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Parafrasi

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Io dico, continuando il racconto,

che molto prima

di giungere ai piedi dell'alta torre,

i nostri occhi guardarono su verso la cima,

a causa di due fiammette

che vedemmo apparire lì,

e di un'altra che rispondeva

da lontano al ceno,

tanto che a mala pena

l'occhio poteva percepirlo.

E io mi rivolsi a Virgilio,

mare di tutta la sapienza; dissi

"Questo fuoco che dice ? e che risponde

quell'altro? e che sono

quelli che lo producono?"

Ed egli a me:"Su per le sudice onde

già pioi scorgere colui che è atteso,

se il fumo del pantano non te lo nasconde".

Mai la corda di un arco scoccò una saetta

che sfreggiasse così veloce nell'aria,

così come io vidi in quel momento

una piccola nave

venire sull'acqua verso di noi,

sotto il comando di un solo marinaio,

che gridava

"Ora ti ho raggiunta, anima dannata!"

"Flegias, Flegias, disse il mio signore,

"Tu gridi a vuoto questa volta:

ci avrai solo per il tempo

di passare la palude".

Come colui che ascolta un grande inganno

che gli sia fatto, e poi se ne rammarica

così divenne Flegias per l'ira trattenuta.

La mia guida discese nella barca,

e poi mi fece entrare vicino a lui;

e solo quando io fui dentro sembrò carica.

Non appena vVirgilio e io fummo nella barca,

l'antica prora procede fendendo

l'acqua più di quanto è solito fare

con le altre anime.

Mentre noi percorrevamo la morta palude,

mi si parò innanzi uno spirito

pieno di fango, e disse:

"Chi sei tu che arrivi prima di morire ?".

E io a lui:"Se io vengo, ma non rimango;

ma chi sei tu, che sei reso così brutto?".

Rispose:"Vedi che sono uno che piange".

E io a lui:"Con il pianto e con i lutto,

spirito maledetto, tu rimani,

perchè io ti conosco,

anche se sei tutto sporco di fango".

Allora allungò verso la barca

entrambe le mani

ma il maestro pronto lo respinse, dicendo:

"Via di quà, vattene con gli altri cani!".

Poi con le braccia mi cinse il collo,

mi baciò il volto e disse:"Anima sdegnosa,

benedetta colei che rimase incinta di te!

Quel dannato

fu nel mondo una persona arrogante;

la bontà non adorna la memoria

che ha lasciato di sè:

così la sua ombra qui è furiosa.

Quanti che ora lassù nel mondo

si ritengono grandi re

qui staranno come porci nel fango,

lasciando di se un ricordo spregievole!".

E io:"Maestro, sarei molto desideroso

di vederlo tuffare in questa acqua sudicia

prima che noi uscissimo dal lago".

ed egli a me:"Prima che tu veda la riva,

sarai appagato:

è giusto che tu godi di un tale desiderio".

Poco dopo vidi lo strazio

che le genti fangose fecero di quest'anima,

e ancora lodo Dio e lo ringrazio.

Tutti gli gridavano:"A Filippo Argenti!";

 e lo stizzoso spirito fiorentino

mordeva se stesso con i denti.

Qui lo lasciammo e non parlo più di lui,

ma mi percosse le orecchie un suono doloroso,

per cui spalancai gli occhi

guardando avanti.

Il buon maestro disse:"Ormai figliolo,

s'avvicina la città di Dite,

coi cittadini offesi dal dolore,

col grande esercito".

E io:"Maestro, già le sue moschee

distinguo chiaramente là dentro nella valle,

rosse come se fossero uscite dal fuoco".

Ed egli mi disse:"Il fuoco eterno

che dentro le arroventa le mostra rosse,

come tu vedi in questo basso inferno".

Noi giungemmo dentro agli alti fossati

che circondano quella terra sconsolata:

mi sembrava che le mura fossero di ferro.

Non senza fare prima un grande giro,

giungemmo nella parte

dove il nocchiero fortemente gridò:

"Uscite di qui", "qui è l'entrata".

Io vidi sulla parte più di mille diavoli

piovuti dal cielo, che stizzosamente

dicevano:"Chi è costui che senza esser morto

si aggira per il regno dei morti ?".

E il mio saggio maestro fece segno

di voler parlare con loro segretamente.

Allora frenarono un pò la grande ira

e dissero:"Vieni tusolo, e vada via quello

che così arditamente entrò in questo regno.

se ne ritorni da solo

per il cammijo temerario:

ci provi, se è capace;

perchè rimarrai qui tu,

che gli hai mostrato una così buia contrada".

Pensa, lettore, come io mi impaurii

al suono delle parole maledetta,

perchè credetti di non ritornare mai più

fra i vivi.

"O cara guida mia, che più di sette

volte mi hai dato sicurezza e tratto in salvo

da un grande pericolo che mi stava davanti,

non mi lasciare", dissi io, "così smarrito,

e se l'andare avanti ci è negato,

ripercorriamo subito

il nostro cammino insieme".

E Virgilio che lì mi aveva condotto,

mi disse:"Non temere, perchè nessuno

ci può impedire il passaggio:

da Dio ci è dato.

Ma attendimi qui, e lo spirito abbattuto

conforta e ciba di  buona speranza,

perchè io non ti lascerò

nella parte bassa dell'inferno".

Così se ne va, e qui m'abbandona

il dolce padre, e io rimango in forse,

e il timore e la speranza

si combattono nel capo.

non potei udire quello che disse loro;

ma egli non stette là a lungo,

che a gara ciascun diavolo

 si rifugiò dentro la città.

Quei nostri avversari chiusero le porte

in faccia al mio signore, che rimase fuori

e ritornò da me coi passi lenti.

Aveva gli ochhi a terra e le ciglia prive

d'ogni sicurezza, e diceva tra i sospiri:

"Da chi mai è negato

l'ingresso nelle sedi del dolore!".

E a me disse:"Tu non stupirti,

perchè io mi addolori,

perchè io vincerò la prova

chiunque s'aggiri dentro le mura

per la difesa.

Questa loro tracotanza non è nuova

perchè l'usarono davanti alla porta

meno nascosta dell'inferno

la quale si trova ancora senza battenti.

Sopra di essa tu vedesti la scritta di morte:

e già oltre la porta scende il pendio,

passando per i cerchi senza scorta,

l'angelo tramite il quale

ci sarà aperta la città".

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Maggio 2009 20:06

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