• Canto XIV   ( 5 articoli )

    Questo canto prosegue sulla medesima scia del precedente. Il tema predominante è quello dell’invidia. Dopo Sapia Senese, Dante incontra due anime, Guido del Duca e Rinieri di Calboli. Dopo l’iniziale sorpresa nel vedere un uomo vivo passeggiare per la montagna del Purgatorio, Guido del Duca inizia una lunga e severa analisi contro i mali che attanagliano la Toscana e la Romagna. Il tono è simile a quello usato da Sordello durante la sua invettiva contro la decadenza dell’Italia e di Firenze in particolare. Guido del Duca elenca un gran numero di famiglie nobili della Romagna i cui discendenti non sono stati all’altezza dei predecessori, riducendo questa terra ad un covo di vipere e di gente di malaffare. Gli esempi di invidia puntiti vengono annunciati da una voce possente che con un immenso fragore ricorda alle anime che si purgano episodi biblici o storici in cui l’invidia è stata punita.

  • Canto XIII   ( 5 articoli )

    Nel secondo girone del monte che i due poeti stanno scalando, stanno gli invidiosi. Seduti ed appoggiati alla parete rocciosa, sorreggendosi a vicenda, come gli orbi che stanno a mendicare sulla porta delle chiese, hanno le palpebre cucite con  un filo di ferro,  al modo che allora si usava con gli sparvieri ancora selvatici per riuscire più facile ad addomesticarli. La descrizione della pena inflitta agli invidiosi è svolta con una nitidezza e una precisione minuta di disegno che sfiora a tratti la crudeltà. L’atteggiamento, tra pietoso e distaccato (di una pietà senza simpatia), del poeta nei riguardi di questi penitenti, si definisce nei due termini, esplicitamente dichiarati, di una compassione naturale per il modo atroce della loro pena, e di una quasi totale estraneità di Dante al sentimento che li indusse a peccare. Dante si sofferma a discorrere con uno spirito. E’ Sapia senese, la zia di Provenzan Salvani, che portò tanto odio al nipote e a tutti i suoi concittadini di parte ghibellina, da indursi a pregare Iddio affinché  fossero sconfitti dai fiorentini nella battaglia di Colle di Valdelsa, e quando si avverò il suo desiderio ne prese allegrezza grandissima e folle. Pentitesi all’estremo della vita, fu salva per le preghiere di un umile santo artigiano, Pietro Pettinaio, ma pur qui nel regno della penitenza, sembra conservare qualcosa della sua natura bizzarra e pettegola, e discorre dell’inverosimile vanità e dei sogni di grandezza dei senesi con lo stesso tono di amaro e pungente distacco.

     

  • Canto XII   ( 4 articoli )

    Il XII canto è uno dei più complessi del Purgatorio, poiché sono talmente numerosi gli esempi di superbia punita che impongono al lettore una vasta conoscenza sia del Vecchio Testamento che della mitologia greca. Dante supera la prima cornice, quella dei superbi e si purifica di questo grave peccato. Infatti egli incontra un angelo che con le sue ali cancella dalla fronte del poeta una delle sette P che gli era stata impressa dall’angelo custode della porta. Con il passo più spedito perché alleggerito dal peccato di superbia, Dante avanza verso la seconda cornice.

     

  • Canto XI   ( 3 articoli )

    Il canto XI è dedicato alla punizione che viene inflitta ai superbi, a coloro i quali durante la loro vita si sono ritenuti superiori agli altri, e con la loro alterigia, hanno guardato dall?alto in basso le altre persone. La legge del contrappasso è in questa cornice evidente. Tutti quelli che tenevano la testa in alto e guardavano con disprezzo gli altri, ora sono schiacciati dal peso di enormi massi che li costringono a guardare la terra. Dante descrive il pentimento di tre grandi personaggi della sua epoca: Umberto Aldobrandeschi, Odoriso da Gubbio e Provenzan Salvani, tre uomini superbi ed arroganti che si sono salvati dalla dannazione eterna per un atto di umiltà.

  • Canto X   ( 3 articoli )

    Inizia la salita del Purgatorio vero e proprio. Sono sette le cornici che i poeti dovranno attraversare. In ognuna di essa si purga uno specifico peccato. La prima cornice è assegnata ai superbi. Lungo le pareti dell'accidentato e tortuoso percorso che i due poeti sono costretti a salire, sono scolpite dei bassorilievi che evocano esempi di umiltà. Sono raffigurazioni meravigliose, degni dei più grandi artisti. Dante rimane stupefatto dalla perfezione dei bassorilievi.

  • Canto IX   ( 3 articoli )

    Dante viene rapito da un'aquila che lo conduce davanti all'angelo custode della porta che lascia accedere al Purgatorio vero e proprio. I due poeti si trovano dinanzi a questa maestosa presenza celeste, sono intimoriti, e spiegano il motivo della loro presenza. Dopo avere salito in ginocchio tre scalini, Dante si trova di fronte all'angelo, il quale con una spada segna sulla fronte del poeta sette P. Sono i simboli dei sette peccati capitali che Dante dovrà cancellare man mano che sale lungo le cornici del Purgatorio.

  • Canto VIII   ( 4 articoli )

    Dante incontra Nino dè Visconti di Pisa, giudice di Gallura e Corrado Malaspina, entrambi condannati a purgare i loro peccati nella valletta. Il canto è dominato dalla "suspance" dell'imminente arrivo di qualche pericolo, che si concretizza nella presenza di un serpente. E' il demonio in una delle su trasformazioni. Si ripete il rito della tentazione al peccato. Due angeli, vestiti di verde, piombano addosso al rettile, che scappa via velocemente. La giustizia di Dio trionfa sul male.

  • Canto VII   ( 5 articoli )

    Sordello fa da guida ai due Poeti lungo la via dell'Antipurgatorio. I tre, giungono in una valletta meravigliosa, che sembra essere uscita da un mondo incantato. E' la valletta dei principi negligenti. Qui si trovano sovrani, re e principi che in periodi diversi hanno determinato la storia dell'Europa e dell'Italia. Essi non fecero in pieno il loro dovere pertanto sono stati condannati a purgarsi dei loro peccati. Quello che maggiormente viene messo in risalto è l'assoluta serenità con cui, questi potenti, che in vita si combatterono duramente, ora messe al bando le diatribe terrene, convivono in pace.

  • Canto VI   ( 5 articoli )

    In questo canto c'è l'incontro con le anime che sono decedute di morte violenta. Anche in questo caso, dopo una vita condotta con la violenza, grazie ad un sincero pentimento, queste anime riescono a salvarsi dalla dannazione infernale. Dante incontra Sordello, un trovatore, al quale appena viene data la possibilità di parlare, si lancia in una violenta invettiva contro i mali dell?Italia e di Firenze in particolare. Dante-Sordello non risparmiano nessuno dalle critiche e l?invettiva sembra essere cos? veritiera che potrebbe essere applicata a svariate epoche della storia d?Italia.

  • Canto V   ( 4 articoli )

    Protagonisti di questo canto sono Iacopo del Cassero, Buonconte di Montefeltro e la Pia da Siena. Tre anime che dopo aver condotto una vita nel peccato si pentirono all'ultimo momento. Dante vuole dimostrare che la clemenza di Dio è immensa e basta poco anche ad un uomo che ha condotto una vita nel peccato, redimersi se il pentimento è sincero. I pochi versi dedicati a Pia dei Tolomei, una delle poche donne che Dante incontra nel Purgatorio, sono intrisi di fascino e di mistero.

  • Come imparare   ( 1 Articolo )

    Qualche utile consiglio su come studiare i canti del purgatorio

  • Canto IV   ( 4 articoli )

    Il canto si apre con una dissertazione sull'anima. Il poeta contesta il concetto aristotelico dell'anima. Successivamente seguono dei versi dottrinali in cui Dante disquisisce di astronomia ed accenna al mito di Fetonte. Sono versi che devono essere analizzati attentamente altrimenti il rischio di non comprenderli è elevato. In questo canto Dante incontra un suo vecchio amico, Belacqua, pigro e malizioso. Per la prima volta il poeta usa un tono canzonatorio e fra i due vecchi amici c'è uno scambio di spiritose battute che lasciano intendere che Dante era oltre che un grande poeta, anche un uomo ironico.

  • Canto III   ( 5 articoli )

    Inizia l'ardua e difficoltosa salita dei poeti sulla montagna del Purgatorio. Sono numerose le anime che i poeti incontrano durante questo loro cammino. Le anime rimangono allibite nel vedere Dante, un uomo vivo con un corpo di carne ed ossa in quel luogo dove vi sono solo spiriti. In questo canto Dante incontra l'anima del re Manfredi. E' commovente il racconto che Manfredi fa del suo pentimento, avvenuto  in extremis, cosa che gli ha garantito la via della salvezza.

  • Canto II   ( 5 articoli )

    Con una sequenza degna di un grande regista cinematografico, Dante descrive l'arrivo della navicella condotta dall'angelo nocchiero sulla spiaggia del Purgatorio. Sono numerose le anime che vengono condotte a destinazione. Esse sono smarrite, non sanno dove si trovano nè quel che li attende. Chiedono ai due poeti spiegazioni, ma anch'essi non conoscono il luogo. Tra le numerose anime Dante incontra un suo amico, Casella, una specie di cantante, che su invito del poeta intona una dolce melodia. L'arrivo di Catone che sgrida le anime rimproverandole di perdere tempo in cose futili, anzichè dedicarsi all'espiazione dei peccati ,conclude il canto.

  • Canto I   ( 9 articoli )

    "Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sè mar sì crudele; " la terzina che introduce al I canto del Purgatorio. Il genio di Dante non si smentisce nemmeno in questa cantica, e pur trattando argomenti e personaggi "meno vibranti" rispetto a quelli analizzati nell'inferno, riesce a mantenere alta la tensione emotiva ed appassionare il lettore. Catone l'Uticense domina la scena di questo primo canto. Personaggio complesso ed anche discutibile, "smista" le anime che arriva con rigore e disciplina. L'incontro di Dante e Virgilio con Catone, è degno del miglior Dante poichè è intriso di malinconia e rimpianto. Un dubbio rimane alla fine del Canto: Perchè Dante sceglie un suicida-pagano come Catone come guardiano del Purgatorio?

  • Canto XV   ( 4 articoli )

    E' un canto dottrinale, dove Virgilio spiega come l'invidia corrode l'animo degli uomini e li conduce al peccato. Gli uomini avidi dei beni terreni, tendono a non condividere con nessuno i beni materiali, poichè essendo questi limitati, ognuno cerca di appropiarsene senza condividerli con gli altri. Il possedere tanti beni è motivo di angoscia e di ansia per gli uomini, che costantemente vivono nella paura di perderli. La logica terrena, in cielo è rovesciata, qui, si gode della beatitudine delle anime, e l'invidia non è conosciuta, anzi la comunione dei beni, aumenta la felicità di ogni anima. Durante la salita lungo questo girone, Dante cade in una specie di sonno, che lo porta ad avere visioni estatiche. Le visioni che si appalesano al poeta sono esempi di mansuetudine, virtù che è opposta all'invidia e che in Purgatorio viene esaltata e viene praticata dalle anime, che in vita furono invidiose, in modo che il loro spirito si possa liberare da questo terribile peccato e ascendere purificato verso il Paradiso.

  • Canto XVI   ( 4 articoli )
    Personaggio chiave del canto è Marco Lombardo. In un'atmosfera di tenebre che incombe sul girone degli iracondi, una voce risuona nell'aria e sorprende il poeta che cautamente chiede notizie a quell'anima apparsa improvvisamente. E' l'anima di Marco Lombardo, personaggio che Dante non si cura di delineare nel suo aspetto fisico e psicologico. Personaggio senza volto e quasi senza storia. Dante utilizza l'anima di Marco Lombardo per evidenziare la decadenza e il malcostume della società a lui contemporanena. In un crescendo di accuse e di rimpianti per i tempi passati, Marco Lombardo, denuncia la corruzione della Chiesa cattolica, che avida di potere tende ad allontanarsi da quella che è la sua vera missione sulla terra, la cura delle anime, per mirare al potere temporale. La cupidigia dei papi, avidi dei beni terreni, è la causa fondamentale della decadenza dei costumi. Il canto è un'esaltazione della separazione dei poteri, spirituale e temporale, e rispecchia quel pensiero che Dante aveva già evidenziato nellla Monarchia.
  • Canto XVII   ( 4 articoli )

    Uscito dal fumo e dalle tenebre che avvolgono gli iracondi, Dante si sveglia dal torpore che aveva avvolto la sua mente e gli aveva creato visioni di ira punita. Il poeta giunto ormai in cima alla scala, viene abbagliato da una luce intensa, emanata da un angelo che si trova alla sommità della scala, e con la sua ala cancella dalla fronte di Dante il peccato dell'ira. Stanco e privo di forze, Dante chiede alla sua guida una sosta, e lo prega, mentre si riposa di spiegargli chi sono le anime che si purgano in questa cornice. Virgilio spiega a Dante il peccato dell'accidia e aggiunge che le anime che si macchiarono di questo peccato, si purgano ora in questa cornice. Virgilio inizia poi una complessa e dotta disquisizione sul concetto di odio e di amore, e alla fine della sua lezione, spiega a Dante com'è strutturato il Purgatorio.

  • Canto XVIII   ( 4 articoli )

    Anche questo è un canto che ha un'impronta prevalentemente dottrinale. Virgilio spiega il concetto di amore e di odio, in quella che può essere definita come "la dottrina dell'amore". Viene introdotto anche il concetto di libero arbitrio, argomento che comunque verrà svolto in maniera più completa da Beatrice. Seguono esempi di accidia punita. Dante fa riferimento all'abate di San Zeno a Verona, per sottolineare l'ingerenza del potere politico su quello spirituale, poi riferisce dell'episodio biblico in cui Mosè, trascina il popolo eletto verso la terra promessa, sottolineando la pigrizia e il rancore del popolo ebreo lungo la traversata del deserto, ed infine come ulteriore esempio di accidia punito, Dante riferisce l'abbandono di molti compagni di Enea, che per la loro accidia non seguirono il fondatore di Roma lungo tutto il suo percorso, e pertanto,  si privarono della gloria eterna. Stanco e pieno di pensieri, alla fine Dante viene assalito dal sonno.

  • Canto XIX   ( 4 articoli )

    E' il canto dedicato agli avari, a tutti coloro che nella vita furono morbosamente attaccati ai beni materiali, al loro avido accumulo, anche a scapito della felicità degli altri.

    Il canto si apre con un sogno. Dante sogna una donna guercia, deforme e balbettante, che gli si avvicina. Con una rapida metamorfosi la "femmina balba", si trasforma in un'affascinante e turbante donna. La femmina deforme rappresenta la gola, la lussuria, la cupidigia, e tutto il male che allontana gli uomini da Dio.

    In questo girone Dante incontra papa Adriano V, condannato non tanto per la sua avarizia, ma per la sua bramosia di potere, che lo aveva portato al peccato. Il suo pentimento inizia quando viene eletto papa. Solo allora capisce che il potere che danno i beni materiali sono effimeri e solo l'amore per Dio può salvare l'uomo dalla dannazione eterna. Nella figura di papa Adriano, Dante fa riferimento sia alla famiglia dei Malaspina di cui il poeta fu ospite, che a papa Bonifacio VIII, condannato da Dante nell'inferno, senza possibilità d'appello.

  • Canto XX   ( 4 articoli )

    L'avarizia è il peccato che scontano le anime di questo girone. Dante condanna con fervore questo peccato, che ritiene essere la causa principale della cupidigia umana, e con essa della rovina dell'umanità.

    In questo girone Dante incontra Ugo capeto, capostipite della dinastia dei capetingi. Violente sono le accuse di Ugo Capeto contro i suoi discendenti. Essendo egli il capostipite della dinastia, si ritiene "radice de la mala pianta". Con accanimento condanna i re di Francia Filippo il Bello, Carlo I e Carlo II, resosi protagonisti di nefandezze e colpe che hanno infangato l'intera dinastia. Il canto si conclude con numerosi esempi di avarizia punita. segue un violento terremoto, che impaurisce Dante, il quale viene confortato da Virgilio. I due poeti proseguono quindi il loro cammino lungo la montagna del Purgatorio.