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Flegias (versi 1-30)

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a) Flegias

"Io dico, seguitando..."  ha mai iniziato Dante un canto della Divina Commedia con una tecnica simile? Ossia rifacendosi a quello che aveva già detto precedentemente ? No !, non l'ha mai fatto. E' giusto quindi chiedersi come mai inizi questo ottavo canto in questo modo insolito. Sembra che Dante volesse dire "Dopo una pausa, dove ho smesso di scrivere il poema, riprendo il lavoro interrotto e ricomincio da dove ho lasciato". Questo avvalorerebbe la tesi del Boccaccio, il quale ha sostento che Dante scrisse i primi sette canti dell'Inferno durante in suo soggiorno a Firenze e i successivi in Lunigiana, presso la corte dei Malaspina. Questo fatto può spiegare lo strano inizio di questo canto. Del resto i grandi studiosi danteschi hanno sottolineato che i primi sette canti, quelli anteriori alla data dell'esilio, dopo il ritrovamento siano stati in più punti rimaneggiati. Certo è che (con la sola eccezione dell'episodio di Francesca), la qualità artistica dei primi sette canti sembra inferiore al resto del poema (secondo i grandi studiosi di Dante, secondo me invece non è affatto così !)

 

1Io dico, seguitando, ch'assai prima

che noi fossimo al piè de l'alta torre,

li occhi nostri n'andar suso a la cima

 

4per due fiammette che i vedemmo porre,

e un'altra da lungi render cenno,

tanto ch'a pena il potea l'occhio tòrre

 

7e io mi volsi al mar di tutto 'l senno;

dissi "Questo che dice ? E che risponde

quall'altro foco? E chi son quei che 'l fenno ?

Molto prima di giungere ai piedi della torre i due poeti si accorgono che alla sua cima, vi sono due fiammelle, e da lontano vedono che altre fiammelle rispondono al segnale. Queste fiammelle sono delle segnalazioni che poste in cima ad una torre avvisano che sta succedendo qualcosa. Queste forme di avvisi notturni erano nell'usanza romana antica, e nell'età medievale, molto diffuse. In pratica sulle due sponde dello Stige vi sono due torri: dall'una viene dato il segnale a Flegias dell'arrivo di anime, dall'altra, lontanissima, parte il segno che è stato ricevuto e compreso il messaggio. La città di Dite appare come una città fortificata.

Ricapitolando le vicende, abbiamo quindi che i due poeti si trovano sulle sponde del lugubre e fangoso fiume Stige, dove le anime dei dannati irosi stanno scontando le loro pene. Il segnale che dalle torri viene emesso è alquanto inquientate per Dante, il quale ha captato che quello che l'attende sarà impresa molto dura. Quei segnali di fuoco non lasciano presagire nulla di buono. Virgilio alla domanda di Dante risponde :" Su per le onde fangose puoi scorgere cosa stia aspettando chi ha fatto i segnali, sempre che la nebbia non te lo nasconda".

10ed elli a me: "Su per le sucide onde

già scorgere puoi quello che s'aspetta,

se 'l fummo del pantan nol ti nasconde"

Compare sulla scena un nuovo personaggio, un diavolo, di nome Flegias. Secondo la mitologia, Flegias era figlio di Marte e di Crise. Flegias ebbe un figlio, Issone e una figlia, Coronide; quest'ultima fu sedotta e messa incinta da Apollo. Per vendicare la morte della figlia, Flegias tenta di incendiare il tempio di Apollo a Delfi (uno dei santuari più importanti della Grecia). Per questo affronto, viene punito, infatti il Dio Apollo, dopo averlo crivellato di frecce, lo scaraventa nel tartaro e lo condanna a stare per l'eternità vicno ad un grosso masso, che sta sempre sul punto di cadergli addosso, schiacciandolo. La sua storia è narrata nell'Eneide e nella Thebais di Stazio. Dante trasforma questo personaggio in un diavolo, simbolo dell'ira, che si traduce in un cieco impulso di vendetta e distrugge nell'uomo il timore e il rispetto della divinità. Flegias pur essendo un diavolo, e quindi avendo tutte le cattiverie del demone, non incute molta paura, forse, la sua comparsa, poco dopo quella di Caronte lo sminuisce, anche come traghettatore di anime, infatti Caronte nel suo ruolo è un pezzo da novanta, egli imbarca tutte le anime dei dannati per condurle davanti al supremo giudice Minosse. Non si capisce bene invece il ruolo di Flegias. Egli deve traghettare le anime da una sponda all'altra  dello Stige, ma non dà giudizi sulla loro sorte, il suo è un ruolo passivo di semplice esecutore d'ordini, poichè le anime che sono sullo Stige sono anime che già hanno ricevuto la loro condanna. La comparsa di Flegias dinnanzi ai poeti è subitanea, Dante afferma che mai la corda di un arco non scagliò freccia che corresse così veloce attraverso l'aria, come egli vide, proprio in quel momento, venire sull'acqua, verso di loro un agile imbarcazione.

 

13Corda non pinse mai da sè saetta

che si corresse via per l'aere snella,

com'io vidi una nave piccoletta

 

16venir per l'acqua verso di noi in quella

sotto 'l governo d'un sol galeotto,

che gridava:"Or sè giunta, anima fella!".

L'imbarcazione guidata da Flegias velocemente si avvicina alla riva, e già esplode la gioia del diavolo che sa di dovere imbarcare anime di dannati. Flegias da lontano urla "Or sè giunta, anima fella!", come dire finalmente sei giunta in mio potere anima di dannato.

Lo sprovveduto diavolo già pensa di aver acquisto altre due anime, e non si rende conto che quei due sono destinati a ben altra sorte. Virgilio, forte dal mandato ricevuto dall'alto,e ormai avvezzo a superare prove ben più dure di questa, lo mette subito in riga e gli dice "Flegias, Flegias, tu gridi a vuoto, per questa volta non ci avrai in tuo potere per più tempo di quanto occorra a traversare la palude". Come fa uno che prende coscienza di essere stato ingannato e immediatamente se ne rammarica, così fa Flegias, reprimendo l'ira dentro di sè.

19Flegia, Flegias, tu gridi a vòto,

disse lo mio segnore, a questa volta;

più non ci avrai che sol passando il loto"

 

22Qual'è colui che grande inganno ascolta

che li sia fatto, e poi se ne rammarica,

fecesi Flegias ne l'ira accolta.

 

Insomma anche in questo caso, come per Caronte e per Pluto, il demone resta deluso, trovandosi davanti due "raccomandati" a cui nulla può fare di male. I due poeti non possono essere fermati, i diavoli loro malgrado sono costretti a subire le leggi di Dio.

I due poeti salgono sull'imbarcazione di Flegias e Dante fa rilevare che solo quando entra lui, la barca appare carica, poichè il suocorpo, essendo quello di un essere vivente, ha un peso, mentre quello delle anime è senza peso. Saliti sull'imbarcazione, procedono lentamente, solcando le acque dello Stige molto di più di quello che faceva solitamente, quando trasportava solo anime senza peso.

25Lo duca mio discese ne la barca,

e poi mi fece entrare appresso a lui;

e sol quand'io fui dentro parve carca.

 

28Tosto che 'l duca e io nel legno fui,

segando se ne va l'antica prora

de l'acqua più che non suol con altrui. 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Maggio 2009 19:58

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