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NoVirgilio spiega le sue ragioni (versi 40-108)
- Sabato 28 Giugno 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto I
Virgilio: "Vedi quest'uomo", dice a Catone indicando Dante, "per la sua arroganza intellettuale (per la sua follia) si è avvicinato alla morte eterna, la sua superbia l'avrebbe perso per sempre, se non fosse intervenuto in suo aiuto una donna, una persona che per salvarlo è scesa dal cielo e ha chiesto il mio aiuto per guidarlo attraverso i dannati e poi purgarlo dai suoi peccati attraversando il tuo regno. Questa donna è Beatrice. Con lui ho attraversato tutti i gironi infernale e ne abbiamo visto di cotte e di crude, adesso siamo giunti nel regno che tu governi. Non entro nei dettagli delle difficoltà che abbiamo superato per giungere sin qui. Adesso abbiamo bisogno dei tuoi consigli e del tuo aiuto per proseguire il resto del viaggio. Sii clemente con noi, egli vuole liberarsi dal peccato. Egli cerca la libertà, e tu sai bene che importanza ha questo valore".
Virgilio compie il suo capolavoro oratorio e ricorda al vecchio i suoi trascorsi ad Utica, la città dove si erano rifugiati i pompeiani e dove Catone trovò la morte suicida. Prosegue Virgilio: "Non sono cambiate le leggi dell'inferno, Dante non è un'anima, non è stato mai sottoposto al giudizio di Minosse, giudice infernale, è un uomo in carne ed ossa". A questo punto vista l'impassibilità di Catone, Virgilio cerca di toccarlo nei sentimenti e gli ricorda la sua ex moglie, Marzia, la quale nel racconto di Lucano pare che abbia lasciato Catone per un certo Q. Ortensio, e poi alla morte di questo sia ritornato dall'ex. Ora Virgilio gioca d'astuzia, è convinto che il nome di Marzia possa riaccendere nel vecchio Catone bollori sentimentali sopiti da secoli. Virgilio conosce Marzia, vivono nello stesso luogo, quindi può fare da tramite tra i due. E' una carta da giocare: come dire "Caro Catone, adesso ti frego io, conosco la tua ex moglie, entrambi viviamo in quel cupo posto che è il Limbo, se tu ci tratti come si deve al mio ritorno parlerò a Marzia bene di te, altrimenti gli dirò che non vale la pena pensarti". Catone dimostra di essere uomo tutto di un pezzo, e capisce che Virgilio sta giocando sporco tirando in ballo la moglie, ma lui ormai non sa proprio cosa farsene dell'ex, perchè in Purgatorio certe cose non hanno più senso e le passioni che dominano i cuori dei vivi, non hanno più alcuna valenza per i morti. Catone risponde:"Marzia l'amai tanto in vita, ma adesso che lei dimora nel limbo e non ha potuto godere del privilegio della Grazia, le passioni che mossero il mio cuore in vita ora non hanno più senso. Comunque non devi cercare il favore di altre persone poichè chi ti manda è una donna celeste". Si nota in questa frase di Catone un rimprovero a Virgilio, come dire: Porca miseria, ti manda Beatrice dallìalto dei cieli e tu mi vieni a nominare Marzia! Catone accoglie i due pellegrini con condiscendenza visto e considerato che la raccomandazione viene dalle alte sfere celesti. Ora però pone alcune condizioni. Il buon Dante venendo dalla polvere e dalla fuliggine infernale è tutto sporco per cui Catone lo invita prima di accingersi a salire la montagna del Purgatorio ad andarsi a lavare il viso e inoltre di cingersi con un nuovo cinto, fatto di uno giunco che cresce in riva alla spiaggia. Quando comparirà l'angelo di Dio, Dante si deve trovare pronto e pulito, senza più nessun ricordo dell'inferno. Lavarsi il viso significa scrollarsi di dosso i peccati. Anche il giunco ,è miracoloso:è il simbolo dell'umiltà. Catone inizia a dare le spiegazioni per compiere le operazioni del caso:"questa isoletta nel punto più basso della spiaggia, dice - produce sull'arena umida del lido, dei giunchi, dallo stelo dritto e flessibile. Ora mentre le altre piante che sono sulla spiaggia vengono scosse dalle acque, lo giunco si piega ma non si spezza: L'umile pianta è l'unica che resiste alle onde del mare, mentre le altre che sono vigorose si spezzano, e quindi solo se si è umili si possono ottenere i privilegi della Grazia. Quando avrete compiuto questa operazione, prosegue Catone non ritornate più qua, ma il sole che sorge vi mostrerà la direzione da cui iniziare una facile ascesa al monte".
Catone, così come improvvisamente era apparso, sparisce e Dante che sino ad allora era rimasto in ginocchio, si alza e volge lo sguardo verso Virgilio il quale dopo aver superato l'ennesima prova, da quando ha assunto il compito di guidare Dante, dice:"Adesso dobbiamo sbrigarcela da soli. Segui i miei passi perchè bisogna scendere sull'orlo della spiaggia".
40"Chi siete voi, che contro al cieco fiume
fuggita avete la pregione etterna ?",
diss'el, movendo quelle oneste piume.
43"Chi v'ha guidati, o che vi fu lucerna,
uscendo fuor de la profonda notte
che sempre nera fa la valle inferna ?
46Son le leggi d'abisso così rotte ?
O è mutato in ciel novo consiglio,
che, dannati venite a le mie grotte?"
49Lo duca mio allor mi diè di piglio,
e con parole e con mani e con cenno
reverenti mi fè le gambe e 'l ciglio.
52Poscia rispuose lui: "Da me non venni:
donna scese dal ciel, per li cui prieghi
de la mia compagnia costui sovvenni.
55Ma da ch'è tuo voler che più si spieghi
Di nostra condizion com'ella vera,
esser non puote il mio che a te si nieghi.
58Questi non vide mai l'ultima sera;
ma per la sua follia le fu sì presso,
che moto poco tempo a volger era.
61Sì com'io dissi, fui mandato ad esso
Per lui campare; e non lì era altra via
Che questa per la quale ì mi son messo.
64Mostrata ho lui tutta la gente ria;
e ora intendo mostrar quelli spirti,
che purgan sè sotto la tua balìa.
67Com'io l'ho tratto, saria lungo a dirti;
de l'alto scende virtù che m'aiuta
condurcelo a vederti e a udirti.
70Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando ch'è sì cara,
coma sa chi per lei vita rifiuta.
73Tu 'l sai, chè non ti fu per lei amara
In Utica la morte, ove lasciasti
La vesta ch'al gran dì sarà sì chiara.
76Non son li editti etterni per noi guasti,
chè questi vive e Minòs me non lega;
ma son del cerchio ove son li occhi casti
79di Marzia tua, che 'n vista ancor ti priega,
o santo petto, che per la tua la tegni:
per lo suo amore adunque a noi ti piega.
82Lasciane andar per li tuoi sette regni;
grazie riporterò di te a lei,
se d'esser mentovato là giù degni".
85"Marzia piacque tanto a li occhi miei,
mentre ch'ì fui di là", diss'elli allora,
"che quante grazie volse da me fei.
88Or che di là dal mal fiume dimora,
più muover non mi può, per quella legge
che fatta fu quando me n'usci fora.
91Ma se donna del ciel ti move e regge,
come tu dì, non c'è mestier lusinghe:
bastisi ben che per lei mi richegge.
94Va dunque, e fa che tu costui ricinghe
D'un giunco schietto e che li lavi 'l viso,
sì ch'ogne sudiciume quindi stinghe;
97chè non si converrai, l'occhio sorpriso
d'alcun nebbia, andar dinanzi al primo
ministro, ch'è di quei di paradiso.
100Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
là giù colà dove la batte l'onda,
porta dè giunchi sovra 'l molle limo:
103null'altra pianta che facesse fronda
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch'a le percosse non seconda.
106Poscia non sia di qua vostra reddita;
lo sol vi mostrerrà, che surge omai,
prendere il monte a più lieve salita."
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