Divina commedia
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- Domenica 08 Febbraio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VI
Quando ripresi i sensi, che avevo perso
per la pietà dei due cognati,
profondamente turbato e intristito,
nuovi tormenti e nuovi tormentati
vidi intorno a me, ovunque io mi muova,
mi volga e guardo attorno.
Io sono nel terzo cerchio,
della pioggia eterna,
maledetta, freedda e greve,
che non cambia mai regola e ritmo;
grandine grossa, acqua torbida e neve
si riversano nell'aria tenebrosa;
puzza la terra che la riceve.
Cerbero, fiera crudele e mostruosa,
latra come un cane dalle sue tre gole
sopra la gente che qui è sprofondata.
Ha occhi vermigli, la barba unta e nera
e il ventre largo, e le mani dotate di artigli,
graffia gli spiriti, li scuoia e li squarta.
La pioggia li fa urlare come cani;
si fanno schermo l'un dell'altro,
si rotolano spesso i miseri spiriti.
Quando ci vide Cerbero, il grande verme,
aprì le bocche e ci mostrò le zanne,
non aveva arti che stesse fermo.
E la mia guida aprì le sue mani,
prese della terra, e con i pugni pieni
la gettò dentro le gole bramose.
Come il cane che abbaia per fame,
si calma quando morde il pasto,
impegnato e concentrato
solamente a mangiare
così si fecero le facce lorde
del demonio Cerbero,
che assorda talmente le anime
che preferirebbero esser sorde.
Noi camminavamo sopra le anime battute
dalla pesante pioggia,
e poggiavamo le piante dei piedi
sopra i loro spiriti che sembravano veri corpi.
Quelle anime giacevano tutte quante a terra,
eccetto una, che si alzò seduta,
non appena ci vide passare davanti.
"O tu che sei condotto attraverso l'inferno"
mi disse:"riconoscimi, se ci riesci,
tu nascesti prima della mia morte".
E io a lui: "la tua pena
forse ti cancella dalla mia memoria,
cosi che mi pare di non averti mai visto.
Ma dimmi chi sei tu,
condannato a questo luogo doloroso
e che hai questa condanna tanto orribile
che, se pur ce ne sono maggiori,
nessuna è più mortificante.
E lui a me:"la tua città, che è piena
d'invidia al punto da traboccare,
mi tenne con sè nella mia bella vita.
Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:
per la dannosa colpa della gola,
come vedi, sono abbattuto dalla pioggia.
E la mia anima triste non è sola
poichè tutte queste
sono soggette alla stessa pena
per la stessa colpa: E tacque.
Io gli risposi:"Ciacco, la tua angoscia
mi colpisce al punto da portarmi a piangere,
ma dimmi, se lo sai,
a che punto arriveranno
i cittadini della città divisa;
e se c'è qualche cittadini giusto,
e dimmi la ragione per cui
tanta discordia l'ha assalita".
E lui a me: "dopo una lunga disputa
verranno al sangue,
e la fazione selvaggia dei Bianchi
caccerà l'altra con grande violenza.
In seguito gli altri dovranno cadere
entro tre anni,
e la fazione dei neri avrà il sopravvento
con la forza di un potente che oggi è incerto.
E i Neri resteranno per lungo tempo
a fronte alta
soffocando gli altri sotto un grave peso
per quanto questi ne piangono e s'adirino.
Solo due sono i giusti; e sono incompresi,
superbia, invidia e avarizia
sono tre scintille che hanno acceso i cuori".
Qui mise fine alle sue profezie di dolorose.
E io a lui:"Voglio ancora delle notizie
e ascoltarti ancora per un pò.
Coloro che furono persone degne,
Farinata, il Tegghinio.
Iacopo Resticucci, Arrigo e il Mosca,
e altri che si dedicarono al bene comune,
dimmi dove sono e fa che io li conosca;
perchè ho un gran desiderio di sapere
se il cielo li allieta
o l'inferno li amareggia".
E lui:"quelli sono tra le anime più nere;
diverse colpe li trascinano giù al fondo,
se scendi così in basso, li potrai vedere.
Ma quando tu sarai nel dolce mondo,
ti prego di portarmi
alla memoria di qualcuno:
e non ti dico altro e più non ti rispondo".
Allora torse lo sguardo:
mi guardò un poco e poi chinò la testa:
cadde prono
in mezzo agli altri spiriti accecati.
E la mia guida mi disse:
"più non si alzerà
da ora fino al suono delle trombe angeliche,
quanto verrà la potenza a loro nemica;
ciascuno rivedrà la triste tromba,
riprenderà la sua carne, e la sua figura,
udirà la sentenza che dura in eterno".
Così passammo attraverso
quella sozza mistura
di anime e di pioggia, a passi lenti,
venendo un poco a contatto
con l'esistenza futura,
per cui io dissi:"Maestro, questi tormenti
si accresceranno dopo la grande sentenza,
saranno inferiori
o saranno altrettanto dolorosi?"
E lui a me :"Ricorda la filosofia
che stabilsce che,
quando una cosa è più perfetta,
senta di più il bene, e anche il dolore.
Sebbene questa gente maledetta
non sarà mai perfetta,
lo sarà di più allora che adesso".
Noi girammo in tondo lungo questa strada
parlando molto di più di quanto non riferisce;
arrivammo al punto dove si scende:
qui trovammo Pluto, il grande nemico.
| Il destino delle anime (versi 100-115) → |
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