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NoUn girone di presbiti (versi 73-114)
- Sabato 11 Luglio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto X
La cosa strana che Dante non spiega e perchè alcune anime riescono a predire il futuro, mentre altre non ne sono capace. Infatto Farinata, dopo aver constatato l'incapacità della fazione ghibellina a non saper rientrare in patria, predice a Dante l'esilio, egli afferma:"ma non cinquanta volte fia raccesa la faccia de la donna che qui regge, che tu saprai quanto quell'arte pesa", sarebbe a dire che non passeranno cinquanta plenilunii, cioè cinquanta mesi, e si riferisce a Proserpina, che nella mitologia era Diana in terra e Luna in cielo. Quindi per cinquanta volte la faccia della luna deve apparire in cielo, che tu saprai quanto è difficile l'arte del ritorno. Insomma Farinata a cui Dante aveva rimproverato l'incapacità della sua fazione a rientrare in patria, ripaga il poeta con la stessa moneta e gli rammenta che un giorno anche lui avrà gli stessi problemi dei ghibellini.Farinata torna all'attualità ed augura a Dante di ritornare nel dolce mondo dei viventi, poi gli chiede coma mai il popolo fiorentino in ogni sua legge, è così spietato nei confronti della sua famiglia.
73Ma quell’altro magnanimo, a cui posta
Restato m’era, non mutò aspetto
Né mosse collo, né piegò sua costa:
76E se, continuando al primo detto,
s’elli han quell’arte” disse, “male appressa,
ciò mi tormenta più che questo letto.
79Ma non cinquanta volte fia raccesa
La faccia de la donna che qui regge,
che tu saprai quanto quell’arte pesa.
82E se tu mai nel dolce mondo regge,
dimmi: perché quel popolo è sì empio
incontr’à miei in ciascun legge ?”
Perchè, chiede Farinata, a tutti gli esuli ghibellini è stato concesso il ritorno in patria (con la pace detta del cardinale Latino) e non è stata concessa ali Uberti? Farinata dimostra di essere un pò ingenuo nel fare questa domanda a Dante. Gli Uberti non erano una famiglia qualunque, ma erano coloro che guidavano il movimento dei ghibellini e sopratutto erano i maggiori rappresentanti della battaglia di Montaperti sull'Arbia che fecero scorrere il sangue a fiumi. La terzina può essere riassunta nel seguente modo:" il ricordo della terribile strage, che colorò di sangue le acque dell'Arbia, fa fare tali leggi nei nostri consigli, le quali sono come le preghiere che il ricordo di grandi calamità fa fare nei templi."
85Ond’io a lui: “Lo strazio e ‘l grande scempio
Che fece l’Arbia colorata in rosso
Tali orazioni fa far nel nostro tempio”.
Farinata è sconsolato dal ragionamento di Dante, è deluso. Egli è uomo che ha mantenuto sempre il senso dell'onore e della dignità e pertanto chiede a Dante di considerare la sua onestà morale, poichè non fu certamente il solo a compiere la strage della battaglia di Montaperti, mentre, in una tragica seduta, nel convegno di Empoli, Farinata fu l'unico che assunse le difese di Firenze. Nel consiglio di Empoli, i ghibellini avevano deciso di distruggere per sempre la città di Firenze. Farinata fu l'unico ad opporsi a tale decisione e sostenne che avrebbe difeso la città di Firenze anche a costo di schierarsi contro i suoi compagni fino a che "egli avesse vita in corpo, con la spada in mano".
88Poi ch’ebbe sospirando il capo scosso,
“A ciò non fù io sol”, disse , “né certo
sanza cagion con li altri sarei mosso.
91Ma fù io solo, là dove sofferto
Fu per ciascun di torre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto”.
Dante è commosso ed anche dispiaciuto della triste sorte riservata ad un uomo valido e retto come Farinata. Augura alla sua discendenza una migliore sorte, che possa finalmente trovare la pace. Dante prima di congedarsi da Farinata,lo prega di chiarigli un dubbio. Come è possibile, chiede Dante, che le anime dell'inferno siano in grado di predire il futuro e però non conoscono gli avvenimenti del presente. Cavalcante non sapeva che il figlio Guido fosse ancora vivo.( Secondo alcuni esperti della Divina Commedia questo modo di conoscere le cose sarebbe una pena riservata solo ai dannati epicurei del VI cerchio, secondo altri invece sarebbe la condizione e la caratteristica dei dannati di ogni cerchio).
94“Deh, se riposo mai vostra semenza”,
pregà io lui, “solvetemi quel nodo
che qui ha inviluppata mia sentenza.
97El par che voi veggiate, se ben odo,
dinanzi quel che ‘l tempo seco adduce,
e nel presente tenete altro modo”
Farinata spiega a Dante la particolare condizione dei dannati del sesto cerchio. Essi sono come i presbiti, cioè vedono bene da lontano, ma non riescono a vedere bene da vicino. Per questa ragione Farinata riesce a predire il futuro esilio di Dante, cosa peraltro che già aveva fatto Ciacco, nel girone dei golosi, ma, come Cavalcanti, non conosce la sorte di Guido.Infatti come detto, Guido Cavalcanti, nel momento in cui Dante parla con il padre di questi, è ancora vivo, ma lui non lo sa. I dannati del sesto cerchio possono conoscere il presente solo quando giunge una nuova anima che racconta quello che succede sulla terra. Questa spiegazione, sembra un "escamotage" di Dante, il quale, per giustificare la previsione di Farinata e nello stesso tempo la mancata conoscenza di Cavalcanti, si inventa questa forma di preveggenza da parte dei dannati. Ma, è questo ormai lo sappiamo benissimo, Dante non è uno qualunque, e nulla di quello che sta scritto sulla Divina Commedia è lasciato al caso o all'improvvisazione, per cui è convincente quello che sostengono molti autori che affermano che anche in questo caso la legge del contrapasso punisce gli epicurei. Essi hanno sempre creduto solo ed esclusivamente alle cose del presente, respingendo il senso dell'eterno, ecco che ora sono condannati a vedere nel futuro lontano, ma a non riconoscere il presente. Farinata aggiunge che questa capacità di vedere nel futuro sarà definitivamente persa il giorno del giudizio universale.
Sembra che concendendo il privilegio di leggere il futuro, la volontà divina abbia voluto pemiare questi dannati, in realtà le cose stanno in maniera diametralmente opposta. Questi epicurei, sono costretti a vedere scorrere davanti ai loro occhi, come un film, tutta la storia dell'unamità, con l'impotenza però di non poterla modificare. Il loro tormento consiste nel vedere che gli errori da loro compiuti, non possono essere più riparati per cui vedere le cose del futuro si traduce in una sofferenza.
100Noi veggiam, come quei ch’ha mala luce,
le cose”, disse, “che ne son lontano:
cotanto ancor ne splende il sommo duce.
103Quando s’appressano o son, tutto è vano
Nostro intelletto; e s’altri non ci apporta,
nulla sapem di vostro stato umano.
106Però comprender puoi che tutta morta
Fia nostra conoscenza da quel punto
Che del futuro fia chiusa la porta”.
Dante riflette sulle parole dette a Cavalcanti e si rende conto di avere provocato un grande dolore nell'anima di questo, il quale si è ritratto nella sua tomba convinto della morte del figlio. Dante al quale dispiace di avere provocato un simile dolore ad un padre, prega Farinata di dire a Cavalcanti che Guido, non è ancora morto per cui può ancora sperare nella salvezza della sua anima. Per dovere di cronaca bisogna dire che mentre Dante sta scrivendo la divina Commedia, l'amico è gia morto (28 agosto 1300) nell'esilio di Sarzana.
L'incontro Farinata-Cavalcanti-Dante è uno dei più belli e significativi di tutta la divina Commedia. Da un lato il nemico storico di Dante, Farinata: nemico ma uomo leale; dall'altro, un padre, che pur condannato per l'eternità soffre pensando al destino del figlio. Scorrono sentimenti umani nei discorsi tra questi spiriti.Le vicende di Firenze, le sue vicissitudini e le sue lotte intestine, sono vissute da Dante in questo canto con distacco. Significa che i torti, le ragioni, i sentimenti che agitano gli uomini, non hanno più senso e significato nell'inferno. Le storie umane, non appaiono più così intense come si vivono nella quotidianità. In questo clima di dramma e di immensa malinconia, si passa alla visione d'amore di un padre in uno struggente e caloroso sentimento che anche nelle anime dei dannati persiste. La figura di Cavalcanti, turbato e sconvolto dalla morte del figlio, rimane una delle più belle di questo canto.
109Allor, come di mia colpa computo,
disse:”Or direte dunque a quel caduto
che il suo nato è cò vivi ancor congiunto;
112s’ì fui, dinanzi, alla risposta muto,
fatte i saper che ‘l fece, che pensava
già ne l’error che m’avete soluto”.
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