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NoUn nemico stimato: Farinata (versi 22-51)
- Sabato 11 Luglio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto X
22“O tosco che per la città del foco
vivo ten vai così parlando onesto,
picciati di restare in questo loco.
25La tua loquela ti fa manifesto
Di quella nobil patria natio,
a la qual, forse, fui troppo molesto”.
28Subitamente questo suono uscìo
D’una de l’arche; però m’accostai,
temendo un poco più al duca mio.
{mosgoogle}Personaggio chiave del canto è Farinata Manente, figlio di Jacopo degli Uberti, detto semplicemente Farinata (v. approfondimento). Virgilio invita Dante a recarsi presso la tomba dove si è eretto dalla cintola in sù Farinata. Le anime dei dannati che sono poste in queste tombe infuocate, possono essere viste solo dalla cintola in su, poichè l'avello ne nasconde il resto del corpo.
Per la prima volta, da quanto Dante è sceso nell' inferno, troviamo un personaggio che nonostante la triste sorte toccategli, mantiene una dignità che non lo trasfigura e non annulla la sua personalità. Egli ci appare come un gigante nobile e orgoglioso, che non teme la sorte toccategli. Dante sottolinea che Farinata "s'ergea col petto". Questa insistenza sull'aspetto fisico di Farinata, danno contegno al personaggio. Farinata appare così dignitoso nella sua posizione che paradossalmente sembra disprezzare sia l'inferno, che la sua triste sorte.
La descrizione di Farinata conferma la notevole imparzialità di Dante nel giudicare le anime. Farinata è un suo nemico, avversario della sua famiglia, ma è una persona onesta e valorosa e Dante pur inserendolo nel giorne degli eretici, non lo umilia con una pena che ne mortifichi la dignità. Dante fissa lo sguardo di Farinata, e Virgilio lo spinge a recarsi da lui per parlare, tuttavia lo avverte che il suo discorso deve essere franco e sincero, adatto alla circostanza e alla nobiltà della figura.
E' evidente che Dante scendendo nell'oltretomba, può permettersi il lusso di incontrare e parlare con chi vuole.L'incontro con Farinata è uno dei quelli che Dante si è costruito con molta cura. Trapela in maniera evidente l'ammirazione di Dante per quest'uomo.
31Ed el mi disse:” Volgiti: che fai ?
Vedi là Farinata che s’è dritto:
da la cintola in su tutto vedrai”.
34Io avea già il mio viso nel suo fitto;
ed el s’erge col petto e con la fronte,
com’avesse l’inferno in gran dispitto.
37E l’animose man del duce e pronte
Mi pinser tra le sepolture a lui,
dicendo “Le parole tue sien conte”.
Inizia un serrato e vibrante discorso tra Dante e Farinata,che in poche parole riassumono le drammatiche vicende che hanno caratterizzato le convulse vicende di Firenze all'epoca dei due protagonisti. Appena Dante si avvicina all'avello di Farinata, questi gli chiede a chi appartiene, qual'è la sua casata. Resosi conto di trovarsi dinnanzi uno suo nemico, Farinata, ne riconosce il valore, ma poi aggiunge che per ben due volte li sconfinse. Farinata rievoca le due sconfitte guelfe, quella del 1248 e quella del 1260, e la cacciata dei Guelfi da Firenze.Dante si sente punto nell'orgoglio, e prontamente risponde a Farinata, ammettendo l'evidenza delle sconfitte guelfe, ma sottolinenado i ritorni vittoriosi dei suoi e le fughe dei ghibellini. Nel momento in cui Dante parla con Farinata, anno 1300, i ghibellini sono fuori e banditi dalla città, e Dante coglie l'occasione per far notare a Farinata che i ghibellini al contrario dei guelfi, non hanno ancora imparato l'arte di rientrare in città dopo la sconfitta.
40Com’io al piè de la sua tomba fui,
guardommi un poco e poi, quasi sdegnoso,
mi dimandò:”Chi fur li maggior tui ?”
43Io, ch’era d’ubidir desideroso,
non gliel celai, ma tutto gliel’apersi;
ond’ei levò le ciglia un poco in soso;
46poi disse: “Fieramente furo avversi
a me e à miei primi e a mia parte,
si che per due fiate li dispersi”.
49S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogni parte”,
risposi lui, “l’una e l’altra fiata;
ma i vostri non appreser ben quell’arte”.
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