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NoDante e gli epicurei (versi 1-22)
- Sabato 11 Luglio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto X
{mosgoogle}I due poeti percorrono l'ampia distesa di tombe che incontrano appena entrati nella città di Dite. L'atmosfera di tensione e di ansia che ha caratterizzato l'entrata dei due poeti nella città di Dite si è placata, poichè ormai i demoni, le furie, Medusa, sono state sconfitte, tuttavia c'è aria di attesa, come se qualcosa di spaventoso dovesse succedere da un momento all'altro. Gli avelli della immensa distesa del cimitero sono scoperti. Vengono in mente quei film di horror, in cui i morti viventi, gli zombie, escono dalle loro cripte per uccidere i viventi. Virgilio appare tranquillo (occorre rammentare che Virgilio è già un morto, per cui eventualmente, uno zombie non potrebbe per nulla disturbarlo, essendo lui stesso un morto-vivente. Il problema è esclusivamente di Dante il quale è l'unico vivo in mezzo a tanti defunti), Dante ha superato il terribile sconforto e la paura che gli aveva attanagliato le gambe dopo l'apparizione di Medusa. E' più tranquillo perchè ha capito che le potenze celeste che vigilano su di lui gli garantiscono il massimo della sicurezza.
Siamo al secondo giorno dell'inizio del viaggio di Dante, tra il venedì e il sabato.
Dante osserva le tombe. Il silenzio regna sovrano. Il poeta ha bisogno di capire, deve interrogare il maestro per cercare di comprendere chi sono le anime condannate a soffrire in quelle tombe incandescenti. Il quel cimitero infernale deserto e silenzioso, la condanna divina aggiunge il rogo al sepolcro.
1Ora sen va per un secreto calle
Tra ‘l muro de la terra e li martiri
Lo mio maestro, e io dopo le spalle.
4“O virtù somma, che per li empi giri
mi volvi”, cominciai, “com’a te piace,
parlami e soddisfammi à miei disiri.
7La gente che per li sepolcri giace,
potrebbesi veder ? Già son levati
tutt’i coperchi, e nessuno guardia face”
Dante chiede al suo maestro notizie sulle anime di questo sesto girone.Virgilio risponde affermando che le tombe di tutti i dannati, che ora sono scoperte, saranno chiuse quando "Iosafat qui torneranno coi corpi che là su hanno lasciati". Il termine Iosafat deriva dalla lingua ebraica e indica Jahweh (cioè Dio). Tale parola è utlizzata dal profeta Gioele per raffigurare il piano o valle, dove il Signore emetterà il giudizio o sentenza sull'operato degli uomini. L'idea che quelle tombe un giorno saranno chiuse definitivamente intristisce Dante, il quale prova pena per quei dannati che per l'eternità saranno costretti a giacere in quelle tombe incandescenti.
10Ed elli a me: “Tutti saran serrati,
quando di Iosafàt qui torneranno
coi corpi che là su hanno lasciati.
Dante condanna i seguaci di Epicuro, ponendoli tra gli eretici.Il termine epicureo indica una metafisica materialistica ed una etica edonistica e utilitaria, negando il valore etico, oltre che giuridico, dello Stato e della famiglia. Per Epicuro l'anima è "una sostanza corporea, composta da sottili particelle, diffuse per tutto l'organismo", ed è mortale come il corpo. Messa in questi termini Epicuro e i suoi seguaci non hanno scampo. Negare l'esistenza dell'anima e ricondurre tutta l'esistenza a puro materialismo, è un peccato che Dante non può non condannare pesantemente. Epicuro non può essere definito eretico, poichè la sua dottrina nacque prima dell'avvento del cristianesimo, ma il fatto che i suoi seguaci, e al tempo di Dante in particolar modo la fazione dei Ghibellini, la utilizzassero come dottrina materialistica e "negante l'eternità dell'anima" ne fa una dottrina eretica.
Ma le cose stanno realmente così? Epicuro sosteneva che la felicità consiste nel piacere:"il piacere è il principio e la fine della vita beata" dice Epicuro. Si tende al piacere si sfugge dal dolore. Epicuro distingueva poi due forme di piacere: il piacere stabile, che consiste nella privazione del dolore, il piacere di movimento che consiste nella gioia e nella letizia. Epicuro distingue ancora i bisogni naturali e quelli vani; dei bisogni naturali alcuni sono necessari (ad es.il mangiare), altri no (ad es. il mangiare troppo). Solo i desideri naturali e necessari vanno appagati, gli altri vanno abbandonati e rimossi. L'epicureismo vuole quindi non l'abbandono al piacere, ma il calcolo e la misura dei piaceri. Soltanto l'accorto calcolo dei piaceri può far si che basti a se stesso e non divenga schiavo dei bisogni e della preoccupazione per l'indomani. Ma questo calcolo può essere dovuto solo alla saggezza. La saggezza è anche più preziosa della filosofia, perchè da esse nascono le altre virtù
In base a quanto detto dobbiamo affermare che Epicuro è stato spesso male interpretato.
Dante conobbe la dottrina di Epicuro per mezzo di Cicerone, e ne aveva spesso ricercata gli elementi positivi. Dante considera nel Convivio, la dottrina epicurea come una delle più degne dell'antichità.
E 'probabile quindi che Dante nella terzina che segue, non condanni Epicuro, nè la sua dottrina, ma chi a mal inteso l'epicureismo e ispirandosi ad esso ha condotto una vita materialistica, negando l'esistenza dell'anima e ponendosi come eretico nei confronti della dottrina cattolica.
13Suo cimitero da questa parte hanno
Con Epicureo tutt’i suoi seguaci,
che l’anima col corpo morta fanno.
"In questo cerchio potrai soddisfare la tua curiosità" dice Virgilio a Dante, il quale nel canto VI aveva chiesto che fine avesse fatto Farinata.Dante, timoroso, aggiunge che non vuole porre al suo maestro troppe domande inutili nè osservazioni sciocche, ha compreso che è necessario parlare solo quanto è necessario, con parole sobrie e precise.
16Però a la dimanda che mi faci
Quinc’entro satisfato sarà tosto,
e al disio ancor che tu mi lasci”.
19E io “Buon duca, non tegno riposto
A te mio cuor se non per dicer poco;
e tu m’hai non pur mo a ciò disposto”.
Da una delle tombe proviene una voce che rivolgendosi a Dante, ne apprezza l'accento toscano e la dignità del discorso che svolge con Virgilio. L'anima ha capito dal modo di parlare chew Dante è di Firenze, una delle più nobili città d'Italia.La voce del concittadino coglie Dante di sorpresa. Egli non sa regolarsi, è dubbioso se recarsi verso l'avello oppure tenersi a distanza, si avvicina verso il maestro, come per chiedere consiglio sul da farsi.
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