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NoL'uomo della carbonella (versi 109-136)
- Sabato 28 Giugno 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto I
La scena ricorda quelle persone che ai tempi in cui non esistevano i riscaldamenti, producevano carbonella per accendere il fuoco nei bracieri . Queste persone erano veramente brutte a vedersi. Siccome passavano tutto il giorno a bruciare rami secchi ed altra roba che producesse carbonella, la sottile fuliggine li ricopriva tutti, in particolare il viso del quale si potevano scorgere appena gli occhi, circondati da sopraccigli e ciglia affumicate, la bocca appariva come una macchia rosa , i denti spesso consumati dalla carie, si intonavano con il loro colore scuro al resto della bocca, e gli abiti, lascio immaginare in che condizioni fossero. Solo la domenica e nei giorni festivi queste persone si lavavano per bene, ed era difficile riconoscerli, poichè il viso pulito gli dava un'altro aspetto: quello di esseri umani. Facevano un lavoro sporco, che pochi erano disposti a fare, anche perchè non dava molto da guadagnare. Non so se ai tempi di Dante esistessero simili persone.E' evidente che la metafora del lavaggio del viso con la rugiada indica la pulizia morale di chi si accinge a salire la montagna del Purgatorio. I due giungono infine sulla spiaggia, e vicino a quelle acque che mai videro persone ritornare indietro, Virgilio cinge Dante con un giunco come gli aveva ordinato Catone. Miracolosamente là dove il giunco era stato strappato, immediatamente ricresce. L'elemento soprannaturale del rito è confermato della miracolosa rinascita, all'istante, dalla pianta avulsa dal terreno. La pianta si fonde con l'allegoria dell'umiltà, veduta non come virtù passiva, ma come una forza che costituisce il carattere fondamentale del Cristianesimo.
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109Così sparì; e io su mi levai
Sanza parlare, e tutto mi ritrassi
Al duca mio, e li occhi a lui drizzai.
112El cominciò: ?Segui i miei passi:
volgianci in dietro, chè di qua dichina
questa pianura à suoi termini bassi".
115L'alba vinceva l'ora mattutina
Che fuggia innanzi, sì che di lontano
Conobbi il tremolar de la marina.
118Noi andavam per lo solingo piano
Com'om che torna a perduta strada,
che 'nfino ad essa li pare ire invano.
121Quando noi fummo là 've la rugiada
Pugna col sole, e, per essere in parte
Dove ad orezza, poco si dirada,
124ambo le mani in su l'erbetta sparte
soavemente 'l mio maestro pose:
ond'io, che fui accorto di sua arte,
127porsi ver lui le guance lagrimose:
ivi mi fece tutto discoverto
quel color che l'inferno mi nascose.
130Venimmo poi in sul litio diserto,
che mai non vide navicar sue acque
omo, che di tornar sia poscia esperto,
133quivi mi cinse sì com'altrui piacque:
oh meraviglia ! chè quale elli scelse
l'umile pianta cotal si rinacque
136subitamente l' onde l'avelse.
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