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La citta di Dite ( versi 67-130)

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67Lo buon maestro disse:"Ormai, figliuolo,

s'appressa la città c'ha nome Dite,

coi gravi cittadin, col grande stuolo"

 

70E io:"Maestro, già le sue meschite

là entro certe ne la valle cerno,

vermiglie come se di foco uscite

 

73fossero". Ed ei mi disse:"Il foco etterno

ch'entro l'affoca le dimostra rosse,

come tu vedi in questo basso inferno".

I due poeti stanno per giungere verso l'infernale città, che prende il nome di Dite, nome latino di Plutone. Dante descrive la terribile città, come quella tipica di un castello medievale, con mura di difesa, fossati, torre, ma l'elemento che la caratterizaa per essere considerata la "città dell'anticristo", è quel riferimento a "meschite", che dall'arabo vuol dire moschee. Dante assimila la città infernale alle moschee adorate dai musulmani, per cui pone gli adoratori di maometto, agli antipodi della cristianità. Gli edifici e le torri della città sono vermiglie, ossia rosse di fuoco, come il ferro incandescente, Virgilio sottolinea che il fuoco eterno arroventa le sue mura in eterno.

76Noi pur giugnemmo dentro a l'alte fosse

che vallan quella terra sconsolata:

le mura mi parean che ferro fosse.

 

79Non sanza prima far grande aggirata,

venimmo in parte dove il nocchier forte

"Usciteci" gridò: "qui è l'intrata".

I due poeti giungono finalmente dentro ai profondi fossati che circondano la città. La città infernale appare come una città murata, con mura di ferro rosse ed arroventate dal fuoco. Dopo esserci girati intorno, il demone Flegias grida "Uscite !. Qui è l'entrata". L'iroso Flegias, che suo malgrado per volontà suprema ha dovuto compiere quel tragitto, ora gode nel liberarsi dei due inopportuni individui. Flegias sa le difficoltà alle quali vanno incontro i due poeti, e gioisce all'idea che fra poco per loro diventerà tutto difficile.

Certo che per chi si accinge a leggere questi versi per la prima volta la suspance è al massimo; l'apparente calma e il silenzio che regna intorno all'orribile edificio lascia presagire qualcosa di malefico e di terrificante che deve avvenire. "L'assassino è dietro l'angolo".

Un numero notevoli di demoni, piovuti dall'alto, si parano davanti ai due poeti e ne ostacolano la marcia. Appare subuto chiaro che qui la situazione è diversa, non si tratta del singolo demone che suo malgrado è costretto a cedere il passo all'avanzata dei poeti, qui è un esercito di demoni che devono aprire le porta che chiude la città di Dite. Stavolta l'impresa è ardua e lo stesso Virgilio se ne rende conto

82Io vidi più di mille in su le porte

da ciel piovuti, che stizzosamente

dicean: Chi è costui che sanza morte

 

85va per lo regno de la morte gente?".

E 'l savio mio maestro fece segno

di voler lor parlare segretamente.

Come piovuti dal cielo, un numero incredibili di diavoli sbarrano il cammino ai due poeti. Sono stizziti dalla presenza di Dante , un uomo vivo che osa incamminarsi nel regno dei morti. Si chiedono chi è costui che osa cammnare in vita nel regno dei morti. Non intendono parlare con lui. Virgilio fa loro segno di volerli parlare segretamente.

88Allor chiusero un poco il gran disdegno

e disser:"Vien tu solo, e quei sen vada

che sì ardito intrò in questo regno.

 

91Sol si ritorni per la folle strada:

pruovi, se sa; chè tu qui rimarrai,

che li ha 'iscorta si buia contrada".

Quello che Dante sente dire ai demoni, è agghiaggiante. Essi invitano Virgilio a lasciare da solo Dante, il quale, dicono i demoni, se è capace, se ne ritorni da solo da dove è venuto. Il povero poeta è distrutto da queste parole. E' tanto l'astio ed il rancore che i demoni provano nei confronti di Dante, che loro giudicano presuntoso e ardito, che il lasciarlo solo nell'inferno, da vivo, è la peggiore delle condanne che gli possa capitare.

94Pensa, lettor, se io mi sconfortai

nel suon de le parole maladette,

chè non credetti ritornarci mai.

Non è la prima volta che Dante si rivolge ai suoi lettori. Il poeta è conscio del fatto che la sua opera sarà destinata a tanti lettori, per cui in questo frangente invita tutti noi che lo leggiamo alla massima concentrazione su quello che di terribile gli sta capitando. un contasto terrificante tra i diavoli che lo invitano a ritornare indietro e Virgilio che invece lo incita a non andare via.

97"O caro duca mio, che più di sette

volte m'hai sicurtà renduta e tratto

d'alto periglio che 'ncontra mi stette,

 

100non mi lasciar", diss'io, "così disfatto;

e se 'l passar più oltre ci è negato,

ritroviam l'orme nostre insieme ratto".

E' accorato, quasi infantile l'appello che Dante fa al suo maestro:"Non mi lasciare solo!, stai assieme a me in questa dura e terribile prova". Del resto Virgilio sino ad ora si è dimostrato sempre all'altezza della situazione ed ha tirato fuori dai guai Dante sia contro la famelica lupa,contro il demone Caronte, il terribile Minosse, l'orribile Cerbero, il vomitevole Pluto, il violento Argenti. Sette situazioni in cui Virgilio ha salvato Dante. E' probabile tuttavia che quel "sette" sia un numero indeterminato che spesso viene usato nella sacra Bibbia.

103E quel segnor che lì m'avea menato,

mi disse: "Non temer; che 'l nostro passo

non ci può tòrre alcun: da tal n'è dato.

 

106Ma qui m'attendi, e lo spirito lasso

conforta e ciba di speranza buona,

ch'ì non ti lascerò nel mondo basso".

 

109Così sen va, e quivi m'abbandona

lo dolce padre, e io rimagno in forse,

che si e no nel capo mi tenciona.

Virgilio si volge verso Dante e cerca di tranquillizzarlo, accorgendosi che il terrore ha ormai invaso l'animo del poeta. "Non ti preoccupare" dice Virgilio "riusciremo a passare anche da qui, nessuno ce lo può impedire, è Dio stesso che ci guida. Aspettami qui, e conforta il tuo animo smarrito, nutrendo una ben motivata speranza, perchè di sicuro non ti abbandonerò in questo basso inferno". Così Virgilio si allontana e Dante rimane da solo, incerto, confuso, sempre impaurito, (è evidente che le parole di Virgilio non lo hanno del tutto tranquillizato), la sua anima è combattuta tra la speranza e la paura.

112Udir non potti quello ch'a lor porse;

ma ei non stette là con essi guari,

che ciascun dentro a pruova si ricorse.

 

115Chiuser le porte què nostri avversari

nel petto al mio segnor, che fuor rimase

e rivolsesi a me con passi rari.

 

118li occhi a la terra e le ciglia avea rase

d'ogne baldanza, e dicea nè sospiri:

"chi m'ha negate le dolenti case!".

E qui siamo di fronte ad un clamoroso colpo di scena. Virgilio ritorna indietro, il suo confronto con i diavoli è stato infruttuoso. Immaginiamoci lo stato d'animo di Dante. La sua fiducia in Virgilio già barcollava quando i diavoli lo avevano minacciato che doveva tornarsene da solo indietro, vedere ora Virgilio che con la "coda tra le gambe", ritorna indietro è un colpo tremendo per Dante. Il poeta non ha potuto ascoltare le parole che Virgilio ha rivolto ai diavoli, nè tantomeno la risposta di questi, ma ha visto che la loro discussione è durata poco. I diavoli ritornano nelle loro mura e chiudono in faccia a Virgilio le porte della città di Dite. Virgilio ritorna lentamente verso Dante, gli occhi rivolti a terra, i passi lenti e scarsi, il poeta mantovano ha perso tutta la sua baldanza, ritorna triste e sgomento, prova rabbia e rancore di fronte al rifiuto dei diavoli e dice a sè stesso:"vedi un pò che specie di gente vuole impedirmi di entrare nella casa del dolore!".

121E a me disse: "Tu, perch'io m'adiri,

non sbigottir, ch'io vincerò la prova,

qual ch'a la difensione dentro s'aggiri.

 

124Questa loro tracotanza non è nova;

chè già l'usaro a men segreta porta,

la qual sanza serrame ancora si trova.

 

127Sovr'essa vedestù la scritta morta:

e già di qua da lei discende l'erta,

passando per li cerchi sanza scorta,

 

130tal che per lui ne fia la terra aperta".

Per l'ennesima volta dobbiamo riconoscere in Dante non solo la grandezza immensa della sua poesia ma la sua straordinaria capacità di essere regista. Immagino il poeta vivere all'epoca della televisione o del cinema, che grande capacità avrebbe avuto nel dirigere un film! che meravigliosa organizzazione scenica sarebbe stato capace di organizzare. Ricapitoliamo la vicenda. Virgilio, la guida, il duce, il grande poeta che sino ad ora ha scavalcato senza esitazione tutti gli ostacoli che gli  si sono parati davanti, subisce una sconfitta: l'orda dei diavoli che circonda la città dei morti e del dolore non intendono lasciarlo passare, non possono accettare che un uomo vivo come Dante se ne vada a passeggio per l'inferno. Dante è sconvolto, non aveva previsto che anche Virgilio potesse incontrare ostacoli. Già all'inzio del I canto la terribile lupa lo stava ricacciando indietro nella selva-peccato, ora tutta la sua redenzione, il suo cammino verso la salvezza è ostacolato dalla opposizione dei diavoli. Virgilio è adirato, incollerito, però conosce lo spirito dei demoni, e sa che la sua è una sconfitta solo transitoria, non è la prima volta che i demoni cercano di opporsi alla grazia divina. Fiducioso, egli si rivolge a Dante dicendogli:"Per quanto io sia crucciato, tu non perderti d'animo, uscirò vittorioso nella lotta, chiunque sia che, là dentro, cerchi di impedirci di entrare nella città. Questa tracotanza dei diavoli non è certo una novità, l'hanno già dimostrata per difendere una porta più esterna, che ancora giace scardinata. Proprio su quella porta tu hai già potuto vedere la scritta che parla di morte, e ormai, al di là di essa, sta sicuramente scendendo il pendio dell'inferno, passando di cerchio in cerchio, senza bisogno di scorta, qualcuno. per mezzo del quale ci verrà aperta la porta della città".

Fine del I atto. Con calcolata abilità, Dante chiude questo VIII canto, e rimanda la soluzione del giallo al canto successivo. Chi sta per arrivare ? Come faranno i nostri eroi a salvarsi e superare il terribile ostacolo che i diavoli frappongono alla loro avanzata ? La soluzione al prossimo canto.

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Maggio 2009 20:12

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