Dopo aver invocato l’aiuto della Musa Calliope, Dante descrive il paesaggio che si trova dinanzi . Evidente è il contrasto dopo esser uscito dall’atmosfera invernale (tosto ch’io uscì fuori de l’aura morta).

 La descrizione del panorama del Purgatorio ricorda il tramonto o l’alba lungo una spiaggia tranquilla e pulita, quando il mare è calmo, e il sole sta per tramontare o nascere, si respira un profumo particolare e si nota un colore celeste che si confonde tra le acque del mare e l’azzurro cielo, un colore che si estende sin dove arriva lo sguardo all’orizzonte. “Dolce color d’oriental zaffiro, che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo puro infino al primo giro) cioè un delicato colore azzurro zaffiro si diffonde nella serenità dell’atmosfera, puro, fino all’orizzonte, e dà agli occhi la gioia della vista, a chi è  appena uscito dall’aria gonfia di morte dell’Inferno che ha riempito d’angoscia lo sguardo e il cuore. E’ netto il contrasto tra il cupo e doloroso regno infernale e il sereno e tranquillo paesaggio del Purgatorio.

 

13Dolce color d’oriental zaffiro, 

che s’accoglieva nel sereno aspetto 

del mezzo, puro infino al primo giro,

 

16a li occhi miei ricominciò diletto, 

tosto ch’io uscì fuor de l’aura morta, 

che m’avea contristato li occhi e ‘l petto.

 

I versi che seguono sono francamente difficili e sfido chiunque ad una prima lettura capirne il significato. Provate a leggerli e entro un lasso di tempo di cinque minuti provate a decifrarli

 

19Lo bel pianeto che d’amar conforta 

Faceva tutto rider l’oriente, 

velando i Pesci ch’erano in sua scorta.

 

22I’ mi volsi a man destra, e puosi mente 

A l’altro polo, e vidi quattro stelle 

Non viste ma i fuor  ch’a la prima gente.

 

25Goder pareva ‘l cielo di lor fiammelle: 

oh settentrional vedovo sito, 

poi che privato sé di mirar quelle !

 

28Com’io da loro sguardo fui partito, 

un poco me volgendo a l’altro polo, 

là onde ‘l Carro già era sparito,

 

Pausa di cinque minuti…

Bisogna precisare che Dante non era semplicemente uomo di cultura. Oltre ad essere il numero uno dei poeti, si  cimentava in altri campi dell’umano scibile; l’astronomia, era un suo pallino. Considerato che l’astronomia con i relativi segni zodiacali e tutte le cose che ci stanno intorno sono di per sé materia ostica e discutibile, le teorie che Dante esprime lo sono ancora di più, poiché oltre ad essere superate dalle scoperte scientifiche successive, sono costruite e finalizzate per l’oltretomba. Nei versi suddetti Dante afferma che Venere (lo bel pianeto che d’amar conforta) diffondeva nella parte orientale del cielo la letizia del suo luminoso fulgore, velando i Pesci, ossia faceva apparire meno splendente la costellazione dei Pesci ( in quel momento il sole era nella costellazione zodiacale dell’Ariete) con cui era in congiunzione. Questo è tutto. Se non è molto chiaro, sappiate che non lo è nemmeno per me !.A questo punto lui, essendo in un luogo dove nessun essere vivente può trovarsi, ossia sulla spiaggia dell’Antipurgatorio, vede cose nel cielo che noi sulla terra non possiamo vedere: vede quattro stelle che nessun altro essere umano può vedere escluso i primi abitatori della terra (cioè Adamo ed Eva) che notoriamente dimoravano nel giardino dell’Eden prima di essere schiacciati per i loro peccati. Le quattro stelle a parere di illustri studiosi sono le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Viste queste meraviglie, Dante si rammarica che il polo Boreale, che sarebbe quello di noi terrestri,  non possa godere della visione di queste belle cose. In realtà questo deve essere intenso nel senso che Dante si rammarica dei tempi passati dove l’uomo era ancora nella sua purezza e non corrotto dal peccato.

Impressionato da questo splendido panorama, il Poeta resta incantato e riflette sui peccati umani che hanno allontanato il genere umano da tutte queste cose pure e semplici. Alla fine trae lo sguardo verso l’altro polo, quello boreale, e vede vicino a lui, un vecchio solo, che solo la vista incute rispetto e riverenza, molto più di quanto un figlio deve ad un padre.