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NoI dannati che stanno dentro e quelli che stanno fuori la città di Dite (versi 67-93)
- Mercoledì 09 Settembre 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto XI
67E io, “Maestro assai chiara procede
La tua ragione, ed assai ben distingue
Questo baratro e ‘l popolo ch’è possiede.
70Ma dimmi: “quei de la palude pingue,
che mena il vento, e che batte la pioggia,
e che s’incontran con si aspre lingue,
73perché non dentro da la città roggia
son ei puniti, se Dio li ha in ira ?
e se non li ha, perché son a tal foggia ?”
"Perchè", rimprovera Virgilio al suo discepolo, "ogni tanto la tua mente devia, mira ad altro, oppure pensa a chi sa quale errata dottrina, dove tutte le colpe sono uguali. Tutte le colpi non sono eguali. Il grado della colpa si distingue per la gravità della partecipazione della volontà e della conoscenza dell'atto peccaminoso. L'incontinenza, che comprende la lussuria, la gola, l'avarizia, la prodigalità, l'ira, l'accidia, e non denota non l'uso, ma l'abuso delle cose possedute con troppo o scarso vigore, è peccato di passione, i colpevoli quindi, sono contrariamente agli altri dannati, fuori della città di Dite.
Aristotele nel VII libro dell'Etica, tratta delle disposizioni che Dio non tollera, ed elenca: l'incontinenza, la malizia, la matta bestialità, Dante invece distingue incontinenza, violenza, e frode. Dal II al V cerchio ci sono gli incontinenti, dal VI al VII i violenti; dall'VIII al IX i fraudolenti.Gli incontinenti, cedono all'impulso delle passioni naturali, e spesso l'atto volontario ha minori responsabilità pechè la ragione è stata ottenebrata dall'istinto. Questi dannati sono quindi giudicati da Dio con minore severità.
76Ed elli a me :”Perché tanto delira”,
disse, “lo ‘ngegno tuo da quel che suole ?
o ver la mente dove altrove mira ?
79non ti rimembra di quelle parole
con le quali la tua Etica pertratta
le tre disposizion che ‘l ciel non vuole,
82incontinenza, malizia e la matta
bestialitade ? e come incontinenza
men Dio offende e men biasimo accatta ?
II-V cerchio: INCONTINENTI----fuori dalla città di Dite
VI-VII cerchio: VIOLENTI----dentro la città di Dite
VIII-IX cerchio: FRAUDOLENTI----dentro la città di Dite
Se quindi si valutano bene le affermazioni di Aristotele, relative ai peccatori che sono fuori della città di Dite, si capisce che la loro punizione è meno pesante rispetto a quelli che invece giacciono in fondo a questo baratro". Dante è estasiato dal rigore logico e dalle dotte spiegazioni di Virgilio. Dante paragona il suo maestro al sole che fugge le tenebre e sana la vista turbata dall'ignoranza. Ora il poeta ha conosciuto la struttura morale dell'inferno, le ragioni della divisione, il senso delle pene e la qualità dei dannati.
85se tu riguardi ben questa sentenza,
e rechiti a la mente chi son quelli
che su di fuor sostegnon penitenza,
88tu vedrai ben perché da questi felli
sien dipartiti e perché men crucciata
la divina vendetta li martelli”.
91“O sol che sani ogni vista turbata,
tu mi contenti si, quando tu solvi,
che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.
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