Compare adesso il personaggio chiave di questo primo canto:
Marco Porcio Catone (altrimenti detto anche Marcio Porcio Catone). Su questo personaggio sono stati scritti fiumi di inchiostro. Quando ho letto per la prima volta questo canto del Purgatorio, mi sono un po’ indispettito, perché la prima cosa che ho letto è che Catone, è detto l’Uticense poiché morì suicida ad Utica, città che si trovava nei pressi di Cartagine, in Africa. Porco cane! mi sono detto, questo muore suicida e si ritrova a fare il guardiano del Purgatorio, ma come è possibile: Dante colloca nell’Inferno personaggi di cui nutre profonda simpatia come Paolo e Francesca, per non dire del suo grande maestro e guida Virgilio, e poi salva Catone, vissuto circa 1500 anni prima di lui, e lo mette a dirigere tutto il Purgatorio. E no, mi son detto , così non va bene. Poteva mettere Virgilio a guardia del Purgatorio, oppure che ne so, ci sono tanti altri personaggi all’inferno che meritavano miglior sorte. Gente dello spessore di Aristotele, Platone, Orazio e tanti altri, stanno in quel lugubre e tedioso luogo che è il limbo, e lui Catone, se ne sta tranquillamente a smistare anime sulla spiaggia dell’Antipurgatorio (perché in realtà, Dante si trova nell’antipurgatorio, non nel Purgatorio vero e proprio). Però chi conosce il sommo Poeta, sa benissimo che chi si trova in un posto, sia del Purgatorio che dell’Inferno, ci sta perché se lo è meritato. Quindi Catone se sta qui e perché qui deve stare.
Il Catone che ricordavo non era l’Uticense, ma il Censore. Catone il Censore era uno che rompeva le scatole a tutti. Era uomo tutto di un pezzo e non lasciava passare niente a nessuno, lui censiva tutti e tutto perché lui non sgarrava mai. Bene, l’Uticense è nipote del Censore, e se tanto mi dà tanto, da simile nonno non poteva che venir fuori un personaggio tutto di un pezzo come l’Uticense. Questa premessa già caratterizza il personaggio. L’Uticense era peggio del nonno un uomo integerrimo, di profonda cultura, severo nei costumi che condannava tutte le azioni disoneste. Ma accanto a queste virtù, ne aveva un’altra superiore a tutte, era contro ogni forma di dittatura, fervente repubblicano, disposto a sacrificare sé stesso per la Repubblica. Da questa descrizione si potrebbe pensare che Catone fosse un uomo cupo, serioso, un burocrate del senato, poco disposto all’azione e all’avventura, un rompipalle, magari che porta anche sfiga, e invece no, Catone era uomo d’azione e infatti si narra
che aveva combattuto contro il famoso gladiatore Spartaco, assieme a Pompeo aveva dato la caccia ai pirati e difeso a spada tratta Cicerone contro Catilina, all’epoca della famosa congiura. Ecco dunque che ne viene fuori un personaggio complesso, uomo di cultura ma anche d’azione, onesto ed integerrimo, ma anche propenso a menar di mano se necessario. Poteva mai quest’uomo amare un dittatore come Giulio Cesare ? Chiaramente no, ed ecco allora che si schierò a fianco di Pompeo nella lotta contro Cesare. Catone era convinto che solo Pompeo potesse salvare la Repubblica e che Cesare in caso di vittoria avrebbe instaurato una dittatura. Purtroppo per lui Cesare era un grande e sconfisse Pompeo più volte. Più Pompeo prendeva batoste e più Catone si opponeva a Cesare. Si rifugiò nella città di Utica che quando venne assediata ed era ormai senza più speranze ,lui, pur di non arrendersi allo spregevole dittatore preferì suicidarsi. Era il 46 a.C.
Tutta questa bella storia spiega solo in parte il perché Dante sceglie lui e non altri a guardia del Purgatorio, mica si può pensare che Dante ignorasse altri grandi uomini che attraversarono la storia in 1500 anni, Dante era "una mente", uno che sapeva tutto di tutti, quindi se la scelta cade su Catone Uticense, il motivo è che lo ritiene il più meritevole a svolgere quel compito.Catone è considerato il SIMBOLO DELLA LIBERTA’ UMANA. L’uomo che si uccide per difendere una giusta causa. Questa ragione spiega la scelta di Dante. C’è un'altro motivo per cui Dante sceglie Catone. Dante è in esilio mentre scrive questo canto, è stato schiacciato da Firenze, perché anche lui come Catone difendeva la libertà, ecco che Dante si rivede in Catone e lo premia. In realtà esalta la sua scelta. Quindi prende un pagano suicida, lo assolve e lo pone in Purgatorio. Ben fatto ! Dante può permettersi questo ed altro
E vediamo ora la descrizione fisica che Dante fa di Catone:
31vidi presso di me un veglio solo,
degno di tanta reverenza in vista,
che più non dèè a padre alcun figliuolo.
34 Lunga la barba e di pel bianco mista
Portava, a suoi capelli somigliante,
de quai cadeva al peto doppia lista
37 li raggi de le quattro luci sante
fregiavan si la sua faccia di lume
ch’io ‘l vedea come ‘l sol fosse davante
Puoi approfondire su:
- Giulio Cesare - Christian Meier. Il Giornale, Biblioteca storica