Chi fossero queste Pieridi e che c’entra la dea Calliope, si capisce bene se si va a vedere le vicende di questi signori.
Piccola premessa: sin dall’inizio si capisce che scrivere il Purgatorio, non sarà per Dante un compito agevole. Nell’Inferno il genio del Poeta ha trovato terreno fertile in personaggi e situazioni estreme, che caratterizzano ogni canto. Qui invece le cose sono un po’ diverse. Il Purgatorio è una via di mezzo fra inferno e Paradiso, è difficile caratterizzare i personaggi e le situazioni. Non è semplice descrive le varie situazioni, ottenendo lo stesso coinvolgimento in chi legge come nella prima cantica. Ecco perché sin dall’inizio Dante mette le mani avanti e dice: “ sono giunto in miglior acque, ma adesso affinché la navicella del mio ingegno che lascia dietro a sé mar si crudele possa dire le cose che deve dire, serve l'aiuto di qualche dio che mi soccorra.
Il Purgatorio non è il regno dei dannati, qui giungono anime che si sono pentite in tempo dalle loro malefatte, persone cioè che umilmente hanno chiesto perdono a Dio, ecco quindi che il tema centrale della cantica deve essere l’ UMILTA’. Se non sarò umile, fa capire Dante, difficilmente riuscirò a descrivere il Purgatorio. E qui l’idea geniale di Dante di pescare dalla mitologia storie che inneggino alla punizione dei superbi. Ovidio, nelle"
metamorfosi V", riferisce che le figlie di Pierio re della Tessaglia, avevano osato sfidare nel canto le muse. Già questo la dice lunga sul carattere di queste Pieridi, è a dir poco presuntuoso sperare di battere una dea nel canto, dee, che sono specializzate in questo compito. Ma l’arroganza e la presunzione non conoscono limiti, sicchè queste figlie di Pierio decisero di sfidare la dea Calliope. Nel loro canto le Pieridi decisero di inneggiare alla lotta sacrilega dei Giganti contro gli dei dell’Olimpo. Canto quindi che esalta l’arroganza dei superbi giganti.
Calliope invece propone come tema il mito di Proserpina:la fanciulla figlia di Cerere, che rapita da Dite, re dell’inferno,
ottiene di poter trascorrere metà dell’anno sulla terra, presso la madre. Quella di Proserpina è dunque un mito di resurrezione e di liberazione del regno dei morti, che ben si accorda con la situazione di Dante nel passaggio dall’Inferno al Purgatorio. Inoltre il ritorno sulla terra di Proserpina avviene in primavera, nella stessa stagione in cui si svolge l’azione del Purgatorio (che inizia precisamente nella mattina di Pasqua). Fra i contendenti non c’è match: la dea sconfigge nettamente le arrogante figlie di Pierio e decide di affibbiargli una punizione con i controfiocchi .Vengono trasformate in gazze, condannate per il resto della loro vita a gracchiare. E per questo che Dante sceglie questo episodio mitologico, per spiegare a sé stesso e a chi legge che per “
cantare di
quel secondo regno” è fondamentale essere umili e non arroganti come furono le Pieridi nei confronti della dea Calliope. Ecco quindi che Dante si rivolge a Calliope invocandola,a dargli una mano per raccontare quello che ha visto nel Purgatorio. “
O sante muse, poi che vostro sono: e qui Calliope alquanto surga”.n.b. In questa vicenda le Pieridi non fanno sicuramente una bella figura, poiché è da stupidi sfidare una dea in quella che è la sua specializzazione, come dire che una squadretta di III categoria sfidi l’Inter !
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