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I dannati che stanno dentro e quelli che stanno fuori la città di Dite (versi 67-93)

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{mosgoogle}Dopo questo lungo elenco di dannati che incontreremo man mano nei vari canti dell'inferno, Dante pone a Virgilio la seguente domanda: "Come mai", chiede Dante, "tutti questi dannati giacciono nel baratro infernale, mentre gli iracondi della palude fangosa, i lussuriosi trascinati dal vento, i golosi afflitti dalla pioggia, gli avari e i prodighi che si scontrano a vicenda i loro vizi, non sono puniti nella città di Dite? E se costoro soggiacciono all'ira di Dio, perchè allora vengono puniti in quel modo?" In sostanza Dante si chiede se la giustizia divina condanna i peccati di quei dannati , perchè essi non sono dentro la città infernale, viceversa perchè se Dio non è sdegnato con loro, allora sono puniti?



67E io, “Maestro assai chiara procede

La tua ragione, ed assai ben distingue

Questo baratro e ‘l popolo ch’è possiede.



70Ma dimmi: “quei de la palude pingue,

che mena il vento, e che batte la pioggia,

e che s’incontran con si aspre lingue,



73perché non dentro da la città roggia

son ei puniti, se Dio li ha in ira ?

e se non li ha, perché son a tal foggia ?”


"Perchè", rimprovera Virgilio al suo discepolo, "ogni tanto la tua mente devia, mira ad altro, oppure pensa a chi sa quale errata dottrina, dove tutte le colpe sono uguali. Tutte le colpi non sono eguali. Il grado della colpa si distingue per la gravità della partecipazione della volontà e della conoscenza dell'atto peccaminoso. L'incontinenza, che comprende la lussuria, la gola, l'avarizia, la prodigalità, l'ira, l'accidia, e non denota non l'uso, ma l'abuso delle cose possedute con troppo o scarso vigore, è peccato di passione, i colpevoli quindi, sono contrariamente agli altri dannati, fuori della città di Dite.
Aristotele nel VII libro dell'Etica, tratta delle disposizioni che Dio non tollera, ed elenca: l'incontinenza, la malizia, la matta bestialità, Dante invece distingue incontinenza, violenza, e frode. Dal II al V cerchio ci sono gli incontinenti, dal VI al VII i violenti; dall'VIII al IX i fraudolenti.Gli incontinenti, cedono all'impulso delle passioni naturali, e spesso l'atto volontario ha minori responsabilità pechè la ragione è stata ottenebrata dall'istinto. Questi dannati sono quindi giudicati da Dio con minore severità.


76Ed elli a me :”Perché tanto delira”,

disse, “lo ‘ngegno tuo da quel che suole ?

o ver la mente dove altrove mira ?



79non ti rimembra di quelle parole

con le quali la tua Etica pertratta

le tre disposizion che ‘l ciel non vuole,




82incontinenza, malizia e la matta

bestialitade ? e come incontinenza

men Dio offende e men biasimo accatta ?

II-V cerchio: INCONTINENTI----fuori dalla città di Dite

VI-VII cerchio: VIOLENTI----dentro la città di Dite

VIII-IX cerchio: FRAUDOLENTI----dentro la città di Dite

Se quindi si valutano bene le affermazioni di Aristotele, relative ai peccatori che sono fuori della città di Dite, si capisce che la loro punizione è meno pesante rispetto a quelli che invece giacciono in fondo a questo baratro". Dante è estasiato dal rigore logico e dalle dotte spiegazioni di Virgilio. Dante paragona il suo maestro al sole che fugge le tenebre e sana la vista turbata dall'ignoranza. Ora il poeta ha conosciuto la struttura morale dell'inferno, le ragioni della divisione, il senso delle pene e la qualità dei dannati.


85se tu riguardi ben questa sentenza,

e rechiti a la mente chi son quelli

che su di fuor sostegnon penitenza,



88tu vedrai ben perché da questi felli

sien dipartiti e perché men crucciata

la divina vendetta li martelli”.


91“O sol che sani ogni vista turbata,

tu mi contenti si, quando tu solvi,

che, non men che saver, dubbiar m’aggrata. Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Settembre 2009 10:32

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