Divina commedia
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NoCanto VIII
Lo buon maestro disse: "Ormai, figliuolo,
s'appressa la città c'ha nome Dite,
coi gravi cittadini, col grande stuolo".
Con queste solenne parole, Virgilio annuncia a Dante l'arrivo nell'infernale città di Dite. Il demone Flegias, suo malgrado, ha traghettato i due poeti lungo le melmose acque dello Stige, dove sono immersi tutti coloro che in vita vissero con violenza ed arroganza. Tra queste anime Dante colloca un suo acerrimo nemico: Filippo Argenti, che in vita fu molto ostile al poeta fiorentino. Un Dante vendicativo, a tratti cattivo, non si era ancora visto nella Divina Commedia. Dante non solo colloca Filippo Argenti nel fiume degli irosi, ma lo umilia, facendolo azzuffare ed azzannare dai tutti gli irosi che convivono nello Stige. Per il suo comportamento Dante riceve i complimeti da Virgilio, che non solo lo giustifica, ma lo ammira, poichè ritiene più che giusto che un animo nobile e mite come Dante sappia adirarsi quanto occorre.
Il canto si conclude con il rifiuto dei diavoli nel fare entrare i poeti nella città di Dite, e con la speranzosa attesa di Virgilio, che sa che per superare questa terribile prova occorre un aiuto divino.
