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- Lunedì 14 Febbraio 2011
- Sezione:
- Categoria: Dante Alighieri
Dante Alighieri, il più grande poeta italiano di tutti i tempi, nasce a Firenze, tra il 14 maggio e il 13 giugno del 1265.
La sua famiglia apparteneva già da diverse generazioni alla piccola nobiltà cittadina, Cacciaguida, il trisavolo, fu nominato cavaliere da Corrado III e morì eroicamente durante la seconda crociata.
Suo nonno, Bellincione, fu uno dei più grandi mercanti di stirpe guelfa e prestatore di denaro. Dopo la morte dei genitori di Dante (la madre morì quando egli aveva solo 9 anni e il padre quando ne aveva 12) Bellincione si prese cura di lui e gli insegnò tutto sui miti e le storie di Firenze e inoltre gli pagò gli studi.
Ma chi o che cosa ha fatto scattare la scintilla a questo genio della letteratura? Una donna o forse un angelo? Una donna-angelo: Beatrice.
Il primo incontro con Beatrice avviene nel 1274, lui aveva 9 anni mentre lei era un po' più piccola, bastò uno sguardo per far innamorare Dante, anche se lui se ne rese conto solo dopo altri 9 anni, durante il loro secondo incontro e ancora si rese conto che Beatrice era un angelo dopo la sua prematura morte nel 1290.
Dante iniziò il suo percorso nella politica a partire dal 1295 appoggiando i guelfi bianchi, e arrivò ad essere eletto priore (la massima carica del comune di Firenze) nel 1300, anche se solo per due mesi. Fu un politico moderato, anche se sosteneva sempre che il Papa doveva occuparsi solo del potere spirituale favorendo l'autonomia di ogni città.
Nel 1301 insieme ad altri due politici, si reca presso il Papa Bonifacio VIII per convincerlo a non inviare a Firenze Carlo di Valois, il fratello del re di Francia ad eliminare i guelfi bianchi, ma ormai era troppo tardi! Dante era ormai a metà strada quando Carlo di Valois entra nella città a sostenere il potere dei guelfi neri: il poeta non tornerà mai più alla sua città natale, condannato ingiustamente all'esilio.
Questo esilio, rappresenta per Dante un momento di sofferenza mista ad una specie di stimolo per la sua produzione letteraria e poetica visto che lontano da Firenze riesce a vedere il mondo con altri occhi senza la corruzione, l'egoismo e l'odio della vita politica, civile e morale dei suoi contemporanei.
E' proprio in questo periodo che Dante si dedica alla scrittura del suo “Convivio” (cena, banchetto) dedicato a tutti coloro che non conoscevano il latino e che parlavano il volgare, in questa opera si concentra sullo studio della filosofia e sullo studio di altre scienze che gli fanno smarrire la “dritta via” poiché poco a poco mette in dubbio anche l'esistenza di Dio.
Quindi decide di redimersi scrivendo una poesia che prende la forma della “Commedia” (chiamata poi anche “Divina” dal Boccaccio) nella quale racconta in terzine il suo viaggio attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il paradiso, accompagnato nei primi due da Virgilio mentre attraverso il Paradiso da Beatrice stessa.
Negli anni dell'esilio, Dante prende zaino in spalla e decide di viaggiare per l'Italia centrale e settentrionale chiedendo ospitalità alle varie corti, continuando a sostenere le sue idee politiche appoggiando l'imperatore Arrigo VII, che Dante riteneva essere il portatore di pace in tutta Italia (1300) ma insieme alla morte improvvisa dell'imperatore nel 1313 anche le sue speranze di pace svaniscono.
Negli ultimi anni di vita, Dante visita la corte Cangrande della Scala, a Verona e visita anche quella di Guido Novello Da Polenta, a Ravenna.
Il nostro sommo poeta muore a Ravenna nel 1321.
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