Vedi anche

Inglese

Vedi anche

Filosofia

Utenti online

No

De vulgari eloquentia

  • PDF

Il De vulgari eloquentia (L'eloquenza in lingua volgare) fu probabilmente composto da Dante tra il 1303 e il 1304, contemporaneamente al Convivio. L'opera doveva essere formata da almeno quattro libri.

{mosgoogle}Già dal titolo capiamo che l'opera è scritta in latino ed è un trattato rimasto incompiuto al capitolo 14 del secondo libro.

Perché Dante sceglie il latino? Perché il ragionamento sulla lingua deve essere conosciuto da un gruppo vastissimo di litterati, anche da coloro che usano esclusivamente il latino onde garantirne la diffusione.

Analizziamo più dettagliatamente i libri.

Libro I

Nel primo libro, composto da 19 capitoli, per spiegare l'origine dei volgari si rifà all'episodio biblico della confusione di Babele, quando gli uomini e i popoli crearono lingue nuove ma non comprensibili nello stesso tempo a tutti. In quell'occasione nacque la gramàtica (ovvero il latino). Tra il latino e gli altri volgari c'è una differenza di fondo perché il latino ha una struttura grammaticale ben strutturata, il volgare invece è una lingua parlata.

Libro II

Nel secondo libro esalta le qualità del volgare che lo definisce: aulico, caridinale, illustre, curiale.

Aulico perché conviene che sia parlato nell'aula che è la residenza dell'imperatore. Cardinale perché deve essere il cardine attorno a cui far muovere tutti i volgari municipali. Illustre perché può illuminare con la grazia dell'amore e della giustizia. Curiale perché il volgare è nato alla corte di Federico II di Svevia.

Questo volgare si addice alla trattazione di argomenti elevati come amore, armi e virtù e come genere poetico predilige la canzone. Il trattato ha il grande merito di essere l'affermazione teorica del volgare e della nuova poesia italiana, una poesia dotta e aristocratica secondo i canoni del dolce stil novo , che deve utilizzare esclusivamente il volgare illustre perché lingua utilizzata dai poeti dotti e raffinati, lingua che si è formata alla corte della scuola siciliana, poi si è arricchita con Guinizelli e gli scrittori Toscani, infine si è perfezionata in terra toscana e in modo particolare a Firenze. Erra chi considera il volgare una costruzione artificiale e convenzionale, nato dalla sovrapposizione di voci lessicali di dialetti  diversi, infatti se la gramatica si era formata dalla sovrapposizione degli scritti dei poeti di età classica fino a creare una lingua letteraria, il volgare è prima di essere letterario, parlato e grazie al contributo dei poeti, il volgare illustre è una lingua letteraria a tutti gli effetti con tanto di gramatica, cioè di regole.

Qui sta il grande merito di Dante: aver ripreso il concetto aristotelico del variare continuo nel tempo e nello spazio del linguaggio. anche se questa variazione lui l'attribuisce esclusivamente all'ambito letterario; il grande limite di Dante sta nell'aver sopravvalutato il carattere letterario trascurando l'uso comune e parlato dello stesso che invece sarà esaltato da Manzoni.

Dante parla di linguaggio curiale, ma in Italia c'è una Curia? No, non c'era un imperatore. Benché la sede imperiale sia bacante, in realtà l'Italia rappresenta le membra il cui cuore risiede in Germania e come le membra si rapportano al cuore che è il trono ovvero l'imperatore, così l'Italia si rapporta al lume della ragione che c'è stato dato da Dio.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Dicembre 2008 17:32

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna