Divina commedia
Libri
I Sogni e psicoanalisi
Vedi anche
Italiano
Latino
Greco
Vedi anche
Varie
Informatica
Utenti online
NoParafrasi
- Mercoledì 25 Febbraio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VII
"Pape Sàtana, pape Sàtan aleppe!",
cominciò Pluto con voce aspra,
e quel nobile saggio, che comprese tutto,
disse per confortarmi:"Non ti danneggi
la tua paura, perchè
per quanto potere egli abbia,
non ci impedirà
di scendere per questa roccia".
poi si rivolse a quella faccia adirata,
e disse:"Taci, maledetto lupo!
consumati dentro te stesso
con la tua rabbia.
Il nostro viaggio nell'inferno
non è senza motivo,
si vuolse così nel cielo
là dove l'arcangelo Michele
fece giustizia della superba
violenza di Lucifero".
Come le vele gonfiate dal vento
cadono avvolte dopo che l'albero si spezza,
così cadde a terra la fiera crudele.
Poi scendemmo nella quarta fossa,
discendendo ancor più
lungo il pendio doloroso
che raccoglie tutto il male dell'universo.
Ahi giustizia di Dio!
chi mai moltiplica tante pene
e travagli strani quanti ne vidi io ?
e perchè la nostra colpa
a tal punto ci sciupa?
Come là presso Cariddi fa l'onda,
che si infrange con quella che si scontra,
così qui la gente gira in tondo e si scontra.
Qui io vidi una folla
più numerosa che altrove,
e dall'una e dall'altra parte,
con grandi urli,
rotolavano dei pesi spingendoli col petto.
Si scontravano gli uni contro gli altri,
e poi proprio lì ciascuno si voltava,
tornando indietro, gridando:
"Perchè conservi ?" e "Perchè sperperi?".
Così giravano per il cerchio tetro
da ciascuna parte al punto opposto,
rinfacciandosi ancora
il loro ritornello ingiurioso;
poi ciascuno, una volta giunto,
ripercorreva il suo mezzo cerchio
fino all'altro scontro.
E io, che avevo il cuore quasi trafitto
dissi:" Maestro mio, ora spiegami
che gente è questa
e se furono tutti ecclesiastici
questi con la chierica sulla nostra sinistra".
Ed egli a me:
"Tutti quanti furono così ciechi
di mente nella loro vita terrena,
che non fecero nessuna spesa con misura.
La loro voce lo grida assai chiaramente,
quando giungono ai due punti del cerchio
dove la colpa opposta li separa.
Furono chierici
questi che non hanno capelli
sul capo, e papi e cardinali,
nei quali l'avarizia è solita prevalere".
E io "Maestro, tra costoro
io dovrei ben riconoscere alcuni
che si macchiarono di questi mali".
Ed egli a me:
"Accogli in mente un pensiero vano:
la vita dissennata che li rese sporche,
li rende ora oscuri,
ad ogni tentativo di riconoscerli.
In eterno verranno ai due punti
per scontrarsi:
questi risorgerannod al sepolcro
col pugno chiuso, e questi con i capelli recisi.
Lo spendere e l'ammassare ha tolto loro
il bel mondo,
e li ha collocati in questa mischia:
e come essa sia non l'abbellisco con parole.
Ora, figliuolo, puoi vedre
quanto è breve la durata
dei beni affidati alla fortuna,
per i quali l'umanità si azzuffa;
perchè tutto l'oro che c'è sotto la luna
e che già fu,
non potrebbe far riposare una
di queste anime stanche".
"Maestro mio", "diss'io,
"Ora dimmi anche:
cos'è questa fortuna, ci cui mi accenni
che ha i beni del mondo tra gli artigli?"
Ed egli a me:"Oh creature sciocche!
quant'è grande l'ignoranza
che vi danneggia!
ora voglio che tu comprenda
la mia spiegazione.
Dio il cui sapere trascende tutto
fece i cieli e diede loro un'intelligenza
che li conduce
così che ogni parte illumina una parte,
distribuendo equamente la luce.
Similmente per i beni del mondo
istituì un'intelligenza distributrice e motrice
che cambiasse nel tempo i beni vani
di gente in gente e dall'una all'altra stirpe,
al di là di ogni opposizione umana;
per questo un popolo domina
e l'altro decade,
seguendo il giudizio di costei,
che è nascosta come il serpente nell'erba.
il vostro sapere non può contrastarla
questa provvede, giudica, e persegue
il suo regno come le altre intelligenze il loro.
I suoi mutamenti non hanno tregua:
la necessità la rende veloce;
così spesso avviene
che qualcuno cambi condizione.
Questa è colei ch'è tanto dileggiata
anche da color che la dovrebbero lodare,
dandole a torto biasimo e cattiva fama;
ma ella è beata e non ode ciò:
con l'altre prime creature
lieta muove la sua sfera
e gode della sua beatitudine.
Ma discendiamo ormai
verso una maggiore angoscia;
già tramonta ogni stella che saliva
quando io mi mossi
ed è vietato rimanere troppo".
Noi attraversammo il cerchio all'altra riva
presso una fonte che bolle e si riversa
in un fossato che da essa deriva.
L'acqua era molta più nera che lievida;
e noi, in compagnia delle onde torbide,
scendemmo per una via diversa.
Nella palude di nome Stige
sfocia questo triste ruscello,
dopo che è sceso
ai piedi delle malvage rive scure.
e io, che ero intento a guardare,
vidi genti infangate in quel pantano,
tutte nude, con espressione irata.
Queste si percuotevano non solo con la mano,
ma con la testa e col petto e coi piedi,
dilaniandosi coi denti pezzo a pezzo.
Il buon maestro disse:"Figlio, ora vedi
le anime di quelli sopraffatti dall'ira;
e voglio anche che tu creda per certo
che sotto l'acqua, c'è gente che sospira,
e fanno pullulare quest'acqua alla superficie,
come lo sguardo, ovunque si aggiri, ti rivela.
Immersi nel fango dicono:"Fummo tristi
nella dolce atmosfera che il sole rallegra,
portandoci dentro un fumo accidioso,
ora ci rattrista nella melma nera".
Gorgogliano questo inno nella gola,
perchè non lo possono dire
con parole intere".
Costeggiammo la sozza palude
per un lungo tratto,
tra la riva asciutta e il mezzo
con gli occhi rivolti
a chi ingurgita il fango.
Alla fine giungemmo ai piedi di una torre.
| Lo Stige: il fiume degli iracondi (versi 100-130) → |
|---|


