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Gli ultimi giorni di Pompei

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La magica atmosfera “degli Ultimi giorni di Pompei”, rivive in questo splendido libro di Edward Bulwer-Lytton. L’autore con maestria e cura di particolari racconta le ultime tragiche giornate di Pompei, città meravigliosa dove vivevano una moltitudine di etnie. Nell’intreccio dei vari protagonisti, troneggia il Vesuvio che dall’alto, scruta ed osserva le umane vicende per poi decidere di porre fine alle stesse con un’eruzione, che è rimasta drammaticamente famosa nella storia.

Pompei scomparve nel giro di poche ore, all’alba del 24 agosto dell’anno 78 dopo Cristo.


”la nube che aveva sparso una così profonda oscurità sulla luce del giorno era consolidata in una massa densa e impenetrabile: più che alla fitta oscurità di una notte all’aria aperta, faceva pensare alla chiusa e cieca tenebra di qualche stretto locale. Ma in proporzione all’infittirsi del buio cresceva intorno al Vesuvio la luce abbacinante dei lampi la cui tragica bellezza gareggiava con tutti i colori dell’iride; ora di uno splendido azzurro come le più azzurre profondità del cielo meridionale, ora di un verde livido come le spire palpitanti di un rettile gigantesco, ora di un rosso tragico, spaventevole, che sgorgando dalle colonne di fumo si spargeva ampio e lontano illuminando da arco ad arco l’intera città, per spegnersi a un tratto in un pallore spettrale, simile al suo stesso fantasma!

Nelle pause delle piogge infuocate si udivano rombare le viscere della terra e scrosciare le onde del mare sconvolto; o, più in basso ancora e percepibile solo all’orecchio teso allo spavento, lo stridere e il sibilare dei gas che sfuggivano dalle fessure della montagna lontana. Talvolta sembrava che la nuvola spezzasse la sua solida massa, e alla luce dei lampi assumesse strane e gigantesche forme umane o mostruose che lottavano nel buio scagliandosi le une sulle altre e svanendo rapidamente in un turbine di ombre; sì che agli occhi e alla fantasia degli spettatori atterriti, quegli immateriali vapori sembravano le forme corporee di giganteschi nemici venuti a portare il terrore e la morte”

Il testo sopraccitato è di Plinio e Dione Cassio, coloro che hanno descritto l’evento catastrofico. E’ l’inizio del VII capitolo del libro di Edward Gorge Bulwer “Gli ultimi giorni di Pompei”.

{mosgoogle}Parlare di un libro come “Gli ultimi giorni di Pompei” può sembrare una cosa semplice ed abbastanza scontata. Il libro che fu stampato per la prima volta nel 1834,  da allora è stato letto da milioni di persone con un successo di critica e di vendita strepitoso. Dunque niente di più facile che tesserne le lodi ed esaltare quello che un inglese di Londra Edward Gorge Bulwer è riuscito a scrivere su quella che era considerata una delle più belle città d’Italia e dell’intero impero romano:Pompei. Città ricca di divertimenti e di piaceri, al punto da destare a volte l’invidia di Roma, multietnica, con personaggi di spicco della cultura e del commercio, con un clima mite e temperato, e un paesaggio incantevole Pompei era un’autentica perla. Una città invidiata e sognata da tutti.

“Gli ultimi giorni di Pompei” tuttavia non è solo un libro, ma  rappresenta per una certa generazione anche i ricordi dell’infanzia, quanto il cinematografo non era quello di oggi, ma un luogo magico e meraviglioso, dove i film che si proiettavano erano così coinvolgenti ed emozionanti che lo spettatore sentiva di viverli in prima persona. “Gli ultimi giorni di Pompei” appartengono alla memoria collettiva della generazione degli anni sessanta, quando il film ebbe un successo strepitoso e tutti vennero a conoscenza della tragedia che aveva colpito in quegli anni lontani la meravigliosa città di Pompei. Nell’ignoranza che caratterizza la giovane età, quasi tutti erano convinti che il film non fosse stato preceduto dal libro di Bulwer. Nessuno immaginava che l’autore inglese avesse scritto quelle cose nel 1834. Ecco allora l’incanto di rivivere in un libro le scene terrificanti ed affascinanti degli “Ultimi giorni di Pompei”. Quando alcuni anni fa ho letto il libro, ho provato un’intensa emozione nel ricordo di quel film che aveva colpito la mente di noi ragazzini, ma nello stesso tempo ho temuto che rivivere quelle sensazioni in età adulta, potesse far crollare il mito di quegli anni, insomma leggere il libro era un rischio, poiché la delusione poteva essere tanta.  Ebbene non è stato così. Il libro non mi deluso affatto, anzi ho trovato in esso quello stesso incantesimo che avevo provato da piccolo nel vedere il film. L’autore era stato eccezionale nel ricreare sin dalle prime pagine la magica atmosfera della Pompei dei primi anni dopo Cristo.  Sin dall’inizio e da quanto vengono presentati i protagonisti, aleggia l’incombente pericolo che minaccia la città. Il lettore sa che la tragedia colpirà Pompei e la città sarà distrutta dall’eruzione del Vesuvio, ecco allora che i protagonisti vengono visti tutti come dei condannati a morte che dovranno subire l’ira del Vesuvio. Fra tutti i protagonisti emerge la figura di Arbace, l’Egiziano che incarna il male, l’uomo misterioso che con i suoi poteri occulti domina la scena. Personaggio malvagio ma affascinante, Arbace incute paura ma anche curiosità, egli incarna il genio del male, con le sue nefandezze e i suoi vizi. Un po’ più sbiaditi e superficiali appaiono le figure dei due giovani greci, Glauco e Jone, sembrano personaggi “di maniera”, costruiti a tavolino dall’autore in quanto incarnano il prototipo del greco classico dell’epoca. Figura di tutt’altro spessore, poiché analizzata sia nei risvolti psicologici che nelle emozioni è quella di Nidia. Personaggio veramente convincente, la schiava cieca. La sua passione, il suo amore, in una fanciulla cresciuta nel vizio, ma sostanzialmente pura, malatticia ed innamorata che appassiona il lettore sin dal primo momento in cui la ragazza appare sulla scena.

Ma il vero protagonista del libro è lui: il Vulcano, maestoso regolatore delle umane passioni. Ad ogni rigo, ad ogni passo del libro il Vulcano appare il vero protagonista. C’è l’attesa del lettore e l’ansia che dovrà accadere qualcosa che sconvolgerà e metterà a tacere tutti i progetto degli uomini. Il Bulwer nella sua opera si è rifatto ovviamente alle celebri testimonianze di Plinio e Dione Cassio ricreando la scena con grande immaginazione ne ha dato una visone terrificante.

Il libro è stato un gran successo sin dalle prime stampe e tutt’ora è molto letto. Per chi ama il genere del romanzo storico, ma anche solo per chi ama una buona lettura, “Gli ultimi giorni di Pompei”rappresentano un momento di svago ma anche di riflessione su come tutte le umane vicende alla fine devono sottostare agli eventi della natura. Detto in poche parole “Gli ultimi giorni di Pompei” è un gran bel libro, che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi ama leggere.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Agosto 2008 15:14

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