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NoIl Processo
- Lunedì 16 Febbraio 2009
- Sezione:
- Categoria: Recensioni
{mosgoogle}Il "processo" di kafka è un romanzo che conduce il lettore in un mondo surreale, fatto di immagini e di situazioni allucinanti. Non so che emozioni e che sensazioni il romanzo ha suscitato in chi l'ha letto, per quanto mi riguarda posso affermare che "Il Processo" è "un pugno nello stomaco", un viaggio "irreale-reale" in un universo onirico che coinvolge e scuote il lettore. La recensione del romanzo può essere sintetizzata in un solo termine: INCUBO. Non è semplice trascrivere un sogno, è quasi impossibile scrivere un incubo. Kafka c'è riuscito. Immagini oniriche vengono da Kafka tradotte in situazioni reali, come se il lettore entrasse nei sogni (o meglio negli incubo) dell'autore e partecipasse con lui alle vicende narrate. Pochi libri lasciano un senso di vuoto, di angoscia e di impotenza come il "Processo". Chi non ha avuto a che fare con la giustizia ( e sono pochi nella nostra società), forse potrà non essere molto impressionato dalla lettura di Kafka, ma chi invece per un motivo qualsiasi è stato costrettoa frequentare le aule dei tribunali, ritroverà nel romanzo qualcosa che ha vissuto e quei meccanismi perversi che regolano la giustizia, vengono enfatizzate e stravolti dal genio di Kafka. La sensazione è quella di un'assoluta impotenza, l'impotenza di un uomo di fronte ai mostruosi meccanismi di una giustizia che lo sovrasta, lo schiaccia, l'annulla e lo distrugge.
Il romanzo è stato pubblicato postumo nel 1925. Kafka (1883-1924), era nato in una famiglia ebrea, e trasforma in letteratura i molteplici influssi che gli provengono dalle sue radici, in particolare il senso di colpa e l'incubo delle persecuzioni tipici della comunità ebraica in un contesto cristiano, ma Kafka aggiunge a questo una personalità estremamente complessa, fatta da inquietitudini ed angosce private: il difficile rapporto col padre, la malattia che lo colpisce in giovane età, un amore non ricambiato. Tutto ciò non sarebbe stato comunque sufficiente a fare di kafka uno dei più grandi autori, se egli non avesse avuto la capacità rara, di trasformare le allucinanti immagini oniriche in rappresentazioni letterarie, gli stati di coscienza alterati e le percezione psichiche confuse in situazioni pseudo-reali. Nel "processo", gli incubi di Kafka prendono forma e si leggono cose che nella realtà non potrebbero esistere, come giudici che salgono su un letto per varcare la porta che conduce nelle stanze del tribunale, ragazzine cattive e gobbe, che deridono sadicamente Joseph ed il pittore Titorelli, un sacerdote che in una grande e vuota cattedrale, dedica la sua predica al solo Joseph, annunciandogli la sua condanna a morte, donne senza morale, che si lasciano violentare e si innamorano del protagonista senza una logica o una ragione, insomma situazioni allucinatorie che si trasformano in realtà. Certo la GIUSTIZIA "esce" veramente male dal racconto di Kafka, e non è solo la giustizia del suo tempo, quella burocraticizzata di un decadente impero austro-ungarico, è una GIUSTIZIA senza tempo e senza spazio, quella che angoscia ogni onesto e corretto cittadino. Il senso di impotenza e di frustrazione che proviamo quando "LA GIUSTIZIA" ci costringe a piegarci ai suoi riti e alle sue norme senza che ne capiamo il perchè. Kafka descrive minuziosamente gli ambienti dove si svolgono le vicende del protagonista. La sua è una scrittura limpida, neutra, distaccata. Per raggiungere questa limpida freschezza, Kafka rinuncia a neologismi e a costrizioni letterarie sofisticate. Egli descrive la tragica condizione dell'uomo che non vuole rassegnarsi a meccanismi più grandi di lui e da cui viene stritolato in maniera inesorabile. Alla base di tutto vi è sicuramente una nota autobiografica, poichè Kafka sa di essere di condizione ebraica e quindi un uomo "senza radici". Il romanzo è incentrato sulla figura di Joseph K., attorno al quale ruotano una serie di personaggi che sono vittime e carnefici, che sembrano usciti dal mondo dei sogni e con i quali il signor K. si confronta in un crescendo di ansia e di impotenza. Il giovane sacerdote che preannuncia a Joseph la sentenza di morte, è il culmine di un meccanismo giudiziario inarrestabile e segna il trionfo dell'irrazionale sulla logica. Nulla e nessuno può salvare il signor K., il quale stritolato dall'infernale macchina giudiziaria, alla fine soccombe e viene ucciso senza che mai nessuno gli abbia formulato un capo d'accusa. Una sola è la colpa di K., quella di esistere. Il fatto stesso di esistere è una colpa che merita la morte.
Il "processo" è un romanzo destinato a lettori arguti, capaci di compenetrarsi nell'irreale mondo di Kafka, viaggiare con lui in un sogno diabolico e rivivere quelle situazioni che sono state definiti "situazioni kafkiane" che spesso e malvolentieri noi uomini siamo costretti a subire.
Leggi il riassunto dettagliato dell'opera
Giudizio: un capolavoro assoluto: 10 e lode.
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