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NoIl girone degli avari e dei prodighi (versi 19-66)
- Martedì 17 Febbraio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VII
I due poeti stanno scendendo nel girone dei prodighi e degli avari ed anche in questa circostanza Dante si meraviglia della pena che tocca a questi dannati e dell'enorme numero di anime che si agitano in questo girone.
19Ahi giustizia di Dio ! tante chi stipa
nove travaglie e pene quant'io viddi ?
e perchè nostra colpa sì ne scipa ?
22Come fa l'onda là sovra Cariddi,
che si frange con quella in cui s'intoppa,
così convien che qui la gente riddi.
Dante lancia un'imprecazione nel vedere quelle anime affatticarsi e soffrire e dice "Ahi giustizia di Dio!, l'uomo è così sciocco e commette peccati così stupidi come quelli dell'avarizia e della prodigalità, che la nostra colpa, ossia l'aver commesso questi peccati, ci fa poi punire da Dio in manera così terribile". (certo Dante non fa sconti a nessuno, applica letteralmente i comandamenti di Dio e si dimostra implacabile nel punire chi commette peccati). Per il solo peccato della gola Ciacco è finito tra le grinfie di Cerbero, per un tradimeno con molti attenuanti Paolo e Francesca sono finiti in un vortice di tempesta perenne, ora queste disgraziate anime, come tanti scemi, compiono un rito stupido, inutile e doloroso. Dante paragona i loro scontri a quelli che avvengono tra la sponda calabra, dove è lo scoglio di Scilla, e la sponda di Sicilia, presso lo stretto di Messina, dove è Cariddi, l'incontro delle acque del mare Ionio con quelle del Tirreno forma un vortice pericoloso, già noto agli antichi naviganti, che favoleggiarono sulla presenza di mostri. Queste anime simile alle sucitate acque fanno una "riddi", cioè un ballo, che si svolge tra molte persone facendo un girotondo con ritmo assai rapido. In pratica sono gli avari e i prodighi, provenienti da destra e da sinistra, che si incontrano e cozzano in un punto, scambiandosi ingiurie, poi si rivoltono e ripercorrono il cammino fatto, finchè nuovamente vengono ad incontrarsi col punto diametralmente opposto del cerchio.
25qui vid'i gente più ch'altrove troppa,
e d'una parte e d'altra, con grandi urli,
voltando pesi per forza di poppa.
28Percoteansi 'ncontro; e poscia pur li
si rivolgea ciascun, voltando a retro,
gridando: "Perchè tieni?" e "Perchè burli?".
31Così tornavan per lo cerchio tetro
da ogne mano a l'opposto punto,
gridandosi anche loro ontoso metro;
34poi si volgea ciascun, quand'era giunto,
per lo suo mezzo cerchio a l'altra giostra.
E io, ch'avea lo cor quasi computo
Oltre che faticosa la pena che tocca queste anime è anche ridicola. Sembra una giostra. Come quando i bambini vanno sui cavallucci di quelle giostre di feste popolari e girando sulla giostra si incontrano ad ogni giro e si mettono a ridere o si burlano. Questi miseri e sventurati peccatori oltre che a trascinare con il petto enormi massi, come tante formiche quando trascinano un peso più grande di loro, in questo percorso circolare, si scontrano, ed ogniqualvolta avviene lo scontro, il prodigo urla all'avaro "Perchè tieni"cioè gli rimprovera il peccato dell'avarizia, "perche non dai ? vedi che punizione hai avuto per la tua avarizia". Di rimando l'avaro urla al prodigo :"Perchè burli ? perchè scialacqui? perchè butti al vento le ricchezze accumullate con tanta fatica ?". Entrambi sembrano non aver capito che in tutti e due i casi, con il loro comportamento hanno ottenuto la punizione nell'inferno. Una volta che si sono scontrati ritornano sui loro passi, trascinando nuovamente il masso al punto di partenza, quindi riprendono il giro e via dicendo, così per l'eternità...proprio per l'eternità...tremendo... perchè al dolore della punizione si aggiunge la beffa di un crudele scontro con chi ha commesso il peccato opposto e i rimproveri reciproci.
37dissi: "Maestro mio, or mi dimostra
che gente è questa, e se tutti fuor cherci
questi chercuti a la sinistra nostra".
Dante chiede a Virgilio: "Maestro mio, spiegami che gente è questa, se sono tutti chierici, poichè sono tutti tonsurati, come d'uso fra la gente di chiesa, e perchè stanno alla nostra sinistra, che è la parte dove stanno gli avari ?"
40Ed elli a me "tutti quanti fuor guerci
si de la mente in la vita primaia,
che con misura nullo spendio ferci
43Assai la voce lor chiaro l'abbaia,
quando vegnono à due punti del cerchio
dove la colpa contraria li dispaia
Che Dante non ami eccessivamente le autorità ecclesiastiche e tutto quello che gli ruota attorno è cossa nota. Nell'Inferno inizia a piazzare i chierici, ossia gli uomini di chiesa che si distinguono per la loro tonsura, nei vari gironi. Un bel gruppetto di questi peccatori che in vita furono uomini di chiesa vengono messi negli avari, infatti Virgilio alla domanda postagli risponde che quelli che vede furono tutti "guerci" nel senso fugurato, la loro mente fu abbagliata dalle ricchezze e non seppero usare le loro ricchezze con la misura, nel senso che sia gli avari che i prodighi, furono o troppo attaccati alle cose materiali e troppo spendaccioni, insomma la virtù che stà nel mezzo fra avarizia e prodigalità, non fu per questi peccatori una cosa nota.
46Questi fuor cherci, che non han coperchio
piloso al capo, e papi e cardinali,
in cui usa avarizia il suo soperchio".
Virgilio ne indica un gruppetto e dice quelli che vedi con il capo senza pelo, cioè con la classica tonsura dei chierici, sono uomini di chiesa. Ci sono tra loro anche papi e cardinali, la maggior parte sono avari. Dante non fa nessun nome preciso, non indica una o più persone in particolare. Sarebbero state talmente tante che il poeta preferisce non citarne nessuno ed accumunare la maggior parte di loro in questo girone.
49E io "Maestro, tra questi cotali
dovrè io ben riconoscre alcuni
che furo immondi di cotesti mali
52ed elli a me:"Vano pensiero aduni;
lo sconoscente vita che i fè sozzi,
ad ogni conoscenza or li fa bruni
55in etterno verranno a li due cozzi:
questi resurgeranno del sepulcro
col pugno chiuso, e questi coi crini mozzi.
Dante si guarda intorno, scruta queste anime che rotolano massi e non ne riconosce nessuna. Chiede a Virgiilio se per caso c'è qualcuno di sua conoscenza. Virgilio gli dice che questi dannati fecero una vita tale che non seppero riconoscere il bene dal male e pertanto si macchiarono del vizio dell'avarizia o della prodigalità. Questi vizi li rendono oscuri, impenetrabili, quindi irriconoscibili da morti e sono condannati in eterno a cozzare uno con l'altro con i massi. Nel momento in cui risorgerenno, saranno in parte col pugno chiuso, in parte con i capelli mozzi. Nel primo caso il pugno chiuso simboleggia la paura di perdere qualcosa, i capelli mozzi invece indicano lo sciupio di beni che ebbero i prodighi.
58Mal dare e mal tenere lo mundo pulcro
ha tolto loro, e posti a questa zuffa:
qual ella sia, parole non ci appulcro
61Or puoi, figliuol, veder la corte buffa
d'i ben che son commensi a la fortuna,
per che l'umana gente si rabbuffa
64chè tutto l'oro ch'è sotto la luna
e che già fu, di queste anime stanche
non potrebbero farne posare una
Prosegue Virgilio:"Lo spendere e il conservare senza criterio ha tolto loro il bel mondo del Paradiso, collocandoli in questa zuffa; la vedi, è inutile che sprechi parole per descriverti che misera condizione sia! Così figliolo, puoi osservare come sia fugace l'inganno dei beni affidati alla Fortuna, per i quali il genere umano si accapiglia; infatti, neppure tutto l'oro del mondo, compreso quello che c'è stato in passato, potrebbe dare pace ad una sola di questa anime stanche".
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