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Una cantica non facile (versi 1-12)

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Il Purgatorio è la cantica più complessa e difficile della Divina Commedia. Nulla a che vedere con l’Inferno, dove i versi iniziali (nel mezzo del cammin di nostra vita…) sono noti praticamente a tutti. E’ sconfortante per chi voglia iniziare a leggere il Purgatorio osservare come Dante sin dall’inizio, ricorre a riferimenti classici e mitologici, invocando Muse e divinità varie con situazioni astruse che scoraggiano dalla lettura il lettore meno avvezzo a tale linguaggio.

1Per correr miglior acque alza le vele 

Ormai la navicella del mio ingegno, 

che lascia dietro a sé mar sì crudele;
 

4e canterò di quel secondo regno,

dove l’umano spirito si purga 

e di salire al cielo diventa degno.

 

7Ma qui la morte poesì resurga,

o sante Muse, poi che vostro sono;

e qui Caliopè alquanto surga,

  

10seguitando il mio canto con quel suono

di cui le Piche misere sentiro 

lo colpo tal, che disperar perdono.


{mosgoogle}Dopo le prime due terzine, Dante invoca in suo aiuto la dea Calliope, musa della poesia epica, e dal nome stesso che significa “bella voce”, si capisce deve essere una che di canto se ne intende. Da quanto si intuisce la Musa diede una sonora lezione alle Pieridi. E’ un avvio sconfortante, poiché il lettore  che non ha mai studiato la mitologia greca, si scoraggia nel solo sentire nominare questi personaggi non di primo piano nel vasto ed eterogeneo mondo delle muse, degli dei e semidei che popolavano l’Olimpo e dintorni. Che Dante faccia ricorso alla mitologia greca e latina in tutta la divina commedia è cosa nota, ma è difficile pretendere che chi voglia tranquillamente leggere l’opera possa  conoscere tutta quella intricata matassa che è la mitologia, dove il connubio fra dei e uomini e così particolare che rende problematica la comprensione delle vicende che le riguardano.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Gennaio 2009 21:32

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