Divina commedia
Libri
I Sogni
Vedi anche
Italiano
Latino
Inglese
Greco
Vedi anche
Filosofia
Storia
Informatica
| Excel |
| Video guide Joomla |
| Download |
| Creare siti con Joomla |
Utenti online
NoParafrasi
- Mercoledì 13 Maggio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VIII
Io dico, continuando il racconto,
che molto prima
di giungere ai piedi dell'alta torre,
i nostri occhi guardarono su verso la cima,
a causa di due fiammette
che vedemmo apparire lì,
e di un'altra che rispondeva
da lontano al ceno,
tanto che a mala pena
l'occhio poteva percepirlo.
E io mi rivolsi a Virgilio,
mare di tutta la sapienza; dissi
"Questo fuoco che dice ? e che risponde
quell'altro? e che sono
quelli che lo producono?"
Ed egli a me:"Su per le sudice onde
già pioi scorgere colui che è atteso,
se il fumo del pantano non te lo nasconde".
Mai la corda di un arco scoccò una saetta
che sfreggiasse così veloce nell'aria,
così come io vidi in quel momento
una piccola nave
venire sull'acqua verso di noi,
sotto il comando di un solo marinaio,
che gridava
"Ora ti ho raggiunta, anima dannata!"
"Flegias, Flegias, disse il mio signore,
"Tu gridi a vuoto questa volta:
ci avrai solo per il tempo
di passare la palude".
Come colui che ascolta un grande inganno
che gli sia fatto, e poi se ne rammarica
così divenne Flegias per l'ira trattenuta.
La mia guida discese nella barca,
e poi mi fece entrare vicino a lui;
e solo quando io fui dentro sembrò carica.
Non appena vVirgilio e io fummo nella barca,
l'antica prora procede fendendo
l'acqua più di quanto è solito fare
con le altre anime.
Mentre noi percorrevamo la morta palude,
mi si parò innanzi uno spirito
pieno di fango, e disse:
"Chi sei tu che arrivi prima di morire ?".
E io a lui:"Se io vengo, ma non rimango;
ma chi sei tu, che sei reso così brutto?".
Rispose:"Vedi che sono uno che piange".
E io a lui:"Con il pianto e con i lutto,
spirito maledetto, tu rimani,
perchè io ti conosco,
anche se sei tutto sporco di fango".
Allora allungò verso la barca
entrambe le mani
ma il maestro pronto lo respinse, dicendo:
"Via di quà, vattene con gli altri cani!".
Poi con le braccia mi cinse il collo,
mi baciò il volto e disse:"Anima sdegnosa,
benedetta colei che rimase incinta di te!
Quel dannato
fu nel mondo una persona arrogante;
la bontà non adorna la memoria
che ha lasciato di sè:
così la sua ombra qui è furiosa.
Quanti che ora lassù nel mondo
si ritengono grandi re
qui staranno come porci nel fango,
lasciando di se un ricordo spregievole!".
E io:"Maestro, sarei molto desideroso
di vederlo tuffare in questa acqua sudicia
prima che noi uscissimo dal lago".
ed egli a me:"Prima che tu veda la riva,
sarai appagato:
è giusto che tu godi di un tale desiderio".
Poco dopo vidi lo strazio
che le genti fangose fecero di quest'anima,
e ancora lodo Dio e lo ringrazio.
Tutti gli gridavano:"A Filippo Argenti!";
e lo stizzoso spirito fiorentino
mordeva se stesso con i denti.
Qui lo lasciammo e non parlo più di lui,
ma mi percosse le orecchie un suono doloroso,
per cui spalancai gli occhi
guardando avanti.
Il buon maestro disse:"Ormai figliolo,
s'avvicina la città di Dite,
coi cittadini offesi dal dolore,
col grande esercito".
E io:"Maestro, già le sue moschee
distinguo chiaramente là dentro nella valle,
rosse come se fossero uscite dal fuoco".
Ed egli mi disse:"Il fuoco eterno
che dentro le arroventa le mostra rosse,
come tu vedi in questo basso inferno".
Noi giungemmo dentro agli alti fossati
che circondano quella terra sconsolata:
mi sembrava che le mura fossero di ferro.
Non senza fare prima un grande giro,
giungemmo nella parte
dove il nocchiero fortemente gridò:
"Uscite di qui", "qui è l'entrata".
Io vidi sulla parte più di mille diavoli
piovuti dal cielo, che stizzosamente
dicevano:"Chi è costui che senza esser morto
si aggira per il regno dei morti ?".
E il mio saggio maestro fece segno
di voler parlare con loro segretamente.
Allora frenarono un pò la grande ira
e dissero:"Vieni tusolo, e vada via quello
che così arditamente entrò in questo regno.
se ne ritorni da solo
per il cammijo temerario:
ci provi, se è capace;
perchè rimarrai qui tu,
che gli hai mostrato una così buia contrada".
Pensa, lettore, come io mi impaurii
al suono delle parole maledetta,
perchè credetti di non ritornare mai più
fra i vivi.
"O cara guida mia, che più di sette
volte mi hai dato sicurezza e tratto in salvo
da un grande pericolo che mi stava davanti,
non mi lasciare", dissi io, "così smarrito,
e se l'andare avanti ci è negato,
ripercorriamo subito
il nostro cammino insieme".
E Virgilio che lì mi aveva condotto,
mi disse:"Non temere, perchè nessuno
ci può impedire il passaggio:
da Dio ci è dato.
Ma attendimi qui, e lo spirito abbattuto
conforta e ciba di buona speranza,
perchè io non ti lascerò
nella parte bassa dell'inferno".
Così se ne va, e qui m'abbandona
il dolce padre, e io rimango in forse,
e il timore e la speranza
si combattono nel capo.
non potei udire quello che disse loro;
ma egli non stette là a lungo,
che a gara ciascun diavolo
si rifugiò dentro la città.
Quei nostri avversari chiusero le porte
in faccia al mio signore, che rimase fuori
e ritornò da me coi passi lenti.
Aveva gli ochhi a terra e le ciglia prive
d'ogni sicurezza, e diceva tra i sospiri:
"Da chi mai è negato
l'ingresso nelle sedi del dolore!".
E a me disse:"Tu non stupirti,
perchè io mi addolori,
perchè io vincerò la prova
chiunque s'aggiri dentro le mura
per la difesa.
Questa loro tracotanza non è nuova
perchè l'usarono davanti alla porta
meno nascosta dell'inferno
la quale si trova ancora senza battenti.
Sopra di essa tu vedesti la scritta di morte:
e già oltre la porta scende il pendio,
passando per i cerchi senza scorta,
l'angelo tramite il quale
ci sarà aperta la città".
| La citta di Dite ( versi 67-130) → |
|---|



