solea quetar tutte mie doglie,
109Di ciò ti piaccia consolare alquanto
L'anima mia, che, con la sua persona
Venendo qui, è affannata tanto !".
112"Amor che ne la mente mi ragiona"
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona.
115Lo mio maestro e io e quella gente
Ch'eran con lui parevan sì contenti,
come a nessuno toccasse altro la mente.
118Noi eravamo tutti fissi e attenti
A le sue note; ed ecco il veglio onesto
Gridando:"Che è ciò, spiriti lenti ?
121Qual negligenza, quale stare è questo ?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
Ch'esser non lascia a voi Dio manifesto".
La venuta di Catone distoglie le anime da Casella. Dante fa un meraviglioso paragone, confronta il comportamento delle anime a quello dei colombi, e dice "Quando i colombi sono radunati, cogliendo biada o loglio, e tutti assieme si nutrono, quieti senza mostrare la consueta baldanza dell'incedere lenti e pettoruti, se gli appare qualcosa di cui hanno paura, subito lasciano il cibo, e vanno via, poichè sono spaventati , così quella compagnia di persone , smise di cantare e si avviano verso la montagna, come persona che vanno da una parte che non conoscono. altrettanto rapidamente fanno i due poeti.Memoria o uso a l?amoroso canto
Che mi solea quetar tutte mie doglie,
109Di ciò ti piaccia consolare alquanto
L'anima mia, che, con la sua persona
Venendo qui, è affannata tanto !".
112"Amor che ne la mente mi ragiona"
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona.
115Lo mio maestro e io e quella gente
Ch'eran con lui parevan sì contenti,
come a nessuno toccasse altro la mente.
118Noi eravamo tutti fissi e attenti
A le sue note; ed ecco il veglio onesto
Gridando:"Che è ciò, spiriti lenti ?
121Qual negligenza, quale stare è questo ?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
Ch'esser non lascia a voi Dio manifesto".
124Come quando, cogliendo biado o loglio,
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l'usato orgoglio,
127se cosa appare ond'elli abbian paura,
subitamente lasciano star l'esca,
perchè assaliti son da maggior cura;
130così vid'io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e gire ver la costa,
com'om che va, nè sa dove riesca;
133nè la nostra partita fu men tosta.
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l'usato orgoglio,
127se cosa appare ond'elli abbian paura,
subitamente lasciano star l'esca,
perchè assaliti son da maggior cura;
130così vid'io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e gire ver la costa,
com'om che va, nè sa dove riesca;
133nè la nostra partita fu men tosta.
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