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NoPalla di Sevo (Boule de suif)
- Mercoledì 25 Giugno 2008
- Sezione:
- Categoria: Riassunti
Palla di Sevo era una prostituta. Così chiamata per la pinguedine precoce. Piccola, rotonda in tutte le membra, grassa da scoppiare, con certe dita gonfie strangolate alle falangi, simili a rosari brevi di salsicce; con una pelle lucida e tesa, con un petto enorme che sgorgava di sotto la camicetta, rimaneva tuttavia appetitosa e desiderata, tanto la sua freschezza era piacente a vedersi. Il volto era una mela rossa, un bocciolo di peonia prossimo a fiorire; e vi s’aprivano, in alto, due magnifici occhi neri, che lunghe e folte ciglia ombreggiavano a fondo; in basso, una bocca incantevole, stretta, umida per il bacio, adorna di denti candidi e microscopici.
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Palla di Sevo viaggiava in una grande diligenza a quattro cavalli assieme ad altre dieci persone. Erano diretti a Le Havre. La Francia era occupata dall’esercito Prussiano in una guerra sanguinosa che aveva visto l’esercito tedesco prevalere sull’avversario. Tuttavia nelle città francesi occupate dal nemico non c’erano state rappresaglie e i soldati prussiani si erano comportati con il senso dell’onore senza compiere azioni spregevoli. Ma i prussiani erano pur sempre i nemici e naturalmente non erano visti di buon occhio dalla popolazione francese.
I viaggiatori diretti a Le Havre erano persone facoltose, gente altolocata, che si recava nella città per motivi d’affari. L’unica che apparteneva ad un ceto basso “era una donna che praticava l’arte più antica” del mondo era sopranominata Palla di Sevo Riconosciuta dagli altri viaggiatori creò immediatamente imbarazzo, perché era veramente una vergogna che loro, signori per bene, dovessero viaggiare assieme a quella svergognata, a quella prostituta.
Il viaggio proseguiva senza che nessuno rivolgesse la parola a palla di Sevo, la quale conscia della propria situazione non si aspettava niente e nulla da nessuno. Le tre signore che erano presenti nella carrozza conversano fra di loro, lanciando ogni tanto sguardi di disprezzo verso quella donna di malaffare. Nessuno dei signori presenti nella carrozza aveva pensato di portare con sé del cibo, poiché ritenevano che potevano procurarselo durante il viaggio, ma così non fu, e la fame lentamente prese il sopravvento sui viaggiatori. Tutti si rimproveravano di non aver portato con loro nessuna provvista. Le due monache presenti in carrozza mormoravano il rosario, e abbassando gli occhi, per non incrociare lo sguardo di palla di Sevo accettavano religiosamente quella sofferenza come una penitenza inviata da Dio.
Verso le quindici, mentre percorrevano una pianura interminabile, senza un solo villaggio in vista, palla di Sevo, abbassandosi vivamente, trasse di sotto al sedile un largo paniere coperto da una candida salvietta. Né tolse dapprima un piattino di ceramica, un fine bicchiere d’argento, poi un’ampia zuppiera nella quale due polli sezionati erano conservati in gelatina: e nel paniere si vedevano altre cose ancora accartocciate, pasticci, frutti, dolciumi: le provviste preparate per un viaggio di tre giorni onde non ricorrere alla cucina degli alberghi. Quattro bottiglie. La ragazza prese un’ala di pollo e si mise a mangiarla delicatamente. La vista di quel delizioso cibo fece trasalire gli altri viaggiatori, e i morsi della fame si fecero più insistenti. Palla di Sevo cortesemente disse – Volete favorire ? è penoso esser digiuni da stamane.
In men che non si dica tutti (suore comprese) si gettarono a capofitto su quel cibo, dimenticando le vergogne della proprietaria, e senza pudori ne fecero man bassa, dopodiché, saziatesi non rivolsero la parola alla generosa ragazza e la riguardavano sdegnosamente.
La diligenza arrivò in un borgo e si fermò dinanzi ad un Hotel. La portiera s’aperse, e un rumore ben noto fece trasalire i viaggiatori: erano gli urti d’ un fodero di una sciabola sul terreno. Subito la voce di un tedesco gridò qualche cosa: Folete scentere , signori e signore ?
Gli uomini ubbidirono docilmente, le donne mormorando sottovoce si lamentarono di quel trattamento poco riguardoso Perché erano stati fermati ?, quella tappa non era prevista nel loro viaggio. Avevano l’autorizzazione del generale Prussiano per proseguire quel viaggio, cosa era mai successo ? nessuno diede loro alcuna spiegazione. Entrano nell’Hotel e considerato che avevano fame ordinarono la cena. Stavano per mettersi a tavola quando comparve il proprietario dell’albergo: La signorina Rousset ? Palla di sevo si voltò, - sono io, - Signorina, l’Ufficiale tedesco vuol parlare immediatamente con voi, - con me ? – Si avete pur detto di essere la signorina Elisabetta Rousset. Ella si turbò, riflettè un attimo, poi disse: -Può essere, ma non ci vado.
Intorno a lei si creò un trambusto, tutti si chiedevano cosa mai potesse volere l’ufficiale tedesco da palla di sevo, e soprattutto perché questa rifiutava un ordine datogli da un ufficiale tedesco.
Alla fine palla di sevo si lasciò convincere e rispose all’invito, ma poco dopo rientrò nella sala da pranzo infuriata, ed ansimando gridava – canaglia ! canaglia !, tutti volevano sapere cosa fosse successo, ma palla di sevo non rispose ad alcuna domanda ed il mistero rimase.
Sveliamo il mistero. Premessa: tutti i signori viaggiatori erano ferventi patrioti e odiavano decisamente i prussiani: la patria, l’onore, il coraggio, la resistenza al nemico erano le parole che avevano fatto da cornice a tutti i loro discorsi durante il viaggio, nessuno di loro si sarebbe venduto al nemico, anche a costo della morte. La dignità non ha prezzo ed i prussiano dovranno avere il nostro disprezzo. Palla di sevo, non aveva mai detto una parola su questo argomento, era solo una povera e svergognata prostituta, si vendeva per soldi, lei non aveva nessuna dignità. Ma i prussiani non li sopportava ! la loro arroganza, la cialtroneria che dimostravano in tutte le cose che facevano davano a palla di sevo disgusto. Loro con la loro prepotenza avevano invaso la sua terra.
Ora l’ufficiale Prussiano voleva da palla di sevo, quello che lei per mestiere vendeva. Il suo corpo. La ragazza non aveva accettata la proposta ed era fermamente decisa nel suo proposito, perché provava repulsione e disgusto per quell’uomo prepotente ed arrogante.
Nel frattempo era giunta la notizia che la carrozza non sarebbe mai partita da lì, se palla di sevo non avesse accettato le proposte dell’ufficiale prussiano.
Quando gli altri viaggiatori appresero il motivo della mancata partenza, all’inizio lodarono il coraggio e il patriottismo della ragazza, ma poi visto l’ostinatezza dell’ufficiale prussiano cambiarono radicalmente parere ed accusarono la ragazza di essere il motivo dei loro guai.
-bisognerebbe persuaderla – dissero all’unisono.
Allora cospirarono.
“dal momento che quello è il suo mestiere, perché rifiutare lui più che un altro ?”
Tutti cercarono di farle cambiare idea, si citarono esempi illustri di donne che con il loro sacrificio avevano salvato la patria: Lucrezia, Cleopatra, Giuditta. Tutti si prodigavano a convincerla ad accettare l’invito del tedesco. Le suore tacevano. Ma invece di chiamarla “signora” come avevano sempre fatto, le dicevano semplicemente “signorina” senza che nessuno sapesse bene perché, quasi avessero voluta farla scendere di un gradino nella stima che aveva raggiunto, farle sentire la sua posizione vergognosa.
Alla fine palla di sevo capitolò, e per il bene comune accettò la proposta del tedesco.
Il giorno seguente la carrozza ripartì. Nessuno più guardava palla di sevo. Nessuno pensava a lei. Era sparita, inesistente. La comitiva era allegra, cantava e mangiava. Ormai la meta era vicina.
Palla di sevo si sentì sommersa dal disprezzo di quei mascalzoni onesti che l’avevano sacrificata dapprima, e poi respinta come una cosa sudicia e inutile. Allora pensò al suo grande paniere colmo di buone cose ch’essi avevano divorato golosamente, ai due polli rilucenti di gelatina, ai pasticcini, alle pere, alle quattro bottiglie di bordeaux, e il suo furore svanì d’un tratto, come una corda tesa che si spezza, ed ella si sentì voglia di piangere. Grosse lacrime gli rotolarono lentamente dalle guance.
La contessa se n’accorse e avvertì il marito con un cenno. Egli si strinse nelle spalle come per dire:”Cosa posso farci ? non è colpa mia” La signora Loiseau ebbe un muto riso di trionfo e mormorò : “piange per la sua vergogna”. Le due suore avevano ripreso a pregare dopo aver avvolto in un pezzo di carta della salsiccia. Tutti erano felici, e si misero a cantare insieme la Marsigliese.
Palla di sevo piangeva sempre: e a volte un singhiozzo che non poteva trattenere passava nelle tenebre fra due strofe.
Una puttana vale molto più di dieci ipocriti gentiluomini !
La novella Buole de suif è stata scritta da Guy de Maupassant. Fu il suo esordio letterario, pubblicata nel volume Les soirèes de Mèdan insieme ad altri scritti di Zola, Huysmans, Alexis, Cèard.
Voto 7
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